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Pubblicato lunedì 1 dicembre 2014

22° Cochrane Colloquium: Evidence-informed public health: Opportunities and challenges

Sarebbe stato bello andare Hyderabad, in India, per il 22° Cochrane Colloquium “Evidence-informed public health: Opportunities and challenges”: la buona notizia è che sul sito della Cochrane Collaboration, dopo poco più di un mese, è già disponibile moltissimo materiale, non solo abstract e video.

Tra le News trovate, per esempio, un’intervista a Gordon Guyatt (Department of Clinical Epidemiology & Biostatistics, Mc Master University) che nel corso del Colloquium ha presentato la terza edizione di “The Users’ Guide to the Medical Literature” e che, tra l’altro, ha consigliato di usare le linee guida come fossero cipolle, con un approccio che va sempre più in profondità “perché la decisione giusta per il trattamento potrebbe differire a seconda dei pazienti: se il medico si ferma al primo strato, il/la paziente non sarà in grado di comprendere abbastanza per partecipare a un processo decisionale condiviso”. Peter Gøtzsche, direttore del Nordic Cochrane Centre, ha ricordato che le persone non sono come le automobili, quindi non hanno bisogno di fare il “tagliando”, cioè i check-up, perché a differenza delle automobili “gli essere umani possono guarire da soli”. Una revisione sistematica Cochrane, “General health checks in adults for reducing morbidity and mortality from disease”, di cui  Gøtzsche è coautore, ha dimostrato che i controlli periodici “non servono e non diminuiscono la mortalità; vengono però formulate diagnosi inutili a persone sane, e che possono danneggiarle”: in seguito a tale revisione, il governo danese ha deciso di non introdurre i controlli generali di salute. Nell’intervista ha anche ricordato la sua battaglia contro l’EMA per avere accesso ai protocolli degli studi clinici su farmaci. Linda Bero (University of Sydney) racconta come è nata la partnership della Cochrane Collaboration con l’OMS mentre David Tovey, Editor-in-Chief della Cochrane Library, parla dell’importanza della collaborazione con Wikipedia per rendere le evidenze accessibili, in molte lingue, a un pubblico sempre più vasto. Da leggere anche il post pubblicato da poco, dove Tovey condivide alcune riflessioni a conclusione dell’evento.
Qui, una selezione di tweet sul Cochrane Colloquium.

COMET (Core Outcome Measures in Effectiveness Trials)

E ora, prendendo un passaggio da una cometa, passiamo da Hyderabad a Roma, dove il 19 e 20 novembre si è svolto l’incontro della COMET initiative. In un articolo del COMET team (M Clarke, L Gargon, P Williamson, D Altman, J Blazeby, H Bagley) curato, nell’edizione italiana, da Laura Amato e Luca De Fiore, i punti essenziali dell’iniziativa COMET. Qui ne riportiamo un estratto.

Cosa è COMET e come può essere d’aiuto?
La sigla COMET sta per ‘Core Outcome Measures in Effectiveness Trials’ Initiative. È un progetto che ha l’obiettivo che tutti gli studi controllati randomizzati considerino i set di esiti essenziali. È animata da persone provenienti da tutto il mondo e coinvolte a vario titolo in differenti aree relative all’assistenza sanitaria e sociale. COMET è stato sviluppato per favorire il processo sopra descritto in vari modi:

  • rendere disponibile una banca dati dove ricercatori, clinici e pazienti possano trovare i set di esiti essenziali già individuati o in fase di sviluppo;
  • offrire materiali di supporto ai gruppi che lavorano per la definizione dei set di esiti essenziali.

Chiunque può accedere a questo database attraverso il sito COMET che è libero e gratuito: comet-initiative.org.
Inoltre, proprio per sviluppare queste risorse, COMET sta lavorando con la Collaborazione Cochrane e con altre importanti agenzie per:

  • aumentare il numero dei set di esiti essenziali;
  • accrescere la consapevolezza della necessità e dell’esistenza di tali set;
  • stabilire metodi per lo sviluppo di questi set.

COMET è sovvenzionata dall’UK Medical Research Council e dall’Unione Europea e ha legami con numerosi ricercatori nel mondo.

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