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HIV: continua a migliorare l’aspettativa di vita

Pubblicato martedì 20 giugno 2017

L’assistenza delle persone HIV-positive è molto migliorata negli ultimi vent’anni. Un ampio studio su 18 coorti europee e del Nord America ha confrontato la sopravvivenza a 3 anni dei soggetti che hanno iniziato la terapia antiretrovirale in tre periodi tempo tra il 1996 e il 2013 e ha elaborato una stima della loro aspettativa di vita.

Lo studio: in uno studio retrospettivo di coorte sono stati valutati i dati relativi a soggetti di età superiore a 16 anni provenienti da 18 coorti americane e europee, nell’ambito dell’Antiretroviral Therapy Cohort Collaboration (ART-CC). Per l’Italia ha partecipato l’Italian Cohort of Antiretroviral-naive patients (ICONA). Sono stati inclusi pazienti che avevano iniziato la terapia antivirale (ART) con 3 o più farmaci tra il 1996 e il 2010 con almeno 3 anni di follow-up. È stata stimata la mortalità da tutte le cause e causa-specifica nel primo, secondo e terzo anno dall’inizio della terapia per 4 trienni (1996–99, 2000–03 [comparatori], 2004–07, 2008–10).

Sui 88 504 soggetti analizzati, ci sono stati 2106 decessi durante il primo anno di ART e 2302 nel corso del secondo e terzo anno. Considerando nell’analisi anche l’età, il genere, l’uso di sostanze iniettabili, AIDS al baseline, i pazienti che avevano iniziato la terapia nel periodo 2008–10 avevano una mortalità da tutte le cause inferiore rispetto ai pazienti che avevano iniziato il trattamento nel periodo 2000–03 sia nel primo anno (adjusted HR 0,71, 95% CI 0,61–0,83), sia nel secondo e terzo anno dopo l’inizio della terapia (0,57, 0,49–0,67). Anche i tassi di mortalità non AIDS-correlata erano inferiori nei pazienti che avevano iniziato la terapia nel 2008–10 (vs 2000–03) nel primo anno (0,48, 0,34–0·67) come anche nel secondo e terzo (0,29, 0,21–0,40).

Infine, si stima che tra il 1996 e il 2010 l’aspettativa di vita in soggetti di 20 anni che iniziano la terapia antiretrovirale sia aumentata di circa 9 anni nelle donne e di 10 anni negli uomini. In particolare, in soggetti di 20 anni che hanno iniziato la terapia antiretrovirale tra il 2008 e il 2010, con conta CD4 superiore a 350 cellule per microL dopo 1 anno di terapia, l’aspettativa di vita era di 78 anni (77·7–78·3).

Da sottolineare che le persone perse al follow-up e che sospendevano la terapia antivirale era più probabile che fossero quelle che stavano meglio, cioè con livelli dei CD4 superiori e carichi virali inferiori. Inoltre chi era perso al follow-up era più probabile che fosse di sesso femminile, più giovane, e assumeva droghe per via iniettiva.

Cosa ci dicono questi dati? In primo luogo, l’aspettativa di vita è aumentata, anche se continua a essere inferiore a quella della popolazione generale. I tassi di mortalità non AIDS-correlati, in particolare per cause cardiovascolari, erano sostanzialmente inferiori nel periodo 2008-10 che in precedenza. Invece ci sono poche evidenze sul declino della mortalità in persone che continuano ad assumente droghe per via iniettiva.

“I miglioramenti nell’assistenza delle persone con HIV, dall’introduzione degli ART 20 anni fa, ha portato a un miglioramento della sopravvivenza e dell’aspettativa di vita in chi assume la terapia”, sintetizzano gli autori della ricerca, e aggiungono, “questi miglioramenti probabilmente sono legati alla disponibilità di agenti retrovirali migliori, di più opzioni per i soggetti che sviluppano resistenze, meno interazioni tra farmaci, migliore gestione delle infezioni opportunistiche e all’introduzione di programmi di screening e prevenzione”.

 Secondo le autrici dell’editoriale che commenta l’articolo, Ingrid Katz e Brendan Maughan-Brown, la sfida ora è, oltre a riuscire a individuare i soggetti asintomatici, far sì che inizino i trattamenti e ottimizzare l’aderenza. Sono dunque necessari “interventi per migliorare la consapevolezza dei molti benefici legati a un inizio tempestivo della terapia antiretrovirale e placare le paure sulla tossicità dei farmaci, specialmente in quelle persone che si sentono in salute e percepiscono la terapia antiretrovirale più come un rischio immediato che un beneficio”.

Sapere che l’aspettativa di vita delle persone con HIV si sta avvicinando a quella della popolazione generale, secondo gli autori della ricerca, è importante per motivare le persone a rischio a fare l’esame per l’HIV e per persuadere le persone infettate a iniziare la terapia antiretrovirale immediatamente, in quanto tanto più efficace, quanto prima è avviata.

Fonti
The Antiretroviral Therapy Cohort Collaboration. Survival of HIV-positive patients starting antiretroviral therapy between 1996 and 2013: a collaborative analysis of cohort studies. Lancet HIV Published: 10 May 2017 http://dx.doi.org/10.1016/S2352-3018(17)30066-8
KatzIT, Maughan-Brown B. Improved life expectancy of people living with HIV: who is left behind? Lancet HIV Published: 10 May 2017 OI: http://dx.doi.org/10.1016/S2352-3018(17)30086-3

Leggi anche
European HIV Continuum of Care Working Group. The human immunodeficiency virus continuum of care in European Union countries in 2013: Data and Challenges. Clin Infect Dis 2017; 64(12): 1644-56. doi: 10.1093/cid/cix212.

Dalla BAL
HIV: ritorno al paziente?, 25 novembre 2016.
Infezioni sessualmente trasmesse e HIV: i dati del telefono verde dell’ISS, 28 luglio 2016.
HIV e AIDS: a che punto siamo?, 4 dicembre 2015.

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