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Infezioni ospedaliere: l’esperienza del San Filippo Neri

Pubblicato martedì 17 novembre 2015

La sorveglianza delle infezioni in un’organizzazione sanitaria (IOS) è alla base della politica di controllo del rischio infettivo. La sorveglianza può essere fondata su dati di laboratorio, oppure sui dati clinici (sorveglianza attiva). Nel 2002, a scopo sperimentale, è stata attivata una sorveglianza attiva delle IOS nell’ospedale San Filippo Neri di Roma. Nel 2003 la Regione Lazio ha riconosciuto a questo programma il Premio Regionale all’Eccellenza in Sanità (2a edizione). La sorveglianza delle IOS in area critica, al S. Filippo Neri, è proseguita fino al presente. L’articolo pubblicato sul Giornale Italiano Multidisciplimare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie (GImPIOS) fornisce un rapporto sintetico dell’esperienza per il periodo 2002-2013.

Lo studio. Dal maggio 2002 è stata implementata una sorveglianza attiva delle IOS in area critica. Il programma prevede la rilevazione giornaliera delle IOS, dei tassi di utilizzazione dei device di supporto alla clinica, della degenza media dei pazienti infetti. Queste informazioni sono restituite agli operatori mediante rapporti semestrali e eventi formativi.

La sorveglianza ha individuato, nel periodo 2002-13, 1658 episodi di IOS negli adulti, pari a una densità di incidenza (DI) di 19,5/1000 giornate di degenza. All’inizio del programma (2002), si è rilevata una DI pari a 49,3/1000 giornate di degenza, mentre tale valore è sceso a 8,1/1000 gg-deg. nel 2013: la differenza corrisponde all’ 41,3 casi di IOS/1000 gg-deg. ed è statisticamente significativa. La maggiore diminuzione ha riguardato le batteriemie (CRBSI) e le infezioni delle basse vie respiratorie (PNEU-LRI cumulate).

I risultati mostrano un decremento delle IOS. I tassi rilevati nel 2013 sono circa 1/6 di quelli della fase pilota 2002 e circa 1/3 della prima fase a regime (2003). Per PNEU-LRI e CRBSI la riduzione è proseguita nel tempo. I dati suggeriscono che ciò è attribuibile solo in parte alla diminuzione della degenza media e alla riduzione d’uso dei devices. Al contrario, la sorveglianza e il ritorno delle informazioni agli operatori sembrano aver giocato un ruolo chiave. “L’esperienza di sorveglianza descritta si è caratterizzata per lunga durata e dinamica integrazione con le attività del Comitato Infezioni Ospedaliere e quelle dei reparti”, osservano Marcello Meledandri (ASL Roma E/Ospedale San Filippo Neri) e collaboratori commentando la ricerca. E l’esperienza di sorveglianza “negli anni ha documentato da un lato la riduzione dell’incidenza delle IOS, dall’altro ha costituito uno stimolo continuo per l’aggiustamento delle pratiche clinico-assistenziali e per la crescita della cultura della sicurezza tra gli operatori.” Globalmente, i risultati hanno indicato un significativo decremento delle IOS.

Sono tutti dati che testimoniano “un successo clinico, assistenziale e organizzativo, per molti versi superiore alle attese”, dicono gli autori dell’articolo, e concludono: “L’efficacia e la sostenibilità a lungo termine della sorveglianza in ICU hanno permesso di replicare, quando necessario, il modello in altri reparti di degenza per acuti, specie chirurgici (ortopedia, cardiochirurgia chirurgia generale).

Fonte:
Meledandri M, Cerquetani F, Nicastri E et al. Sorveglianza attiva delle IOS nell’area critica di un ospedale di Roma. Gimpios 2015;5(2):73-81.

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