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11 settembre: l’attentato continua

Pubblicato giovedì 12 Settembre 2019

I pompieri che hanno lavorato nel sito del World Trade Center dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 – e sono stati quindi esposti all’enorme nuvola di tossine, polvere e detriti provocata dal crollo delle torri –hanno avuto un aumento statisticamente significativo del rischio a lungo termine per malattie cardiovascolari. Questi sono gli impietosi ma in parte prevedibili risultati dello studio appena pubblicato online su JAMA Network Open. In generale, la ricerca ha quasi sempre mostrato una forte associazione tra esposizione prolungata all’inquinamento atmosferico e aumento del rischio cardiovascolare, ma gli studi precedenti sull’esposizione avvenuta tra i resti del World Trade Center come fattore di rischio a lungo termine fornivano risultati più contrastanti.

Quasi 9.800 vigili del fuoco (età media 40,3 anni) di New York che hanno lavorato nel sito delle Torri Gemelle a partire dall’11 settembre sono stati seguiti dall’équipe di Hillel Cohen dell’Albert Einstein College of Medicine, un’osservazione con un follow-up di 16 anni che ha registrato circa 500 eventi cardiovascolari fino 31 dicembre 2017. En passant, 7210 (73,6%) pompieri non avevano mai fumato sigarette.

Rispetto ai vigili del fuoco giunti luogo dell’attentato dopo alcune ore, quelli arrivati ​​ la mattina stessa (cioè i primi soccorritori) hanno avuto un aumento del 44% del rischio per malattie cardiovascolari aggiustato per età (HR 1,44; IC 95% 1,09-1,90). Mentre aver lavorato sul sito per 6 mesi o più dopo l’11 settembre è stato associato ad un aumento del rischio del 30% per eventi cardiovascolari a lungo termine rispetto a un periodo di lavoro più breve (HR 1,30; IC 95% 1,05-1,60).

“I risultati sembrano rafforzare l’importanza del monitoraggio a lungo termine della salute dei sopravvissuti alle catastrofi”, hanno scritto i ricercatori. E in effetti i numeri dal momento dell’evento a oggi sono impressionanti: 343 vigili del fuoco dei vigili del fuoco di New York sono rimasti uccisi il giorno dell’attentato, altri 200 pompieri che hanno lavorato per liberare il sito dopo gli attacchi terroristici sono morti a causa di malattie legate alle esposizioni, senza contare le innumerevoli segnalazioni di disturbi respiratori, oltre una serie di altre malattie.

I limiti e i punti di forza
“Non abbiamo un gruppo di controllo di non esposti. Abbiamo un gruppo di controllo di minori esposti”, ha precisato Prezant, capo ufficiale medico dei vigili del fuoco e professore dell’Albert Einstein College of Medicine. “Per portare questo studio al livello successivo, dovremmo confrontarlo con una coorte di vigili del fuoco non esposti e poi con una coorte della popolazione generale non composta da vigili del fuoco”.

Tra gli altri limiti dello studio ci sono la mancanza di informazioni sull’esposizione a concentrazioni specifiche di particolato inferiore a 2,5 μm (PM 2,5) e ad altri componenti della polvere di Ground Zero, e il fatto che non è stato possibile avere accesso ai registri di lavoro e ai registri ospedalieri.

I punti di forza dello studio includono invece un follow-up piuttosto lungo (16 anni) e il fatto che i pochi partecipanti (meno dello 0,5%) che presentavano una patologia cardiovascolare al baseline non sono stati inclusi nello studio. “I risultati si basavano su diagnosi documentate dal medico nella cartella clinica piuttosto che sull’autocertificazione del paziente come riportato in altri studi”, sottolineano ricercatori. “Queste diagnosi, insieme alle note dei medici, sono state revisionate per la classificazione come eventi con esito primario o eventi con malattia cardiovascolare”.

Questioni di risarcimento
Il nuovo studio arriva, forse non casualmente, circa un mese dopo che il presidente Donald Trump ha firmato una legge che autorizza l’estensione del Fondo nazionale per la compensazione delle vittime dell’11 settembre. Il fondo sarebbe scaduto nel 2020. La nuova legislazione, promossa dal comico Jon Stewart, garantisce invece un risarcimento alle vittime fino al 2090.

Fonte
Cohen HW et al. Long-term cardiovascular disease risk among firefighters after the world trade center disaster. JAMA Netw Open. Published online September 06, 20192(9):e199775.

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