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BAL Talk sui vaccini: punti di vista a confronto

Pubblicato giovedì 15 marzo 2018

Giusto il tempo per introdurre il tema della BAL Talk e sgombrare il campo della discussione dalla polemica no vax sull’utilità dei vaccini, e Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Iss, chiamato in causa da Laura Amato, snocciola i numeri del successo del decreto che ha reso obbligatoria la vaccinazione per l’iscrizione scolastica: “Per l’esavalente siamo sopra il 95% dei bambini vaccinati, oltre la soglia che permette l’immunità di gregge, mentre per il morbillo la crescita è stata del 6% circa (vicino alla soglia), quindi anche in questo caso il risultato è positivo”.

La BAL Talk coincide con l’attualità più stretta, nella stessa giornata scadono i termini per le vaccinazioni obbligatorie e l’Iss rende noti i primi risultati della campagna, ma il problema viene da lontano. Nell’ultimo decennio si è assistito a un progressivo declino della copertura vaccinale, prosegue Rezza, dovuto paradossalmente al successo dei vaccini. Le persone hanno smesso di percepire il rischio collegato alle malattie per cui si ricorre alle vaccinazioni. Pochissimi casi, nessun allarme. In questo modo molti sono andati a infoltire la schiera degli esitanti, cioè di chi, pur non essendo ideologicamente contrario ai vaccini, prende in considerazione anche le tesi no vax (che sono comunque estremamente minoritarie nel paese) o comunque preferisce adottare un principio di cautela procrastinando le vaccinazioni e sospendendo il momento della scelta. A questo quadro ha contribuito anche la distinzione tra vaccini obbligatori e vaccini raccomandati che ha contribuito ad alimentare tra le persone la percezione della non necessità dei vaccini.

Il calo sensibile della copertura per il morbillo in Italia e la concomitante epidemia hanno reso indispensabile un intervento, e il decreto sull’obbligatorietà, sostiene Rezza, pur non essendo l’unica e forse neanche la migliore strategia a disposizione, ha avuto il pregio di intervenire efficacemente proprio sugli esitanti, offrendo la sponda dell’obbligo, e quindi in parte della deresponsabilizzazione, per superare l’ostacolo dell’incertezza. Si può discutere sulla scelta dei mezzi più opportuni per raggiungere un obiettivo, conclude Rezza, ma il risultato è quello che conta.

Laura Reali, dal suo osservatorio privilegiato di pediatra di base, si concentra invece sul ruolo svolto dai pediatri in questa fase della campagna vaccinale e sull’importanza della formazione e informazione degli operatori e del pubblico, anche e soprattutto in vista della sfida di mantenere o incrementare i livelli di copertura vaccinale appena raggiunti.

Sul territorio, prosegue la Reali è sconfortante a volte constatare il grado di impreparazione di chi si sta occupando della campagna, a tutti i livelli. Ritardo negli appuntamenti, risposte inadeguate alle richieste degli utenti, mancanza di scorte, difetti nella comunicazione, tutti problemi affrontabili con un approccio che preveda il coinvolgimento, la condivisione e la formazione. En passant, Laura Amato accenna al tema dell’obbligatorietà della vaccinazione per chi lavora a contatto con i malati negli ospedali e nelle Asl, divenuta ormai improrogabile.

La BAL Talk si chiude con una riflessione sulle conseguenze dell’obbligo vaccinale sul dibattito che riguarda efficacia e utilità non della vaccinazione in generale (che le evidenze non mettono di certo in crisi) ma dei singoli vaccini. La netta polarizzazione determinata dal decreto rende sempre più difficile all’interno della comunità scientifica impostare la discussione e la comunicazione verso il pubblico distinguendo tra vaccino e vaccino in base ai criteri di efficacia, costo-efficacia e strategie alternative.

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