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Immigrazione e ospedalizzazione in una Asl del Lazio

Pubblicato giovedì 18 febbraio 2016

Quale l’uso dei servizi sanitari da parte della comunità straniera e in particolare dei migranti? Quale il fabbisogno di salute?

Dati interessanti, e per alcuni versi sorprendenti, emergono da uno studio condotto dall’Asl Roma G*: “Proprio per l’elevata presenza straniera, il territorio della Asl Roma G costituisce un ottimo terreno per misurare i bisogni reali della popolazione straniera”, fanno notare gli autori della ricerca pubblicata su Politiche Sanitarie, che ha analizzato due aspetti dell’assistenza ospedaliera: i ricoveri acuti ordinari e le prestazioni di pronto soccorso (dal 2012 al 2014), “particolarmente utili a rappresentare la domanda di popolazioni deprivate che sottoutilizzano i servizi territoriali”.

Le caratteristiche della popolazione studiata

Nell’anno 2014, sulla base dei dati Istat, gli stranieri residenti mell’ASL Roma G ufficialmente censiti rappresentavano l’11,5% della popolazione totale a fronte di una media regionale pari al 10,5%. In due distretti sociosanitari della Asl Roma G, quelli di Monterotondo e Guidonia, la proporzione di cittadini stranieri raggiunge rispettivamente il 14,1% e il 12,1%. Nel 2011 il 97,7% degli stranieri residenti nel territorio aziendale proveniva da Paesi a forte pressione migratoria . Nel Comune di Roma tale percentuale risultava inferiore, ma si attestava comunque intorno al 91%. In sostanza la questione della comunità straniera si sovrappone in larga misura, e anzi nella Asl Roma G di fatto coincide con quella dei migranti.

I risultati principali

  • Tra i migranti, rispetto alla popolazione italiana, sono stati osservati tassi standardizzati più elevati di ricovero (77,0‰ vs 65,9‰) e di accesso al PS (386,2‰ vs 326,0‰) e una maggiore tariffa pro-capite sia nell’ambito dell’acuzie (214,8 € vs 192,8 €) sia dell’emergenza (58,1 € vs 51,3 €).
  • I migranti utilizzano i servizi sanitari soprattutto per le patologie perinatali e le malattie ostetrico-ginecologiche. I tassi di accesso al pronto soccorso per sintomi o disturbi ostetrico-ginecologici sono doppi nelle donne straniere, rispetto a quelle italiane (70‰ vs 35,5‰).
  • L’uso inappropriato dei servizi è risultato inferiore nella popolazione migrante rispetto a quella italiana, sia tra i maschi (12,6% vs 14,8%), sia tra le femmine (12,5% vs 15,7%). Considerando ambedue i sessi, il ricorso inappropriato è pari al 12,5% tra i migranti e al 15,2% tra gli italiani.

Nella Asl Roma G la popolazione migrante è di prevalente origine romena, i risultati ottenuti non sono pertanto generalizzabili, ma possono essere considerati validi per quei territori, come il Comune di Roma e la Provincia di Roma, nei quali sulla base dei dati Istat predomina l’immigrazione di origine romena.

“Si può ragionevolmente concludere che il maggior uso dell’ospedale da parte dei migranti sia, nella Asl Roma G, legato ad un bisogno più elevato e non ad un uso inappropriato dei servizi,” fanno notare gli autori. E, il maggiore bisogno di salute sembra riguardare in massima parte l’area materno-infantile. D’altronde il tasso generico di natalità nella Asl Roma G risulta di gran lunga maggiore nella popolazione straniera. “Sulla problematica materno-infantile è importante tenere presente che le comunità migranti sono portatrici di costumi, sensibilità culturali e condizioni di vita che pongono problemi di integrazione sociale dalle forti implicazioni sanitarie”, osservano gli autori dello studio, che concludono: “Comunque, prima di trarre conclusioni definitive sul diverso approccio culturale ai problemi materno-infantili da parte della comunità dei migranti, occorre considerare il possibile ruolo confondente della condizione sociale, che non è possibile esplorare correttamente con i flussi informativi attuali ma che è plausibile sia di livello inferiore nelle straniere rispetto alle italiane. Queste considerazioni suggeriscono che è necessario proporre alla popolazione migrante un programma complesso che accompagni la sensibilizzazione culturale a un’offerta di servizi mirati ad un’area sociale debole e perciò difficilmente raggiungibile. Sembra questa la modalità di intervento migliore per accelerare il processo di adattamento (apprendimento, aggiustamento dei comportamenti) della popolazione migrante.”

De Luca C, Volponi MT, Bracco D. Immigrazione e ospedalizzazione nella Asl Roma G. Politiche sanitarie 2015;16(4): 219-29.

*La ASL RM G (dal 1° gennaio 2016 ridenominata ASL Roma 5) comprende i distretti sanitari di Monterotondo, Guidonia, Tivoli, Subiaco, Palestrina e Colleferro.

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