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Fratture da fragilità ossea: quali farmaci sospendere?

Pubblicato venerdì 14 ottobre 2016

Dopo una frattura da fragilità ossea, è importante individuare ed eventualmente sospendere l’assunzione di farmaci che potrebbero favorire una nuova frattura.

Un gruppo di ricercatori statunitensi, con uno studio retrospettivo di coorte, ha individuato 168 133 soggetti (141 569 donne, 84.2%) che avevano subito una frattura dell’anca, della spalla o del polso. L’età media era di 80 anni e il 53.2% era stato ricoverato in ospedale dopo la prima frattura (100% nelle fratture d’anca, 8.2% nelle fratture del polso e 15% delle fratture della spalla). Nei 4 mesi precedenti la frattura la maggioranza dei pazienti era stato esposto almeno a un farmaco non-oppioide associato a un aumento del rischio di frattura (77.1% delle persone con fratture d’anca, 74.1% di quelle con frattura del polso e 75.9% di quelle con fratture della spalla). Circa il 7% dei pazienti aveva sospeso l’esposizione a tale farmaco dopo la frattura, ma si sono registrati anche molti nuovi utilizzatori di farmaci rischiosi per le fratture. Nei 4 mesi successivi la frattura, quindi, la proporzione della coorte esposta a tali farmaci è rimasta invariata (80.5%, 74.3%, and 76.9% per anca, polso e spalla, rispettivamente). Inoltre, per alcune classi di farmaci si è registrato un aumento.

Alcuni esempi: 3786 pazienti hanno sospeso l’uso di un sedativo dopo la frattura, mentre 8672 pazienti hanno iniziato ad assumerne nei 4 mesi dopo la frattura. Lo stesso trend è stato osservato per gli inibitori di pompa protonici, per gli antidepressivi inibitori selettivi del reuptake di serotonina (SSRI) e per gli antipsicotici. Invece nei mesi dopo la frattura diminuiva l’uso di glucocorticoidi orali e tiazolidindioni. “Ciò suggerisce che i clinici, dopo una frattura, riducono più spesso i farmaci non psicotropi rispetto a quelli psicotropi”, osservano Sarah Berry e Douglas Kiel (Harvard Medical School, Boston) nell’editoriale di commento all’articolo. “Ma date le robuste evidenze che associano i farmaci psicotropi alle cadute e alle fratture, la mancanza di una diminuzione nell’uso di tali farmaci è allarmante.” I risultati di questa ricerca suggeriscono che “troppo spesso i clinici trascurano di fare una valutazione attenta dei farmaci da somministrare a soggetti che hanno subito una frattura riducendo o eliminando , per quanto possibile, i farmaci associati a cadute o perdita ossea. Particolare attenzione”, sottolineano Berry e Kiel, “dovrebbe essere dedicata alla riduzione dei farmaci psicotropi, incluse le benzodiazepine, gli ipnotico-sedativi non-benzodiazepinici, gli antidepressivi e gli antipsicotici.”

I risultati di questo studio statunitense suggeriscono che l’intervento sulla prescrizione di farmaci potrebbe essere un obiettivo da perseguire nella prevenzione di nuove fratture, anche se, scrivono gli autori, “molti dei farmaci prescritti hanno importanti indicazioni che possono precluderne la sospensione dopo una frattura. Altri farmaci, tuttavia, hanno indicazioni meno certe, e nuove evidenze suggeriscono che ci sono molte opportunità che vanno perse nella riduzione di farmaci in persone anziane nei quali i rischi della terapia potrebbero superare i benefici”.

Fonti
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Berry S, Kiel D. Medication review after a fracture—Absolutely essential. JAMA Intern Med. 2016;176(10):1539-1540. doi:10.1001/jamainternmed.2016.4822

Dalle linee guida italiane (Sistema Nazionale Linee Guida): Prevenzione delle cadute da incidente domestico negli anziani (2007)

  • Interrogare gli anziani sulle terapie assunte e tenere sotto rigido controllo i farmaci somministrati.
  • Rivedere periodicamente le prescrizioni farmacologiche, con particolare attenzione all’assunzione di farmaci quali benzodiazepine, antidepressivi o all’assunzione simultanea di tre farmaci. Ove possibile, rimodulare tali prescrizioni al fine di ridurre l’esposizione al rischio.

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