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Fumo e livelli di proteina C-reattiva

Pubblicato venerdì 14 settembre 2018

La proteina C-reattiva (CRP) è sintetizzata dal fegato in risposta ad un processo infiammatorio e il test che la misura è uno degli esami ematologici più comuni. In assenza di una fase acuta di infiammazione, il livello di CRP è relativamente stabile, mentre è stato dimostrato che un elevato stato infiammatorio al basale misurato dal livello di PCR aumenta il rischio di diverse patologie croniche.

In genere i fumatori hanno livelli più alti di CRP rispetto ai non fumatori, ma il ruolo della cessazione del fumo sulla CRP è ancora in discussione.

Un gruppo di ricercatori ha utilizzato i dati di due ampi studi di screening con tomografia computerizzata a basso dosaggio, condotti in Italia nel periodo 2000-2010 su 3050 fumatori forti (inclusi 777 ex fumatori) di età superiore ai 50 anni, che hanno fornito i livelli di CRP tra i fumatori forti prima e dopo la cessazione del fumo.

È stata poi realizzata un’analisi longitudinale basata su 975 fumatori attuali, con una seconda misurazione della CRP dopo un periodo medio di 3,4 anni, valutando i cambiamenti nella CRP in base alla cessazione del fumo. La prevalenza di CRP alto al baseline era del 35,8% tra gli ex-fumatori e del 41,1% tra i fumatori attuali (OR significativo per i fumatori ex vs. quelli attuali: 0,79; IC 95% 0,66–0,95). Dopo quattro anni dalla cessazione, i livelli di CRP diminuivano significativamente con l’aumentare degli anni di cessazione (OR significativo per gli ex fumatori da più di 8 anni: 0,55, IC95%: 0,41–0,74). Nell’analisi longitudinale invece non è stata trovata nessuna significativa riduzione della CRP in base al tempo intercorso dalla cessazione del fumo (OR: 1,21, 1,04 e 0,91 per gli ex fumatori da 1 anno, 2-3 anni e ≥4 anni, rispettivamente).

Si tratta del più grande studio prospettico sull’argomento, l’unico in grado finora di valutare il ruolo della cessazione del fumo sui livelli di CRP in una prospettiva temporale superiore all’anno. Lo studio non fa che confermare che gli ex-fumatori hanno livelli significativamente più bassi di CRP rispetto ai fumatori attuali. La CRP risulta tra  l’altro significativamente correlata all’intensità del fumo, alla durata e al numero di anni di fumo nei fumatori attuali. Ma l’aspetto più importante dello studio è probabilmente rappresentato dal fatto che non è stato evidenziato nessun beneficio significativo in termini di livelli di CRP, almeno a breve termine (nei primi quattro anni dopo la cessazione). Risultati compatibili con il fatto che la CRP è un indicatore migliore della mortalità (per tumore) piuttosto che della morbilità a breve termine.

Negli ex fumatori, la CRP sembra essere significativamente correlata alla durata del fumo, ma non all’intensità e ai pack-years (un valore aggregato per misurare l’esposizione al fumo durante la vita). Questo supporta l’idea che la CRP, così come il rischio di altre malattie incluso il cancro ai polmoni, dipenda più fortemente dalla durata del fumo che dall’intensità del fumo.

Fonti
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