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Ipertensione: farmaci a confronto in una revisione Cochrane

Pubblicato giovedì 9 febbraio 2017

I betabloccanti sono efficaci quanto altri farmaci nel trattamento dell’ipertensione?

Secondo una recente revisione Cochrane, i betabloccanti non sarebbero efficaci quanto altre classi di farmaci, come i diuretici, i calcioantagonisti, gli inibitori del sistema renina-angiotensina, nella prevenzione di morte, ictus e infarto.

Nella revisione sistematica sono stati analizzati i dati di 13 trial randomizzati controllati che confrontavano betabloccanti vs placebo (4 RCT, 23.613 partecipanti); vs diuretici (5 RCT, 18.241 partecipanti), vs calcioantagonisti (CCBs) (4 RCT, 44,825 partecipanti); vs inibitori del sistema renina-angiotensina (RAS) (3 RCT, 10.828 partecipanti). 40,245 partecipanti assumevano betabloccanti (nei 3 quarti dei casi atenololo). Gli RCT sono stati condotti tra il 1970 e il 2000 e la maggior parte era ad alto rischio di bias.

Non c’era differenza nella mortalità per tutte le cause tra betabloccanti e placebo, diuretici o inibitori del sistema renina-angiotensina; la mortalità era invece superiore con i betabloccanti vs CCBs (RR 1.07, 95% CI 1.00 – 1.14).

Il rischio di malattie cardiovascolari era inferiore con i betabloccanti vs placebo (RR 0.88, 95% CI 0.79 – 0.97) (la diminuzione, in particolare, si registrava nel numero di ictus, dal momento che non c’erano differenze nelle cardiopatie ischemiche, CHD); l’effetto dei betabloccanti invece era peggiore rispetto ai CCBs (RR 1.18, 95% CI 1.08-1.29) ma non era diverso da quello dei diuretici o degli inibitori di RAS. Inoltre con i betabloccanti c’era un aumento degli ictus rispetto ai CCBs (RR 1.24, 95% CI 1.11-1.40) e agli inibitori di RAS (RR 1.30, 95% CI 1.11-1.53). Nell’unico trial che coinvolgeva partecipanti di età pari o superiore a 65 anni, l’atenololo era associato a un aumento dell’incidenza di cardiopatie ischemiche rispetto ai diuretici (RR 1.63, 95% CI 1.15-2.32). I partecipanti che assumevano betabloccanti, inoltre, avevano più probabilità di sospendere il trattamento a causa di eventi avversi rispetto a quelli che assumevano inibitori di RAS (RR 1.41, 95% CI 1.29-1.54); c’erano invece differenze minime o nulle rispetto a placebo, diuretici o CCBS.

Secondo gli autori della review, i betabloccanti, nelle persone con ipertensione:

  •  non determinano differenze in termini di mortalità, il loro effetto infatti sembra essere simile a quello dei diuretici e degli inibitori di RAS; sono però meno efficaci dei calcioantagonisti;
  • potrebbero ridurre il numero di ictus, con un effetto simile a quello dei diuretici; ma potrebbero non essere altrettanto efficaci quanto gli inibitori di RAS o i calcioantagonisti
  • potrebbero avere un effetto minimo sul numero di infarti; le evidenze suggerirebbero che questo effetto potrebbe non essere diverso da quello prodotto dai diuretici, dagli inibitori di ASA o dai calcioantagonisti; tuttavia nelle persone di età pari o superiore ai 65 anni, le evidenze suggeriscono che potrebbero non essere efficaci quanto i diuretici nel ridurre gli infarti.

Inoltre, le persone che assumono betabloccanti hanno una probabilità maggiore di subire effetti collaterali e di sospendere il trattamento delle persone che assumono inibitori di RAS; mentre non sembrano esserci differenze sostanziali rispetto ai diuretici o ai calcioantagonisti.

Quali le implicazioni per la pratica clinica?
I risultati della revisione sistematica Cochrane suggeriscono che i betabloccanti “sono inferiori, come farmaci di prima linea, rispetto ai diuretici, agli inibitori di RAS e ai calcioantagonisti”, concludono gli autori.

Fonte
Wiysonge CS, Bradley HA, Volmink J, et al. Beta-blockers for hypertension. Cochrane Database Syst Rev. 2017 Jan 20;1:CD002003. doi: 10.1002/14651858.CD002003.pub5. (Review) PMID: 28107561

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