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Arresto cardiaco: attenzione ai FANS?

Pubblicato mercoledì 29 marzo 2017

Secondo uno studio danese pubblicato sull’European Heart Journal l’uso di FANS potrebbe aumentare il rischio di arresto cardiaco extraospedaliero.

I farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) sono ampiamente usati e sono stati associati a un aumento del rischio cardiovascolare: uno studio danese ha indagato l’associazione con l’arresto cardiaco extraospedaliero (OHCA).

Dal Registro danese degli Arresti Cardiaci sono stati individuati tutti i soggetti con OHCA dal 2001 al 2010. Dei 28 947 soggetti individuati, 3376 (11.7%) erano stati trattati con FANS nei 30 giorni precedenti l’arresto cardiaco. Il gruppo di controllo era rappresentato da 115788 soggetti (4 per ogni caso con OHCA, associati per età e sesso). La correlazione tra impiego di FANS e arresto cardiaco è stata valutata con un disegno di studio case-time-control , in cui ciascun paziente ha agito sia da caso che da controllo a seconda del periodo di tempo considerato, eliminando così il confondimento dovuto a comorbilità croniche. L’impiego di FANS nei 30 giorni antecedenti l’arresto cardiaco (caso) è stato paragonato all’uso di FANS nei precedenti 30 giorni senza arresto cardiaco (controllo). Chi faceva uso di FANS era, rispetto a chi non ne faceva uso, più frequentemente di sesso femminile, aveva meno malattie cardiovascolari, e aveva più probabilità di avere malattie oncologiche e reumatiche. Inoltre, chi usava FANS era più frequentemente trattato con morfina, diuretici e farmaci psichiatrici (P  < 0.05).

Ibuprofene e diclofenac erano i FANS più utilizzati e rappresentavano rispettivamente il 51.0% e il 21.8% dell’uso totale. L’uso di qualsiasi FANS era associato a un aumento del 31% del rischio di arresto cardiaco. Diclofenac e ibuprofene erano associati rispettivamente a un aumento del rischio del 50% e del 31% (diclofenac (odds ratio [OR], 1.50 [95% IC 1.23–1.82]) e ibuprofene [OR, 1.31 (95% IC 1.14–1.51)]. Ulteriori analisi condotte considerando diverse finestre temporali (7, 14, 20, e 40 giorni) hanno portato a risultati simili.

Naprossene [OR, 1.29 (95% CI 0.77–2.16)], celecoxib [OR, 1.13 (95% CI 0.74–1.70)], e rofecoxib (OR, 1.28 [95% CI 0.74–1.70)] non erano associati in modo significativo con rischio di OHCA, ma questi tre farmaci, osservano gli autori, sono raramente prescritti in Danimarca, quindi lo studio potrebbe non avere la potenza statistica sufficiente per evidenziare eventuali differenze.

“Questi risultati ci ricordano con forza che i FANS non sono innocui”, ha avvertito uno dei coautori della ricerca, Gunnar Gislason, professore di cardiologia all’Università di Copenhagen, e ha aggiunto “diclofenac e ibuprofene, entrambi farmaci usati comunemente, erano associati con un aumento significativo di arresto cardiaco. I FANS dovrebbero essere usati con cautela e per indicazioni valide. E probabilmente andrebbero evitati in soggetti con malattie cardiovascolari e molti fattori di rischio cardiovascolari”.

Fonti:
Sondergaard KB, et al. Non-steroidal anti-inflammatory drug use is associated with increased risk of out-of-hospital cardiac arrest: a nationwide case–time–control study. Eur Heart J Cardiovasc Pharmacother (2017) 3 (2): 100-107. DOI: https://doi.org/10.1093/ehjcvp/pvw041 
Comunicato stampa ESC ‘Harmless’ painkillers associated with increased risk of cardiac arrest, 15/03/2017

Leggi anche
BAL. Scompenso cardiaco: attenzione ai FANS, 15/10/2016.

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