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Diabete e rischio cardiovascolare: un nuovo farmaco all’orizzonte?

Pubblicato martedì 22 settembre 2015

Un nuovo farmaco per il trattamento del diabete mellito di tipo 2 potrebbe ridurre del 38% la mortalità nelle persone diabetiche a elevato rischio cardiovascolare. Il farmaco è l’empagliflozin, un inibitore del co-trasportatore sodioglucosio di tipo 2 (SGLT2), che agisce facendo eliminare il glucosio con le urine: è stato sviluppato dalla florizina, una sostanza isolata dalla corteccia degli alberi di mele.

La ricerca è stata pubblicata sul New England Journal of Medicine ed è stata presentata (e applaudita) a Stoccolma, al congresso della EASD (European Association for the Study of Diabetes).

Lo studio: 7020 pazienti con documentata malattia cardiovascolare sono stati randomizzati a ricevere empagliflozin (10 o 25 mg) o placebo una volta al giorno.

Mortalità da cause cardiovascolari: 3.7% nel gruppo trattato con empagliflozin e 5.9% nel gruppo placebo, con una riduzione del rischio del 38%.
Ospedalizzazione da insufficienza cardiaca: 2.7% nel gruppo trattato con empagliflozin e 4.1% nel gruppo placebo, con una riduzione del rischio del 35%.
Mortalità da tutte le cause: 5.7% nel gruppo trattato con empagliflozin e 8.3% nel gruppo placebo, con una riduzione del rischio del 32%.

Non sono state invece rilevate differenze tra i due gruppi per l’infarto non fatale e per l’ictus non fatale. Tra i pazienti trattati con empagliflozin non si sono registrati effetti avversi superiori rispetto a quelli trattati con placebo, a parte un aumento delle infezioni genitali, soprattutto nelle donne.

Ancora non è chiaro quale sia il meccanismo d’azione del nuovo farmaco, e saranno necessari ulteriori studi di fisiopatologia per comprenderlo. Per ora c’è chi ipotizza che il trial, più che dimostrare l’effetto positivo del nuovo farmaco, evidenzi i rischi legati all’uso dell’insulina e delle sulfaniluree, somministrate in misura superiore al gruppo placebo. E c’è chi si chiede come mai nel dicembre del 2014 sia stato escluso l’infarto cardiaco silente dagli esiti primari e secondari compositi.

Nel complesso, l’impiego del empagliflozin ha comportato una riduzione dell’emoglobina glicata, del peso e della pressione arteriosa: la riduzione della mortalità potrebbe essere legata alla combinazione di tali effetti.

Fonti:
Zinman B, Wanner C, Lachin JM et al. Empagliflozin, cardiovascular outcomes, and mortality in type 2 diabetes. DOI: 10.1056/NEJMoa1504720
Nainggolan L. Diabetes drug empagliflozin cuts CV deaths in landmark EMPA-REG Trial. Medscape, September 17, 2015.
Richard Lehman’s journal review, 21 September 2015.

Per approfondire:
Zinman B, Inzucchi SE, Lachin JM et al. Rationale, design, and baseline characteristics of a randomized, placebo-controlled cardiovascular outcome trial of empagliflozin (EMPA-REG OUTCOME™). Cardiovasc Diabetol 2014; 13: 102. doi: 10.1186/1475-2840-13-102.
Pharmastar. Empagliflozin, primo antidiabetico che riduce la mortalità per cause cardiovascolari, 17 settembre 2015.

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