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Naltrexone a mantenimento somministrato per via orale per la dipendenza da oppiacei

Pubblicato giovedì 19 gennaio 2017

Minozzi S, Amato L, Vecchi S, Davoli M, Kirchmayer U, Verster A. Oral naltrexone maintenance treatment for opioid dependence. Cochrane Database of Systematic Reviews 2011, Issue 4. Art. No.: CD001333. DOI: 10.1002/14651858.CD001333.pub4.

Background
Le ricerche sulle applicazioni cliniche del naltrexone per via orale concordano su molte cose. Dal punto di vista farmacologico, il naltrexone funziona. Dal punto di vista clinico, il rispetto delle prescrizioni terapeutiche e i tassi di ritenzione sono bassi.

Obiettivi
Valutare l’efficacia della terapia con naltrexone a mantenimento confrontato con il placebo o con altri trattamenti per prevenire la ricaduta nell’uso di oppiacei dopo un trattamento disintossicante.

Strategia di ricerca
Sono stati ricercati Il Registro Cochrane dei trial controllati (CENTRAL – The Cochrane Library issue 6 2010), PubMed (1973- giugno 2010), CINAHL (1982- giugno 2010). Sono stati inoltre ispezionati i riferimenti bibliografici degli articoli reperiti attraverso le strategie di ricerca, sono state contattate le case farmaceutiche che producono naltrexone, autori di studi e altri gruppi Cochrane.

Criteri di selezione degli studi
Tutti gli studi controllati randomizzati che si focalizzavano sull’uso del naltrexone a mantenimento verso il placebo o altri tipi di trattamento mirati a raggiungere l’astinenza da oppiacei.

Raccolta e analisi dei dati
Tre autori indipendentemente hanno valutato gli studi per l’inclusione e hanno estratto i dati. Un autore ha valutato la qualità metodologica utilizzando checklist validate.

Risultati principali
13 studi, 1158 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri necessari per essere inclusi nella revisione.

Nel confronto tra naltrexone verso placebo o nessun trattamento farmacologico non si sono osservate differenze statisticamente significative per nessuno degli esiti principali. L’unico risultato statisticamente favorevole al naltrexone si riferiva a un esito secondario, la re-incarcerazione: RR 0.47 (95% IC da 0.26 a 0.84), ma il risultato proviene da solo da due studi. Considerando solo gli studi in cui i pazienti erano forzati all’adesione al trattamento, si è evidenziata una maggiore efficacia del naltrexone sia per la ritenzione che per l’uso di oppiacei: RR 2.93 (95% IC da 1.66 a 5.18).

Nel confronto tra naltrexone e psicoterapia, per i due esiti considerati non si sono osservate differenze statisticamente significative nei singoli studi. Infine il naltrexone non ha dato risultati migliori rispetto alle benzodiazepine e alla buprenorfina per quanto attiene ai dati relativi alla ritenzione ed alla astinenza nei due singoli studi che studiavano rispettivamente questi confronti.

Conclusioni degli autori
I risultati di questa revisione suggeriscono che il naltrexone per via orale non è più efficace del placebo o di nessun trattamento farmacologico rispetto al numero di partecipanti re-incarcerati durante il periodo in studio. Se il naltrexone per via orale è confrontato con trattamenti quali benzodiazepine e buprenorfina, non si evidenziano differenze statisticamente significative. La percentuale di persone ritenute in trattamento negli studi inclusi è comunque bassa (28%). Le conclusioni di questa revisione sono che gli studi disponibili non permettono una valutazione adeguata circa l’efficacia del trattamento con naltrexone per via orale nella dipendenza da oppiacei. Di conseguenza la terapia di mantenimento con naltrexone non dovrebbe ancora essere considerata un trattamento che si è dimostrato, sulla base di solide prove scientifiche, superiore ad altri.

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