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Invito alla lettura | 20 Febbraio 2014

Pubblicato giovedì 20 Febbraio 2014

È la prima causa di morte tra i fattori potenzialmente oggetto di prevenzione e sono circa 6 milioni le persone che ogni anno nel mondo perdono la vita per il fumo di sigaretta (Tobacco Control doi: 10.1136/tobaccocontrol-2011-050338). Ne ha parlato il BMJ dando però una buona notizia: per la prima volta in 80 anni la prevalenza dei fumatori in Gran Bretagna è scesa sotto il 20 per cento (10.1136/bmj.g1378). Stiamo andando verso un futuro tobacco-free?

Altro grande problema di salute pubblica: il consumo di alcol. Sul Lancet, i risultati di uno studio confermano che i danni nei forti bevitori sarebbero certamente ridotti se fosse introdotta una misura da tempo auspicata, il cosiddetto ”minimum alcohol unit price”. Ne aveva già parlato il BMJ qualche settimana fa, sottolineando però come l’azione di lobbying delle industrie produttrici di bevande alcoliche avesse ostacolato le decisioni del governo (BMJ 2014;348:f7646, doi: 10.1136/bmj.f7646).

Sia nel caso del tabacco (per esempio introducendo il divieto di fumare nelle automobili che ospitano bambini), sia in quello dell’alcol, l’indirizzo da dare alle politiche sanitarie sarebbe chiaro: non così nel caso dello screening mammografico, osserva la Editor’s Choice del BMJ della scorsa settimana. Uno studio randomizzato canadese ha nuovamente dimostrato che lo screening mammografico annuale non ha effetto sulla mortalità per cancro della mammella (doi: 10.1136/bmj.g366, doi: 10.1136/bmj.g1403). Questi nuovi dubbi sull’utilità della prevenzione hanno suscitato reazioni violente, come quella dell’American College of Radiology che in un comunicato stampa ha dichiarato: “The results of this BMJ study, and others resulting from the CNBSS trial, should not be used to create breast cancer screening policy as this would place a great many women at increased risk of dying unnecessarily from breast cancer.”

È importante che il confronto sia il più trasparente possibile e, a proposito di apertura dei dati, è significativo il contributo di Jeffrey Drazen, editor del New England Journal of Medicine, che invita a leggere il documento dell’Institute of Medicine a proposito di Open Data: è un tema interessante e controverso, tra la necessità di rendere accessibili le informazioni e l’obbligo di garantire la riservatezza dei dati sensibili derivanti dalla ricerca. Sullo stesso fascicolo del NEJM un’altra Perspective interessante commenta il confronto tra la Food and Drug Administration e la società 23andMe (di proprietà della moglie di uno dei due fondatori di Google…): è in gioco la dialettica tra diritto individuale a disporre dei dati del proprio genoma e attività di tutela (per qualcuno… paternalistica) da parte delle istituzioni che vorrebbero proteggere il cittadino dai rischi di ricevere informazioni errate o fuorvianti. Il sospetto è che, su queste questioni, il dibattito sia solo all’inizio…

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