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Angio-tomografia coronarica e reperti occasionali

Pubblicato venerdì 27 maggio 2016

Il problema degli “incidental findings” (IF) sta diventando sempre più consistente ed è destinato ad assumere dimensioni anche maggiori con il miglioramento delle tecniche diagnostiche, soprattutto di imaging, e con l’aumento della loro risoluzione e definizione.

Sul Giornale Italiano di Cardiologia Massimo Magnacca et al., dell’Ospedale della Versilia, hanno pubblicato uno studio osservazionale in cui viene analizzato il numero dei reperti incidentali in 840 soggetti, sottoposti ad arteriografia coronarica non invasiva con tomografia computerizzata multidetettore (TCMD) per nota o sospetta coronaropatia. Tutti i pazienti sono stati studiati con TC scanner a 64 strati. L’esame è stato di norma eseguito limitando la regione anatomica esaminata alla porzione di torace compresa tra la biforcazione della trachea e l’apice cardiaco con lo scopo di ottenere un’ottima qualità delle immagini cardiologiche e una bassa esposizione radiologica.

Grazie a un team multidisciplinare di radiologi e cardiologi che ha eseguito e refertato gli esami, sono stati riscontrati 81 reperti incidentali in 72 pazienti, rappresentanti il 9% della popolazione studiata. In 17 pazienti (2%) sono stati identificati 18 reperti occasionali cardiaci. In 55 pazienti (7%) sono stati identificati 63 reperti occasionali di organi toracici e sottodiaframmatici nelle porzioni esplorabili, prevalentemente rappresentati da noduli polmonari (19%).

In un numero relativamente alto dei soggetti (45%) in cui sono stati riscontrati reperti incidentali, è stato necessario un ulteriore follow-up clinico-strumentale o ci sono state implicazioni terapeutiche. Questo aspetto apparentemente marginale sembra quindi avere rilevanti ricadute cliniche, nonché medico-legali. Gli autori inoltre analizzano nel dettaglio le indicazioni riguardo alla gestione di tali reperti, che spesso esulano anche dalle competenze specifiche del cardiologo, e che richiedono un ulteriore sforzo di lavoro di squadra con il radiologo e eventuali altri specialisti.

I reperti incidentali in corso di TCMD sono relativamente frequenti nella casistica del presente studio. “Nei diversi studi la loro prevalenza differisce in modo assai ampio: queste differenze sono verosimilmente legate agli aspetti tecnici di acquisizione delle immagini (estensione della regione anatomica esaminata) e alle caratteristiche della popolazione di studio”, fanno notare gli autori dell’articolo. Anche se non vi sono raccomandazioni per una ricostruzione secondaria e ampia della regione di studio (field of view, FOV), “si impone una particolare attenzione alla valutazione dell’esame in ogni sua parte poiché gli IF possono essere presenti e avere importanza clinica – oltre che medico-legale – e vanno pertanto cercati e segnalati. Poiché non è univocamente definito il criterio di ‘significatività clinica’, gli IF sono frequentemente avviati a follow-up clinico e radiologico che non è comunque scevro di costi e rischi”, concludono gli autori.

Fonte
Magnacca M et al. Prevalenza di reperti occasionali cardiaci ed extracardiaci nella valutazione delle coronarie con tomografia computerizzata multidetettore. G Ital Cardiol 2016; 17(5): 363-9.

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