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Coronaropatie: stent medicati e metallici a confronto

Pubblicato giovedì 22 settembre 2016

Gli interventi di angioplastica coronarica (PCI) con l’impianto di stent a rilascio di farmaco o di stent metallici sono tra le procedure più frequenti in medicina. Un ampio trial randomizzato norvegese, il Norwegian Coronary Stent Trial (NORTSENT), ha confrontato le versioni più moderne dei due tipi di stent per valutarne rischi e benefici.

Sono stati esaminati i dati relativi a 20.663 soggetti sottoposti a PCI in otto centri norvegesi nel corso di 29 mesi. Dei 12425 che soddisfacevano i criteri di eleggibilità dello studio, 9013 (72,5%) sono stati randomizzati a PCI con stent a rilascio di farmaco (nel 96% dei casi everolimus o zotarolimus) o stent metallici. Esito primario valutato: mortalità per tutte le cause e infarto del miocardio non fatale. Gli esiti secondari: rivascolarizzazioni, trombosi di stent e qualità di vita.

A 6 anni, i tassi dell’esito primario erano del 16.6% nel gruppo trattato con stent medicati e del 17.1% nel gruppo con stent metallici (hazard ratio, 0.98; IC 95% 0.88-1.09; P=0.66). Le rivascolarizzazioni erano del 16.5% nel primo gruppo e 19.8% nel secondo (hazard ratio, 0.76; IC 95% 0.69-0.85; P<0.001). Le trombosi di stent erano rispettivamente 0.8% e 1.2% (P=0.0498). Per quanto riguarda la qualità di vita, non sono state rilevate differenze sostanziali tra i due gruppi.

Tra i due tipi di stent, dunque, la differenza principale riguarderebbe il tasso di rivascolarizzazioni, che era inferiore nel gruppo di soggetti con stent medicati. Tuttavia “gli stent metallici rimangono una opzione importante in alcuni soggetti, tra i quali quelli con vasi di un diametro grande, nei quali gli episodi di ristenosi sono scarsi, quelli che non possono sottoporsi alla doppia terapia antiaggregante di lunga durata raccomandata per gli stent medicati, per la scarsa aderenza al trattamento o perché devono essere sottoposti a interventi chirurgici non cardiologici, quelli a rischio di emorragia”, conclude Eric Bates (University of Michigan Medical Center), nell’editoriale che commenta l’articolo.

Fonti:
ER Bates. Balancing the Evidence Base on Coronary Stents. N Engl J Med August 30, 2016DOI: 10.1056/NEJMe1610485
Bønaa KH, Mannsverk J, Wiseth R, et al. Drug-eluting or bare-metal stents for coronary artery disease. N Engl J Med. DOI: 10.1056/NEJMoa1607991

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