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BAL TALKS: il primo video

Pubblicato martedì 12 maggio 2015

Ecco una sintesi video dell’intervento di Paolo Vineis (Imperial College of Science, Londra, e HuGeF Foundation, Torino) alla prima BAL TALK sugli effetti della globalizzazione sulla salute. Sono illustrati, con due casi esemplari, gli effetti provocati dalla globalizzazione: l’ascesa e la caduta dell’isola di Nauru e la salinizzazione dell’acqua da bere in Bangladesh, dovuta, oltre che al cambiamento climatico e alle alluvioni, all’allevamento di gamberetti.

Di seguito i contenuti del video:

Mi piace in genere iniziare con questo esempio estremo, dell’isola di Nauru, perché è stato un esempio precoce degli effetti della globalizzazione.

L’isola si è arricchita molto rapidamente a causa dell’identificazione di un deposito di guano che è stato sfruttato per estrarre fosfati per uso agricolo. Prima dello sfruttamento del deposito l’isola aveva uno stile di vita molto tradizionale legato all’agricoltura e alla pesca, non c’era praticamente altro, e c’erano fasi periodiche di vera e propria carestia e di siccità. Dopo, i comportamenti e gli stili di vita sono completamente cambiati, gli abitanti dell’isola hanno iniziato a importare la cosiddetta “spam”, la carne in scatola dagli Stati Uniti; hanno venduto ai giapponesi le concessioni per la pesca; hanno rinunciato a nutrirsi di pesce e di prodotti della terra locali e hanno iniziato invece a nutrirsi di cibo industriale, proveniente soprattutto dagli Stati Uniti: in parte perché questo era considerato di moda, e anche per la disponibilità economica crescente. Si è ridotta molto l’attività fisica perché le persone non erano più obbligate a coltivare la terra o a pescare. Questo ha portato a una epidemia di obesità, tra le maggiori al mondo, che continua tuttora.

Purtroppo Nauru ha avuto una grave crisi economica, il deposito di guano si è esaurito, sono stati fatti investimenti finanziari sbagliati e i nauruani si sono rapidamente inpoveriti, però l’epidemia di obesità e di diabete è rimasta, perché gli stili alimentari si erano radicati, la possibilità di tornare indietro era molto limitata, e attualmente i tassi di obesità e di diabete sono tali per cui il diabete è la principale causa di ospedalizzazione: la disponibilità di medici è limitata. Nauru non è in grado di far fronte alla spesa sanitaria, vive di aiuti internazionali. Mi sembra una parabola della globalizzazione.

Un altro esempio è quello del Bangladesh. Il cambiamento climatico si associa a cambiamenti ambientali che interagiscono con quelli climatici. Per esempio l’allevamento dei gamberetti lungo la costa che, insieme ai cambiamenti climatici, sta provocando la salinizzazione dell’acqua da bere. La gente è abituata a bere acqua molto salata, con concentrazioni superiori a quelle suggerite dall’OMS. L’assunzione giornaliera suggerita, non più di 2 mg di sodio al giorno, in Bangladesh viene superata soltanto con l’assunzione di acqua. Il sale è la principale causa di ipertensione; quello che osserviamo è una epidemia di ipertensione, prima in gravidanza, poi nella popolazione generale. Non sappiamo quante siano le persone con ipertensione, ma probabilmente sono alcuni milioni.

Per concludere, una domanda: È possibile agire sulle cause delle cause? la globalizzazione implica affrontare le cause delle cause, non possiamo pensare di agire solo localmente o sulle cause che si chiamano prossimali, quelle più vicine a noi, perché spesso le cause vere sono distali, sono lontane, e per definizione la globalizzazione ha a che fare con fenomeni distali, o lontani.

Epigenetica

VIneis ha anche anche parlato brevemente di epigenetica, un argomento che in questi ultimissimi anni sta suscitando un grande interesse, condiviso dal pubblico intervenuto alla BAL TALK. Di seguito, una sintesi.

L’idea dell’epigenetica consiste nello studiare gli aspetti funzionali anziché quelli strutturali del DNA. In altre parole, non andiamo a vedere cambiamenti nelle basi del DNA, per esempio le mutazioni, oppure le varianti geniche, che hanno a che fare comunque con le basi, i mattoni che costituiscono il DNA, e con la struttura chimica di questi mattoni. L’epigenetica ha a che fare invece con la modulazione dell’espressione dei geni, è quindi un aspetto funzionale, e non strutturale, è come dire che esiste uno spartito che è la sequenza della base del DNA contenuta nei nostri geni, ma poi quello che conta è l’interpretazione dello spartito, lo stesso spartito può essere usato per il jingle di un telefono cellulare, ma può anche essere letto e interpretato da von Karajan oppure da un complesso jazz, esattamente la stessa sequenza di note. Quindi quando parliamo di aspetti strutturali ci riferiamo alla sequenza di note, quando parliamo di aspetti funzionali, ci riferiamo all’interpretazione da parte del direttore di orchestra, dei musicisti ecc. Oggi sta esplodendo la ricerca sull’interpretazione.

C’è uno studio curioso, che abbiamo cercato di replicare sugli umani, lo studio è stato condotto sui macachi: lo scopo era capire se il rango sociale nei macachi ha un impatto sulla salute, sulle malattie croniche degenerative, un impatto sul sistema immunitario, e sulla trascrizione, sull’espressione di alcuni geni, in particolare sui geni coinvolti nelle reazioni immunitarie, infiammatorie. Cosa è emerso? I macachi di rango sociale inferiore hanno una ridotta metilazione del gene NFATC1, e di altri geni coinvolti nell’infiammazione: cioè questi geni sono più espressi, questi macachi hanno una iperattività del sistema immunitario e dell’infiammazione in generale. È stato fatto un esperimento, corrispondente più o meno al film “Una poltrona per due”: hanno preso la prole di macachi appartenenti al rango sociale più alto e li hanno dati in affidamento a macachi appartenenti al rango sociale più basso, e viceversa. E hanno esattamente riprodotto questi risultati, e cioè, i macachi più stressati, cioè i macachi del gruppo sociale inferiore, erano quelli con più segni di infiammazione, cioè sovraespressione dei geni dell’infiammazione.

Siamo andati a vedere se lo stesso si replicava negli umani; abbiamo studiato la metilazione degli stessi geni in relazione a indicatori di classe sociale in uno studio prospettico che abbiamo condotto a Torino, e troviamo esattamente la stessa cosa. Cioè NFATC1 e altri geni dell’infiammazione sono ipometilati nelle persone di classe sociale inferiore.

Attenzione al riduzionismo biologico… però i risultati cono interessanti e coerenti con precedenti studi più piccoli. La direzione è la stessa: una maggiore espressione di geni legati all’infiammazione nelle persone di rango sociale inferiore.

 

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