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Ictus e TIA: cure tempestive e appropriate la chiave del successo

Pubblicato mercoledì 27 Aprile 2016

In caso di attacco ischemico transitorio o ictus lieve, la valutazione e l’intervento tempestivi in appositi reparti riducono sostanzialmente il rischio di eventi cardiovascolari o di morte nell’anno successivo.

Lo studio multicentrico pubblicato sul New England Journal of Medicine si è svolto nell’ambito del TIAregistry.org project. Sono stati arruolati, dal 2009 al 2011, 4789 pazienti provenienti da 61 centri in 21 paesi, compresa l’Italia, che ha partecipato con 117 soggetti. Le persone incluse nello studio avevano avuto un attacco ischemico transitorio (TIA) o un ictus lieve, ed erano state trattate in centri specializzati. Il 78.4% dei pazienti era stato valutato da specialisti entro 24 ore dall’esordio dei sintomi. Il 33.4% dei pazienti aveva avuto un infarto acuto cerebrale, il 15.5% aveva avuto almeno una stenosi extracranica  di almeno il 50%, e il 10.4% aveva avuto fibrillazione atriale.

Il rischio a 1 anno di ictus è stato del 5.1% e quello per l’esito composito (ictus ischemico o emorragico, una sindrome coronarica acuta o morte per cause cardiovascolari) del 6.2%. Risultati molto migliori di quelli riportati da studi precedenti, che in casi analoghi avevano stimato un rischio a 3 mesi di ictus o di sindrome coronarica acuta dal 12 al 20%.

Quali i predittori di un nuovo ictus entro 1 anno? È stata esaminata l’associazione del punteggio ABCD2 per il rischio di ictus, degli infarti multipli sulla base  di tecniche di imaging cerebrale e aterosclerosi delle grandi arterie. Il punteggio ABCD2 viene calcolato sulla base di età, pressione, caratteristiche cliniche, durata dei sintomi e presenza o assenza di diabete. Vengono considerati ad alto rischio i pazienti con punteggi da 6 a 7. Ma lo studio del NEJM ha evidenziato che il 22% di ictus che si sono osservati nell’anno successivo si è verificato in pazienti con punteggi inferiori a 4. In questi casi, gli altri predittori indipendenti di ictus erano aterosclerosi delle grandi arterie e infarti cerebrali multipli alla MRI. Questi ultimi sono dunque ulteriori fattori di rischio da tenere in considerazione.

Nell’editoriale di commento allo studio si osserva che “il TIAregistry.org project ci consegna una serie di importanti messaggi di rilevanza clinica”, come quello relativo ai fattori di rischio, appena citato. Inoltre, l’assistenza tempestiva alle persone con TIA o ictus di lieve entità in reparti dedicati “sicuramente funziona”. La rapidità della diagnosi ha portato all’efficace implementazione di trattamenti preventivi basati sulle evidenze. Funziona anche l’aderenza alle terapie, che a 12 mesi dagli eventi era simile a quella che si aveva al momento delle dimissioni.

“Questo studio dovrebbe convincere chi eroga assistenza e i policy maker a introdurre i cambiamenti necessari nella gestione degli ictus per assistere in modo efficace non solo i soggetti con ictus acuto, ma anche quelli con TIA o ictus lievi. I risultati del TIAregistry.org project”, aggiungono gli autori dell’editoriale, “forniscono sostegno all’importanza di unità specializzate per l’assistenza dei pazienti con TIA o ictus lievi dove possono essere effettuate rapide valutazioni diagnostiche e trattamenti preventivi tempestivi basati sulle prove”.

Fonti:
Amarenco P, Lavallée PC, Labreuche J, et al. One-year risk of stroke after transient ischemic attack or minor stroke. N Engl J Med 2016; 374:1533-42.
Sacco RL, Rundek T. The value of urgent specialized care for TIA and minor stroke. N Engl J Med 2016; 374:1577-9.

La videosintesi del NEJM: Risk of Stroke after TIA

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