BAL Lazio

Aree tematiche

Interventi psicosociali per l’abuso di psicostimolanti

Pubblicato mercoledì 18 gennaio 2017

Minozzi S, Saulle R, De Crescenzo F, Amato L. Psychosocial interventions for psychostimulant misuse. Cochrane Database of Systematic Reviews 2016, Issue 9. Art. No.: CD011866. DOI: 10.1002/14651858.CD011866.pub2.

Background
L’abuso di psicostimolanti rappresenta un problema medico e sociale in continua crescita. Non ci sono prove che dimostrino l’efficacia di farmacoterapie. Gli interventi psicosociali potrebbero rappresentare un valido approccio per aiutare i pazienti a ridurre o cessare il consumo di questa droga

Obiettivi
Valutare l’efficacia degli interventi psicosociali per l’abuso di psicostimolanti negli adulti.

Strategia di ricerca
Sono stati ricercati fino a novembre 2015 il registro specializzato del Gruppo Cochrane Droghe e Alcol (via Corsie); il Registro Cochrane dei trial controllati (CENTRAL); MEDLINE; EMBASE; CINAHL; Web of Science e PsycINFO. Inoltre tramite ClinicalTrials.gov (www.clinicaltrials.gov) e the World Health Organization (WHO) International Clinical Trials Registry Platform (ICTRP) (apps.who.int/trialsearch/) sono stati ricercati studi in corso o non pubblicati. Tutte le ricerche includevano anche la letteratura non inglese. Inoltre sono state ispezionate le referenze bibliografiche di revisioni che consideravano questo argomento e quelle degli studi inclusi.

Criteri di selezione degli studi
Studi controllati randomizzati che confrontavano qualsiasi intervento psicosociale con nessun intervento, il trattamento usuale (TAU) o un altro differente intervento in adulti che abusavano o erano dipendenti da psicostimolanti.

Raccolta ed analisi dei dati
È stata utilizzata la metodologia standard Cochrane.

Risultati principali
Sono stati inclusi 52 studi (6923 partecipanti).

Gli interventi psicosociali considerati negli studi erano: terapia cognitivo comportamentale (19 studi), contingency management (25 studi), intervista motivazionale (5studi), terapia interpersonale (3 studi), terapia psicodinamica (1studio), programmi dei 12 passi (4 studi).

Abbiamo giudicato la maggior parte degli studi a rischio poco chiaro rispetto alle distorsioni nella selezione; la cecità dei pazienti e del personale sanitario era impossibile dato il tipo di intervento, per cui tutti gli studi sono stati giudicati ad alto rischio per gli esiti soggettivi; la maggior parte degli studi non specificava se coloro deputati a valutare gli esiti erano ciechi rispetto al trattamento somministrato. Per gli esiti obiettivi abbiamo considerato non rilevante la mancanza di cecità.

I confronti effettuati erano: qualsiasi intervento psicosociale verso nessun intervento (32 studi), qualsiasi intervento psicosociale verso TAU (6 studi), un intervento psicosociale verso un differente intervento psicosociale (13 studi). Cinque studi inclusi non fornivano dati utili per essere inclusi nelle sintesi statistiche.

I risultati mostravano che nel confronto con nessun intervento, gli interventi psicosociali riducevano il tasso di abbandoni precoci del trattamento, 24 studi, 3393 partecipanti: TT 0.83 (95% IC da 0.76 a 0.91), qualità delle prove moderata; aumentavano l’astinenza prolungata alla fine del trattamento, 8 studi, 1241 partecipanti: RR 2.14 (95% IC da 1.27 a 3.59), bassa qualità delle prove; non aumentavano l’astinenza prolungata alla fine del più lungo periodo di follow up, 4 studi, 324 partecipanti: RR 2.12 (95% IC da 0.77 a 5.86), bassa qualità delle prove; aumentavano il più lungo periodo di astinenza, 10 studi, 1354 partecipanti: SMD 0.48 (95% IC da 0.34 a 0.63), qualità delle prove alta. Tuttavia, va notato che, in questo confronto, nella stragrande maggioranza degli studi lo specifico trattamento psicosociale valutato nel braccio sperimentale è stato somministrato in aggiunta al trattamento come di consueto o a un altro specifico trattamento psicosociale o farmacologico somministrato in entrambi i gruppi. Per cui in questo confronto, la maggior parte dei pazienti dei gruppi di controllo non era veramente “non trattata”. Ricevere un trattamento anche minimo non è lo stesso che non riceverne affatto, per cui potremmo sostenere che l’effetto complessivo del trattamento psicosociale sperimentale potrebbe essere minore se aggiunto al TAU o a un altro intervento rispetto al darlo a partecipanti che non ricevono alcun intervento; questo potrebbe tradursi in una grandezza inferiore dell’effetto dell’intervento psicosociale quando viene somministrato in aggiunta ad altro.

Nel confronto con TAU, gli interventi psicosociali riducevano il tasso di abbandoni precoci del trattamento, 6 studi, 516 partecipanti: RR 0.72 (95% IC da 0.59 a 0.89), qualità delle prove moderata, non aumentavano l’astinenza prolungata alla fine del trattamento, 2 studi, 224 partecipanti: RR 1.27 (95% IC da 0.94 a 1.72), prove di bassa qualità e non aumentavano il più lungo periodo di astinenza, 1 studio, 110 partecipanti: MD -3.15 (95% IC da -10.35 a 4.05), prove di bassa qualità, In questo confronto nessuno studio valutava l’astinenza prolungata alla fine del più lungo periodo di follow-up.

Pochi studi confrontavano tra loro differenti interventi psicosociali, i campioni studiati erano piccoli e vi era una considerevole eterogeneità relativa ai tipi di interventi valutati. In ogni caso nessun confronto dava differenze significative.

Nessuno studio incluso riportava eventi avversi collegabili agli interventi psicosociali.

Conclusioni degli autori
L’aggiunta di qualsiasi intervento psicosociale al trattamento “solito” (generalmente counselling di gruppo o case management) probabilmente riduce il tasso di abbandoni precoci del trattamento e aumenta il più lungo periodo di astinenza. Può aumentare il numero di persone che riescono a essere astinenti per un tempo prolungato alla fine del trattamento, anche se questo risultato non viene mantenuto al più lungo periodo fi follow-up. L’approccio più studiato e il più promettente da aggiungere al trattamento solito è probabilmente il contingency management. In ogni caso, gli altri approcci erano analizzati in pochi e piccoli studi, per cui non si può escludere che i risultati non significativi siano dovuti all’imprecisione. Nel confronto con TAU, qualsiasi intervento psicosociale migliora l’aderenza al trattamento, ma non migliora l’astinenza alla fine del trattamento o la durata del più lungo periodo d’astinenza.

La maggior parte degli studi è stata condotta negli Stati Uniti, e questo può limitare la generalizzabilità dei risultati, poiché gli effetti dei trattamenti psicosociali possono essere fortemente influenzati dal contesto sociale e dalla etnicità. I risultati di questa revisione non permettono di rispondere alla domanda clinica più rilevante, quella cioè relativa a quale sia l’intervento psicosociale più efficace.

Futuri studi dovrebbero confrontare direttamente il contingency management con altri approcci psicosociali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Una finestra sull’open access

  • BMC Family Practice
  • BMC Medical Education
  • BMC Nursing
  • BMJ Open
  • PLOS Medicine

Reset della password

Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.