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De profundis per il goccetto?

Pubblicato mercoledì 29 agosto 2018

Non esiste una quantità di alcol sicura per la salute, questo emerge da una nuova analisi che mette in relazione il consumo globale di alcol e il rischio di malattia. L’alcol è risultato il principale fattore di rischio per malattia e morte prematura in uomini e donne di età compresa tra 15 e 49 in tutto il mondo nel 2016, circa 1 decesso su 10 (pari a circa 2,8 milioni in un anno) secondo lo studio pubblicato su The Lancet.

Una scoperta (quasi)
L’uso di alcol è da sempre considerato un importante fattore di rischio per morte e disabilità, ma la sua associazione generale con la salute è complessa, soprattutto tenendo conto dei possibili effetti protettivi del consumo moderato di alcol in alcune condizioni. Anche se negli ultimi mesi non sono mancati studi che mettevano in discussione le virtù “curative” dell’alcol (Il bicchiere? Meglio mezzo vuoto).

“La scoperta più sorprendente è stata che anche piccole quantità di alcolici contribuiscono alla perdita di salute a livello globale”, ha dichiarato l’autrice dello studio Emmanuela Gakidou, professoressa presso l’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington. “Siamo abituati a sentir dire che un drink o due al giorno va bene, ma le prove sono prove”.

Lo studio
Lo studio del Lancet, finanziato dalla Bill & Melinda Gates Foundation, ha utilizzato il rapporto Global Burden of Diseases 2016, che raccoglie informazioni su morte prematura e disabilità (DALY), divise per sesso ed età, in 195 paesi nel periodo 1990-2016.

Come fonte sono stati utilizzati i dati di 694 studi per valutare l’esposizione al consumo di alcol, a livello individuale e di popolazione, e da 592 studi prospettici e retrospettivi (28 milioni di persone coinvolte in tutto il mondo) per le stime dei rischi. È stato analizzato in particolare l’impatto dell’alcol su 23 condizioni di salute e sui rischi correlati all’uso di alcol in persone di età compresa tra i 15 e i 95 anni per l’anno 2016 (sotto i 15 anni il consumo non è stato valutato a causa della scarsità dei dati disponibili).

Quanto all’annoso problema della “bevanda alcolica standard” (misura decisiva, ovviamente, per determinare il consumo medio), la scelta è caduta sui 10 grammi di alcol puro (pari a circa 12 ml). Questa quantità di riferimento però varia in tutto il mondo. Per esempio, una bevanda standard è pari a 8 grammi nel Regno Unito e a 14 grammi negli Stati Uniti. In Italia, Portogallo e Spagna è ancora maggiore. Lo studio inoltre non distingue tra birra, vino e liquori.

Più in dettaglio
Nel 2016, globalmente, l’uso di alcolici è stato il settimo fattore di rischio principale sia per i decessi che per i DALY, rappresentando il 2,2% (IC 95% 1,5-3,0) di decessi femminili standardizzati per età e il 6,8% (IC 95% 5,8-8,0) di decessi maschili standardizzati per età. Tra la popolazione di età compresa tra i 15 e i 49 anni, il consumo di alcolici è stato il principale fattore di rischio a livello globale, con il 3,8% (IC 95% 3,2-4,3) di decessi femminili e il 12,2% (IC 95% 10,8-13,6) di decessi maschili attribuibili al consumo di alcol. Sempre per la popolazione di età compresa tra i 15-49 anni, i DALY “femminili” erano pari al 2,3% (IC 95% 2,0-2,6), quelli “maschili” all’8,9% (IC 95% 7,8-9,9). Le tre cause principali di decessi in questo gruppo di età erano la tubercolosi (1-4% IC 95% 1,0-1,7 di decessi totali), le lesioni stradali (1,2% IC 95% 0,7-1,9]) e l’autolesionismo (1,1% IC 95% 0,6-1,5). Per le popolazioni di età pari o superiore a 50 anni, i tumori hanno rappresentato la percentuale più elevata dei decessi totali attribuibili all’alcol: il 27,1% (IC 95% 21,2-33,3) delle morti  nelle donne e il 18,9% (15,3-22,6) di morti nei maschi . Il livello di consumo di alcol che ha ridotto al minimo i danni per gli esiti di salute si è rivelato pari a zero bevande standard a settimana (95% UI 0,0-0,8).

“Tuttavia, in termini di numero totale, la maggior parte delle morti per alcol derivano da malattie cardiovascolari e tumori se si considera il consumo medio per età e sesso all’interno dei singoli paesi”, ha precisato Gakidou.

Inoltre, lo studio dimostra che, sebbene l’aumento del rischio di danni alcol-correlati nelle persone giovani che bevono una bevanda al giorno sia piccolo (0,5%), il rischio aumenta però in modo incrementale con un consumo maggiore: 7% tra coloro che consumano 2 bevande al giorno e 37% tra coloro che ne consumano 5. All’estremo opposto, il livello di consumo che riduce al minimo la perdita di salute è di fatto, come si diceva, pari a zero.

I risultati in sostanza sembrano smentire qualsiasi ricerca che indica che bere moderatamente potrebbe ridurre il rischio di malattie cardiache e di diabete di tipo 2 (i due vantaggi più probabili). “Potrebbe essere vero in isolamento”, ha proseguito Gakidou, “ma il quadro cambia quando vengono considerati tutti i rischi. Abbiamo anche trovato alcuni effetti protettivi per il diabete di tipo 2 e la cardiopatia ischemica a bassi livelli di consumo di alcol, ma questi benefici sono superati dall’impatto negativo sulla salute, anche a livelli moderati”.

Le reazioni
Dello stesso avviso è Jeremy Pearson, direttore medico associato presso la British Heart Foundation, “Mentre ci può risultare un leggero vantaggio per la salute del cuore e della circolazione dal bere moderato, molti studi hanno ormai dimostrato che i rischi per la salute generale superano qualsiasi beneficio”.

“Le conclusioni dello studio sono chiare e inequivocabili: l’alcol è un enorme problema di salute globale”, ha scritto Robyn Burton, ricercatore del King’s College di Londra, nei commenti indipendenti pubblicati insieme allo studio, suggerendo che i responsabili politici debbano attribuire una netta priorità ai programmi di riduzione del consumo di alcol.

Nonostante tutti gli sforzi profusi dagli autori per trasformare lo studio in un volano per politiche pubbliche anti-alcol, il commento “psicologico” dello statistico inglese David Spiegelhalter, professore di Comprensione pubblica del rischio all’Università di Cambridge, sembra centrare il cuore della questione. Dato il piacere presumibilmente associato al consumo moderato, affermare che non esiste un livello “sicuro” non sembra un argomento per l’astensione. “Non esiste un livello di guida sicuro, ma i governi non raccomandano alle persone di evitare di guidare”, è l’ironica conclusione di Spiegelhalter.

Fonte
BD 2016 Alcohol Collaborators. Alcohol use and burden for 195 countries and territories, 1990–2016: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2016. Published online: August 23, 2018. DOI: https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)31310-2.

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