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Gemelli diversi nel peso: quale il rischio cardiovascolare e di diabete?

Pubblicato lunedì 10 ottobre 2016

Prendi più di 4 mila gemelli monozigoti, identici dunque, tranne che nel peso, e tienili sotto osservazione per almeno dieci anni. Quali le differenze nel rischio di morte, infarto e diabete? Ha cercato di scoprirlo un gruppo di studiosi svedesi utilizzando il registro nazionale dei gemelli.

Vediamo nel dettaglio lo studio: dal registro svedese sono stati individuati 4046 gemelli monozigoti con indici di massa corporea (BMI) tra loro discordanti. L’età media era di 57.6 anni (range, 41.9-91.8 anni). Nel corso di un follow-up medio di 12.4 anni si sono verificati 203 casi di infarto del miocardio (5.0%) e 550 decessi (13.6%) tra i gemelli più in sovrappeso (BMI medio, 25.9). Tra quelli con un BMI medio di 23.9, si sono registrati 209 infarti (5.2%) e 633 decessi (15.6%). Considerando nell’analisi anche fattori di rischio come l’abitudine al fumo e l’attivitità fisica, il rischio di infarto o decesso nei gemelli con BMI più alto non era superiore a quello dei gemelli con BMI più basso (Odds ratio=0.80 95%CI 0.68-0.95).

Anche in coppie di gemelli con una discordanza del BMI uguale o maggiore a 7, dove il gemello o la gemella era obeso e aveva un BMI uguale o maggiore a 30 (n = 65 coppie), il rischio di infarto o decesso non era superiore nei gemelli più in sovrappeso. Invece, in tutta la coorte studiata, il rischio di diabete era superiore nei gemelli più in sovrappeso, con 345 casi di diabete, mentre in quelli più magri se ne sono registrati 245. Dopo aver valutato anche l’attività fisica e il fumo, l’odds ratio era di 1.94 (95% CI, 1.51- 2.48) in quelli più in sovrappeso rispetto ai più magri, cioè un rischio quasi doppio di sviluppare diabete.

Nelle coppie di gemelli monozigoti un BMI superiore non era dunque associato a un aumento del rischio di infarto o morte, ma era associato al diabete.

Quali le implicazioni cliniche di questo studio? “Innanzitutto, i risultati confermano il collegamento causale tra obesità e diabete”, sottolineano David Davidson e Michael Davidson (University of Chicago) commentando la ricerca pubblicata sul JAMA Internal Medicine, e quindi gli interventi per la riduzione del peso sono un elemento chiave nella prevenzione del diabete. La stessa cosa non è altrettanto vera per le malattie cardiovascolari, infatti, continuano, “si pensa comunemente, sbagliando, che l’obesità sia la principale causa di cardiopatie coronariche (CHD) precoci, e i soggetti magri hanno spesso l’errata convinzione di essere protetti dalle CHD”. Mentre, anche se magri, le dislipidemie e l’ipertensione rimangono fattori di rischio importanti che, però, possono essere modificati nella prevenzione delle CHD.

Fonti:
Nordström P, Pedersen NL, Gustafson Y, Michaëlsson K, Nordström A. Risks of myocardial infarction, death, and diabetes in identical twin pairs with different body mass indexes. JAMA Intern Med. 2016;176(10):1522-1529.
Davidson DJ, Davidson MH. Using discordance in monozygotic twins to understand causality of cardiovascular disease risk factors. JAMA Intern Med. 2016;176(10):1530.

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