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Cateteri vescicali: istruzioni per una rimozione tempestiva

Pubblicato mercoledì 13 gennaio 2016

Lasciare un catetere vescicale in sede senza che ci sia una precisa indicazione clinica, secondo la Society of Hospital Medicine e la Canadian Society of Internal Medicine, è una della “cinque cose che medici e pazienti dovrebbero mettere in discussione”. Ritardi nella rimozione del catetere possono comportare infezioni delle vie urinarie associate a cateterismo vescicale (catheter-associated urinary tract infections, CAUTI).

Sul JAMA Internal Medicine una Research letter canadese riferisce i risultati di uno studio in cui si sono sperimentati gli effetti dell’applicazione di una serie di indicazioni rivolte al personale infermieristico, per valutare i casi in cui è possibile la rimozione del catetere.

Lo studio. In un grande ospedale universitario sono stati selezionati 4 reparti, 2 dei quali (gruppo di controllo) hanno proseguito la pratica corrente, mentre negli altri due il personale infermieristico, dopo un training della durata di 20 minuti, ha seguito una raccomandazione medica (gruppo sperimentale) che consentiva di rimuovere i cateteri se erano soddisfatte determinate condizioni e, sulla base di un algoritmo, di individuare e gestire eventuali ritenzioni urinarie.

I risultati. Prima dell’intervento, i giorni di permanenza dei cateteri erano simili nel gruppo di controllo e in quello sperimentale. Dopo l’applicazione della raccomandazione medica i giorni di permanenza del catetere sono scesi in modo significativo nel gruppo sperimentale (410 [8.5%] su 4816 giorni; 95% CI, 7.8% – 9.3%) rispetto a quello di controllo (794 [14.8%] su 5364 giorni; 95% CI, 13.9% – 15.8% ). Anche la durata media era molto inferiore nel gruppo sperimentale (2.8 vs 3.6 giorni; P = .05).

L’intervento ha avuto delle ripercussioni sulle percentuali di infezioni delle vie urinare: al baseline ce ne erano 11 casi su 6503 pazienti (1.7 per 1000 giorni-paziente) nel gruppo sperimentale e 10 su 7011 (1.4 per 1000 giorni-paziente) nel gruppo di controllo. Dopo l’applicazione della direttiva medica le CAUTI per giorno-paziente sono scese a 1 su 4816 (0.2 CAUTI per 1000 giorni-paziente): una quantità significativamente inferiore rispetto a quella del gruppo di controllo che, durante il periodo dello studio (10 settembre- 17 dicembre 2014) è stata di 8 casi su 5364 pazienti (1.5 CAUTI per 1000 giorni-paziente; P = .03).

Secondo il team che ha condotto lo studio, la chiave del successo è stato il coinvolgimento e il consenso di tutto il personale medico e infermieristico nell’elaborazione e nell’applicazione dell’algoritmo decisionale, pensato per pazienti di un reparto di medicina generale. Vi sono evidenziati i criteri di esclusione per una rimozione precoce del catetere e una serie di azioni da attuare nel caso in cui il paziente non sia in grado di urinare o abbia disturbi, avverta l’urgenza alla minzione o sia incontinente.

Le infezioni urinarie sono un rischio noto legato all’uso dei cateteri vescicali, ma non vanno sottovalutati anche i rischi legati agli effetti negativi sulla mobilità dei pazienti. In un commento alla ricerca, Kenneth E. Covinsky scrive: “L’immobilità comporta maggiore debolezza e disabilità legate alla degenza ospedaliera, per cui i pazienti più anziani lasciano l’ospedale con disabilità nuove e spesso permanenti che compromettono le loro attività di base della vita quotidiana, anche quando le malattie diagnosticate sono state trattate con successo”. E conclude: “È meglio evitare di usare cateteri vescicali. Se però devono essere inseriti, Leis et al descrivono un approccio pragmatico e innovativo per rimuovere quelli che non sono più necessari il più velocemente possibile”.

Fonti:
Leis JA, Corpus C, Rahmani A, et al. Medical directive for urinary catheter removal by nurses on general medical wards. JAMA Intern Med. 2016;176(1):113-115. doi:10.1001/jamainternmed.2015.6319
Covinsky KE. Risks associated with catheters. (Editor’s Note). JAMA Intern Med. 2016;176(1):115. doi:10.1001/jamainternmed.2015.6443.

Per approfondire: IPASVI. La gestione del catetere vescicale.

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