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Gli eccessi di mortalità del 2015: cosa raccontano i dati

Pubblicato lunedì 14 marzo 2016

Perché nel 2015 tanti morti? Colpa della crisi economica? Dei tagli alla sanità? Dell’influenza? Dell’inquinamento atmosferico? Del clima?

Nei primi 8 mesi del 2015 l’Istat ha segnalato 45.000 decessi in più rispetto al 2014, con un incremento stimato dell’11,3%. Il Regno Unito e altri Paesi europei hanno notificato una mortalità elevata durante l’inverno 2014-2015 in concomitanza con i picchi dell’epidemia influenzale. Nell’estate 2015 è stato osservato nelle città italiane un aumento della mortalità associato all’ondata di calore.

La rivista Epidemiologia&Prevenzione contribuisce al dibattito con una analisi della mortalità stagionale nelle 32 città incluse nel Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera, condotta da Paola Michelozzi (Dipartimento epidemiologia del SSR del Lazio) e collaboratori.

Disegno. Attraverso modelli di serie temporale è stata effettuata un’analisi della mortalità e delle variazioni stagionali nel 2015 (popolazione: 65+ anni) attraverso un confronto con un periodo di riferimento (anni 2009-2013); la variabilità stagionale del 2015 è stata confrontata con quella osservata nel 2012, 2013 e 2014. A Roma è stata condotta un’analisi della mortalità per causa, genere e classi di età.

 Risultati

  • I dati confermano l’elevata mortalità nel 2015 in Italia (+11%), con un eccesso più elevato nei mesi invernali (+13%) che coincide con i picchi influenzali e non è correlabile alle basse temperature.
  • L’elevata mortalità estiva (+10%) è attribuibile all’intensa ondata di calore dell’estate 2015.
  • Il deficit di mortalità osservato durante l’estate 2014 (-5,9%) potrebbe aver potenziato l’impatto dell’epidemia influenzale e dell’ondata di calore del 2015 (aumento della quota di popolazione suscettibile).
  • A Roma si è osservato un incremento di mortalità invernale nella popolazione molto anziana (85+ anni) per cause cardiovascolari e respiratorie.
  • L’eccesso di mortalità estiva, oltre che nella popolazione anziana, è stato osservato anche nella fascia di età 15-64 anni.

Fattori meteorologici (basse ed elevate temperature) e non meteorologici (virus influenzali), oltre all’ampiezza della popolazione a rischio (pool di suscettibili), sarebbero le concause dell’eccesso osservato e spiegherebbero la variabilità stagionale e interannuale della mortalità soprattutto nella popolazione molto anziana.

Nell’editoriale dedicato al surplus di decessi del 2015 si mette in evidenza il ruolo della “ferita demografica” provocata dalla Prima guerra mondiale: “Tra il 1917 e il 1920 vi è stata, infatti,” spiegano Cesare Cislaghi, Giuseppe Costa e Aldo Rosano, “una forte denatalità dovuta sia alla morte o all’assenza dei possibili padri sia all’ovvio clima di insicurezza sociale. La situazione è stata poi aggravata da una maggiore mortalità infantile dovuta all’epidemia di influenza spagnola – tra l’altro, i membri di questa stessa coorte attorno ai vent’anni sono stati chiamati alle armi per la Seconda guerra mondiale e molti di loro sono stati sacrificati. La conseguenza è che nella popolazione italiana c’è da allora una ferita demografica notevole (…) Il transito di questi soggetti nel periodo da noi considerato ha portato i sopravvissuti che nel 2009 avevano tra gli 89 e i 92 anni ad avere nel 2015 tra i 95 e i 98 anni di età, e ciò fa sì che numericamente gli ultranovantenni del 2015, per lo più facenti parte delle coorti successive al 1920, siano il 40% in più degli ultranovantenni del 2009. E’ allora evidente che se c’è un 40% in più di soggetti a rischio di manifestare un evento, cioè il decesso, ci si deve anche aspettare che ci sia un 40% in più di eventi, cioè di decessi.”

I dati di mortalità del 2015 fanno emergere fattori nuovi che dovranno essere considerati negli scenari futuri? “Il fatto più grave che si è verificato nel 2015 a mio giudizio è stato il picco di mortalità associato all’ondata di calore che si è verificata nel mese di luglio e nella prima settimana di agosto 2015,” fa notare Paola Michelozzi, “vorrei sottolineare che in questo caso l’effetto è stato maggiore nelle età molto anziane (over80) ma è stato significativo anche nelle fasce di età più giovani (55-64, 65-74, 75-84). Tale effetto è in controtendenza con gli anni precedenti che avevano fatto registrare una diminuzione della mortalità estiva ed evidenzia la necessità di mantenere alta l’attenzione su questo importante fattore di rischio anche perché gli scenari di cambiamenti climatici indicano che nei prossimi anni le ondate di calore rappresenteranno uno dei principali rischi per la salute delle popolazioni dei paesi del sud Europa come l’Italia.”

Fonti
Cislaghi C, Costa G, Rosano A. Una strage o solo un dato statistico? Il surplus di decessi nel 2015. Epidemiol Prev 2016; 40 (1): 9-11.
Michelozzi P, de’ Donato F, Scortichini M et al. Sull’incremento della mortalità in Italia nel 2015: analisi della mortalità stagionale nelle 32 città del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera. Epidemiol Prev 2016; 40 (1): 22-28.

Leggi anche le interviste:
Attenti ai numeri. Intervista a Giuseppe Costa e a Francesco Forastiere.
Fare i conti con i dati. Intervista a Paola Michelozzi, 9 marzo 2016.

Vedi anche: ISTAT, Indicatori demografici, 19/02/2016.

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