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Limitazione o divieto di pubblicità per bevande alcoliche per ridurre il consumo di alcol negli adulti e negli adolescenti

Pubblicato mercoledì 30 agosto 2017

Siegfried N, Pienaar DC, Ataguba JE, Volmink J, Kredo T, Jere M, Parry CDH. Restricting or banning alcohol advertising to reduce alcohol consumption in adults and adolescents. Cochrane Database of Systematic Reviews 2014, Issue 11. Art. No.: CD010704. DOI: 10.1002/14651858.CD010704.pub2.

Background
Si stima che l’alcol sia il quinto principale fattore di rischio per anni di vita globale corretti per disabilità.

Limitare o vietare le pubblicità che promuovono bevande alcoliche potrebbe ridurre l’esposizione al rischio rappresentato dall’alcol a livello individuale e di popolazione. A oggi non è stata pubblicata nessuna revisione sistematica che valuti l’efficacia, i possibili danni e la costo efficacia di questo tipo di interventi.

Obiettivi
Valutare i benefici, i danni e i costi degli interventi che in qualsiasi forma vietino o limitino le pubblicità che promuovono bevande alcoliche, confrontandoli con nessuna restrizione o contro pubblicità rispetto al consumo di alcol fra gli adulti e gli adolescenti.

Strategia di ricerca
Sono stati ricercati il Registro specializzato del gruppo Cochrane Droghe e Alcol (maggio 2014); CENTRAL (Issue 5, 2014); MEDLINE (dal 1966 al 28 maggio 2014); EMBASE (dal 1974 al 28 maggio 2014); PsychINFO (giugno 2013); e a ottobre 2013 cinque database di alcol e marketing. Sono stati inoltre consultati fino a ottobre 2013 sette database di conferenze e www.clinicaltrials.gov e http://apps.who.int/trialsearch/.

Sono state considerate le referenze bibliografiche degli studi identificati attraverso le strategie di ricerca e le revisioni e le line guida rilevanti. Sono stati infine contattati ricercatori, decisori di politica sanitaria e altri esperti in questo campo al fine di identificare eventuali studi non pubblicati. Nessuna restrizione di linguaggio è stata applicata.

Criteri di selezione degli studi
Studi controllati randomizzati e studi clinici controllati, studi di corte prospettici e retrospettivi, studi controllati prima-dopo e studi di serie interrotte (ITS) che valutavano interventi che in qualsiasi forma vietavano o limitavano le pubblicità relative all’alcol. Sono stati considerati tutti i tipi di pubblicità, quelle sulla stampa, in televisione, radio, internet, tramite cartelloni pubblicitari, social media o la pubblicità ottenuta con l’inserimento di prodotti contenenti alcol nei film. I dati potevano essere relativi a singoli individui (adulti o adolescenti) o a livello di popolazione.

Raccolta e analisi dei dati
È stata utilizzata la metodologia standard Cochrane

Risultati principali
Abbiamo incluso un solo studio randomizzato controllato (RCT) di piccole dimensioni (80 studenti maschi inclusi, condotto in Olanda e pubblicato nel 2009) e tre ITS (studi sulla popolazione generale in province canadesi condotti negli anni 1970 e ’80)

L’RCT evidenziava che i giovani uomini esposti a film con poche scene contenenti prodotti alcolici bevevano meno dei giovani uomini esposti a film con un alto contenuto di prodotti alcolici: MD -0.65 bevande alcoliche (95% IC da -1.2 a -0.07; p = 0.03) qualità delle prove molto bassa. I giovani esposti a spot pubblicitari con un contenuto neutro rispetto a quelli esposti a pubblicità per l’alcol bevevano meno: MD -0.73 bevande alcoliche (95% IC da -1.30 a -0.16; p = 0.01), qualità delle prove molto bassa. Gli esiti erano valutati subito dopo la fine dell’intervento (durata 1.5 ore), per cui non erano disponibili dati di follow-up. Utilizzando l’approccio GRADE (Grading of Recommendations Assessment, Development and Evaluation), la qualità delle prove è stata valutata come molto bassa a causa di seri rischi di distorsione relativi alla popolazione inclusa e alla imprecisione.

Due degli studi ITS hanno valutato l’implementazione di un divieto di pubblicità e uno studio ha valutato l’abolizione di tale divieto. Ognuno di questi tre studi ITS valutava un diverso tipo di divieto (parziale o totale) rispetto a diversi gradi di restrizioni o a nessuna restrizione.

I risultati dei tre studi ITS erano incoerenti. Una meta-analisi dei due studi che hanno valutato l’attuazione di un divieto ha mostrato un aumento medio non significativo del consumo di birra nella popolazione generale del 1,10% a seguito del divieto (95% IC da -5.26 a 7.47; p value = 0.43; I2 = 83%, qualità delle prove molto bassa). Questo risultato è compatibile con un aumento, nessuna differenza o una diminuzione del consumo di alcol.

Nello studio che ha valutato l’abolizione d un divieto totale di tutte le forme di pubblicità sull’alcol rispetto a un divieto parziale della pubblicità, il volume di tutte le forme di vendita di alcol è diminuito di 11,11 kilolitri (95% IC da -27,56 a 5,34, p value = 0,19) al mese dopo il ritiro del divieto.

Le vendite di birra e vino sono aumentate al mese rispettivamente di 14,89 kilolitri (95% IC da 0,39 a 29,39, p value = 0,04) e di 1,15 kilolitri (95% IC da -0,91 a 3,21; p value = 0,27), mentre la vendita di alcolici è diminuita in modo statisticamente significativo di 22,49 kilolitri (95% IC da -36,83 a -8,15, p value = 0,002). Utilizzando l’approccio GRADE, la qualità delle prove degli studi ITS è stata classificata come molto bassa a causa della mancanza di randomizzazione e dell’imprecisione dei risultati.

Nessun altro esito (incluse le perdite economiche o le difficoltà dovute alla diminuzione delle vendite di alcol) è stato valutato negli studi inclusi e nessun effetto negativo è stato riportato negli studi. Nessuno degli studi è stato finanziato dalle industrie dell’alcol o della pubblicità.

Conclusioni degli autori
Non vi è alcuna prova robusta a favore o contro la raccomandazione dell’attuazione delle restrizioni pubblicitarie in materia di alcol. Le restrizioni pubblicitarie dovrebbero essere studiate e implementate nell’ambito di programmi di ricerca di alta qualità e ben monitorate per garantire la valutazione nel tempo di tutti i risultati utili.

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