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Gli antitrombotici possono aumentare il rischio di ematomi subdurali?

Pubblicato giovedì 16 marzo 2017

L’aumento dell’incidenza di ematomi subdurali sarebbe associato al crescente uso di farmaci antitrombotici, in particolare di antagonisti della vitamina K (AVK): queste le conclusion di un ampio studio caso controllo danese pubblicato sul JAMA.

Perché questo studio?
L’incidenza di ematoma subdurale sta aumentando, ma non si sa in che misura questo fenomeno sia legato a un aumentato uso di farmaci antitrombotici.

Lo studio
Partecipanti: sono stati selezionati 10.010 soggetti di età compresa tra 20 e 89 anni (età media, 69.2 anni; 3462 donne [34.6%]), dimessi con una diagnosi di ematoma subdurale tra il 2000 e il 2015. Di questi, il 47.3% assumeva farmaci antitrombotici. Il campione è stato confrontato con 400.380 soggetti selezionati dalla popolazione generale (gruppo di controllo).

Sulla base delle informazioni contenute nell’archivio delle prescrizioni farmaceutiche, i casi e i controlli sono stati classificati in “ever users” (≥1 prescrizione) o “never users” (nessuna prescrizione) di aspirina a basso dosaggio (disponibile in Danimarca in dosi ≤150 mg), clopidogrel, altri antiaggreganti piastrinici (prasugrel e ticagrelor), o dipiridamolo. La stessa classificazione è stata usata per gli anticoagulanti orali, come gli antagonisti delle vitamina K (warfarin o phenprocoumon) e anticoagulanti orali diretti (dabigatran etexilate, rivaroxaban, o apixaban).

  • L’uso di aspirina a basso dosaggio era associato ad un aumento del rischio di ematoma subdurale: odds ratio(OR)= 1.24 [IC 95% 1.15- 1.33]
  • L’uso di clopidogrel e di un anticoagulante orale diretto erano associati con possibilità moderatamente superiori di ematoma subdurale (OR rispettivamente 1.87 e 1.73)
  • L’uso di un antagonista della vitamina K (come il warfarin) era associato con probabilità ancora superiori di ematoma subdurale (OR 3.69).

Altri dati emersi dallo studio: la prevalenza dell’uso di farmaci antitrombotici è aumentata da 31.0 ogni 1000 persone della popolazione generale nel 2000 a 76.9 ogni 1000 persone nel 2015. Il tasso di incidenza di ematoma subdurale è passato da 10.9 per 100.000 anni-persona nel 2000 a 19.0 per 100.000 anni-persona nel 2015. L’aumento più consistente si è registrato tra i soggetti più anziani (>75 anni; n = 4441) nei quali si è passati da 55.1 per 100000 anni-persona a 99.7 per 100 000 anni-persona.

Con l’eccezione dell’aspirina a basso dosaggio in combinazione con dipiridamolo, che era associata a un rischio simile all’aspirina a basso dosaggio in monoterapia, l’uso concomitante di più antitrombotici era collegato a un rischio di ematoma subdurale sostanzialmente superiore, in particolare nel trattamento con clopidogrel e con AVK. L’uso di farmaci antitrombotici era inoltre associato a un rischio superiore di ematoma subdurale nelle donne, rispetto agli uomini; infine l’uso di antitrombotici era legato a un rischio superiore di ematoma subdurale fatale (decesso entro 30 giorni dalla diagnosi) rispetto a quello non fatale.

“Questi dati aggiungono un elemento basato sulle evidenze nella complessa equazione relativa al rapporto rischi-benefici legato all’uso di antitrombotici. È noto che tali farmaci comportano benefici netti nei soggetti con chiare indicazioni terapeutiche”, fanno notare gli autori dello studio danese, e aggiungono: “I nostri risultati sottolineano che i grandi cambiamenti nel trattamento farmacologico antitrombotico nei soggetti più anziani e il crescente uso di regimi antitrombotici più aggressivi hanno già avuto un notevole effetto sull’incidenza di ematomi subdurali”.

Fonti:
Gaist D et al. Association of antithrombotic drug use with subdural hematoma risk. JAMA. 2017;317(8):836-846. doi:10.1001/jama.2017.0639
Commento sul BMJ: Wise J. Bleeding near brain is linked to increased use of anti-clotting drugs, study finds. BMJ 2017;356:j1044

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