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L’angioplastica nell’angina stabile: quali informazioni ricevono i pazienti?

Pubblicato venerdì 29 maggio 2015

“Siamo preparati ad affrontare situazioni particolari che il caso clinico ci prospetta (un dolore atipico, una finestra toracica mal esplorabile, una coronaria anomala, una lesione alla biforcazione, un versamento pericardico iatrogeno)” scrive Marco Bobbio (cardiologo, membro del Consiglio Direttivo di Slow Medicine) su Recenti Progressi in Medicina, “ma non siamo preparati ad affrontare situazioni emotive e comunicative diverse, rischiando di compromettere un rapporto che deve essere basato sulla reciproca comprensione e fiducia.” Che tipo di informazione ricevono, per esempio, i pazienti con angina stabile sugli effetti di una eventuale angioplastica coronarica? Ricevono informazioni adeguate “alle conoscenze scientifiche correnti”?

I dati della letteratura indicano in modo coerente che l’angioplastica nei pazienti stabili

  • riduce i sintomi, ma…
  • non riduce l’incidenza di eventi

tuttavia

  • la stragrande maggioranza dei pazienti sovrastima la capacità dell’angioplastica nel modificare la storia naturale della malattia;
  • ritiene sul lungo periodo l’angioplastica più efficace rispetto alla modificazione dei fattori di rischio;
  • ha un’inadeguata percezione degli effetti indesiderati.

Eppure… se i pazienti vengono coinvolti nel processo decisionale, si riducono

  • il numero di procedure
  • il rischio di rivalse legali

L’angina stabile è dunque un caso tipico in cui il paziente può indirizzare la strategia terapeutica con la sua valutazione dei benefici e dei rischi, sulla base delle informazioni ricevute nel corso del colloquio con il medico.

Proprio di decisioni condivise parlerà Marco Bobbio alla BAL TALK 3:
Cosa sa il paziente informato?
Fandango Incontro
Roma, Via dei Prefetti 22
Giovedì 11 giugno 2015 – h 18.30
La locandina: BAL TALKS 3

Marco Bobbio è stato primario di Cardiologia all’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo e responsabile dei trapianti di cuore a Torino per 15 anni. Ha scritto per Bollati Boringhieri (1993) Leggenda e realtà del colesterolo – Le labili certezze della medicina; con Stefano Cagliano per Donzelli (2005) Rischiare di guarire – Farmaci, sperimentazione, diritti del malato. Per Einaudi ha pubblicato Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza (2004) e Il malato immaginato (2010). Fa parte del consiglio direttivo di Slow Medicine e presso l’Azienda S. Croce e Carle di Cuneo coordina il progetto Aziendale “Fare di più non significa fare meglio – Le 3 pratiche a rischio di inappropriatezza” insieme alla dottoressa Giorgetta Cappa.

Fonte:
Bobbio M. I pazienti di fronte alla decisione di sottoporsi ad angioplastica. Recenti Prog Med 2015;106(3):113-117.

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