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Alcol e gravidanza: poco è già troppo

Pubblicato giovedì 22 ottobre 2015

L’esposizione prenatale all’alcol può danneggiare il feto ed è la principale causa prevenibile di difetti alla nascita, di disabilità intellettuali e dello sviluppo neurologico.

Secondo il report clinico pubblicato su Pediatrics dall’American Academy of Pediatrics (AAP), “non ci sono quantità sicure di consumo d’alcol in gravidanza, a prescindere dal tipo di alcol e dalla frequenza di assunzione”.

La sindrome feto-alcolica (Fetal Alcohol Syndrome-FAS) è la più grave disabilità permanente che si manifesta nel feto esposto all’alcol consumato dalla madre durante la gravidanza. Oltre alla FAS, si possono verificare una varietà di anomalie strutturali e disturbi dello sviluppo neurologico che comportano disabilità comportamentali e neuro-cognitive, queste alterazioni si possono presentare con modalità diverse tali da comportare un ampio spettro di disordini che vengono ricompresi nel termine FASD (Fetal Alcohol Spectrum Disorder-FASD): tra questi sono compresi la sindrome feto-alcolica, i disordini dello sviluppo neurologico alcol-correlati (Alcohol-Related Neurodevelopmental Disorders, ARND) e i difetti congeniti alcol-correlati (Alcohol-Related Birth Defects, ARBD).

Epidemiologia: Il disturbo dello spettro fetale alcolico (FASD), si legge nell’articolo di Pediatrics, potrebbe riguardare il 5% delle bambine e dei bambini degli Stati Uniti; stime simili si leggono sul sito del Ministero della Salute: “uno studio del centro di alcologia del Policlinico Umberto I di Roma, effettuato nella provincia del Lazio, stima una prevalenza pari a 1,2 su 1000 nati vivi. Si arriva poi a un 6% nel caso di espressioni parziali della sindrome, ovvero della FASD.”

I problemi neurocognitivi e comportamentali dovuti all’esposizione prenatale all’alcol durano tutta la vita. Il riconoscimento precoce, la diagnosi e la terapia per ogni condizione del continuum rappresentato dalla FASD può contribuire a ottenere risultati migliori. Cosa possono fare operatrici e operatori sanitari per arginare tale problema?

  • Durante le visite prenatali, consigliare alle donne di astenersi dal consumo di alcol e correggere qualsiasi errata convinzione sugli effetti dell’alcol sul feto. In caso di adolescenti, coinvolgere anche la famiglia.
  • Data l’alta prevalenza di tale problematica, essere consapevoli dei principali segnali di sindrome fetoalcolica (FAS), ed escludere il prima possibile l’esposizione prenatale all’alcol e la FASD.

In corso di pubblicazione su Clinical Chemistry and Laboratory Medicine anche uno studio italo-spagnolo diretto da Simona Pichini dell’ISS su una serie di coppie mamma-neonato (dell’Hospital del mar di Barcellona): dimostra che quantità modeste di alcol consumate durante tutta la gravidanza sono rilevabili sia nel capello materno che nelle prime feci (meconio) neonatali.

Per approfondire si possono consultare le pagine del Ministero della salute dedicate alla sindrome feto-alcolica: Sindrome feto-alcolica, l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda “zero alcol” in gravidanza
La sindrome feto-alcolica
, con dati, informazioni su caratteristiche cliniche, diagnosi e terapie
La pagina Sindrome alcolico fetale a cura del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute.

Fonti:
Williams JF, Smith VC, the Committee on Substance Abuse. Fetal Alcohol Spectrum Disorders. Pediatrics. Published online October 19, 2015. doi: 10.1542/peds.2015-3113
Orciari Herman A. AAP: No Safe Level of Alcohol Consumption in Pregnancy. NEJM Journal Watch, October 19, 2015. Joya X, Marchei E, Salat-Batlle J, García-Algar O, Calvaresi V, Pacifici R, Pichini S. Clinical Chemistry and Laboratory Medicine. Fetal exposure to ethanol: relationship between ethyl glucuronide in maternal hair during pregnancy and ethyl glucuronide in neonatal meconium. DOI: 10.1515/cclm-2015-0516, August 2015

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