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L’impatto dei programmi vaccinali in Italia: quanti casi di malattia e quanti morti evitati?

Pubblicato martedì 20 febbraio 2018

Un gruppo di ricercatori ha elaborato una stima del numero di casi di malattia e di morti evitati grazie ai programmi vaccinali: dati importanti, a fronte della crescente diffidenza verso i vaccini e disinformazione sull’argomento.

L’introduzione delle vaccinazioni ha determinato una forte diminuzione della morbosità e della mortalità dovuta alle malattie infettive nel corso dell’ultimo secolo. Tuttavia, una bassa percezione del rischio legato a tali malattie insieme alle crescenti preoccupazioni dei cittadini, ma anche di una parte degli operatori sanitari sulla sicurezza dei vaccini, ha portato a una riduzione della copertura vaccinale.

Per quantificare l’impatto dei programmi di vaccinazione sulla morbosità e mortalità in Italia, un gruppo di ricercatori, coordinati dal Dr. Patrizio Pezzotti del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, ha cercato di quantificare i casi di malattie infettive, per le quali esiste un vaccino, che sono stati evitati tra il 1900 (primo anno per il quale erano disponibili delle statistiche ufficiali) e il 2015, e il numero di morti evitate. Lo studio si è concentrato sui vaccini della prima infanzia contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella, malattia invasiva da meningococco.

Morti e casi evitati
I numeri relativi ai casi di malattia e di morte evitati dopo l’introduzione di specifici programmi di vaccinazione sono stati calcolati dopo aver stimato i casi che ci si sarebbe aspettati in assenza di vaccinazione.

Grazie alle vaccinazioni contro difterite, tetano e poliomielite (le tre malattie infettive con la mortalità più elevata nel secolo scorso) sarebbero state prevenute più di 70.000 morti.

Assumendo che la differenza tra i tassi di morbilità prima e dopo l’introduzione dei vaccini, e in particolare della vaccinazione universale, sia attribuibile solo ai programmi di vaccinazione, sarebbero stati evitati più di 4 milioni di casi. Di questi, circa il 35% avrebbe riguardato i bambini nei primi anni di vita. La difterite è stata la malattia con il maggior numero di casi evitati, seguita da parotite, varicella e morbillo (vedi tabella).

Gli autori ci tengono a precisare che i calcoli sono stati eseguiti assumendo che l’intera differenza di incidenza e mortalità sia da mettere in relazione con i programmi di vaccinazione. Sono tuttavia consapevoli del fatto che, per esempio, migliori condizioni igieniche e il crescente uso di antibiotici possano aver contribuito ad abbassare i tassi di morbosità e mortalità, indipendentemente dalle vaccinazioni.

Copertura vaccinale
La copertura vaccinale è un dato chiave per valutare la prestazione di un programma vaccinale. In Italia si è registrato un aumento fino al 2010, seguito da un trend in calo. In particolare, le coperture per i vaccini obbligatori si sono mantenute al di sopra della soglia target del 95% dal 2002 al 2013 per poi diminuire fino a circa il 93%.

La copertura vaccinale per morbillo, parotite e rosolia (MPR) è aumentata dal 2000 al 2010, fino a raggiungere il 91%, per poi diminuire drasticamente fino all’85%.

La copertura relativa alla vaccinazione contro la varicella in otto regioni pilota nel 2014 si è mantenuta da un minimo del 51% ad un massimo dell’84%.

Il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C è stato introdotto nei programmi vaccinali di tutte le regioni, superando a livello nazionale una copertura del 76%.

“Se non viene mantenuto un livello ottimale di copertura vaccinale, malattie che sono state temporaneamente eliminate in Italia, come poliomielite o difterite, possono riemergere perché gli agenti infettivi continuano a circolare in tutto il mondo”, avvertono gli autori della ricerca, e aggiungono: “In questo contesto, è importante quantificare gli effetti benefici dei vaccini per informare la cittadinanza sui loro vantaggi. Ed è per questo che abbiamo ricostruito i trend a lungo termine di 10 malattie prevenibili con i vaccini in Italia”. E concludono: “Grazie ai vaccini, sono stati evitati in Italia milioni di casi e migliaia di morti. I risultati di tale studio saranno molto utili per le future strategie vaccinali e per le politiche informative e di prevenzione indirizzate alla popolazione e agli attori coinvolti”.

Fonte:
Pezzotti P et al. The impact of immunization programs on 10 vaccine preventable diseases in Italy: 1900–2015.  Vaccine 2018; 36: 1435-1443.


Tabella 1. Tassi di morbosità e stima dei casi evitati dalla vaccinazione

Malattie prevenibili da vaccino Periodo di valutazione
pre-vaccinazione
Periodo di valutazione
post-vaccinazione
Tassi di morbositàmorbosità pre-vaccinazione
(per 100,000)
Tassi di morbosità post-vaccinazione
(per 100,000)
Numero di casi evitati
(I.C. 95%)
Difterite 1901-1938 1939-2015 53.03 11.42 1,832,142 (1,540,355-2,167,723)
Tetano 1955-1962 1963-2015 1.45 0.39 30,818 (29,905-32,824)
Poliomielite 1925-1963 1964-2015 5.23 0.06 198,279 (162,693-241,572)
Epatite B 1987-1990 1991-2015 5.52 2.53 41,675 (39,092-51,341)
Pertosse 1925-1994 1995-2015 42.79 3.97 234,958 (82,466-566,026)
Morbillo 1901-1998 1999-2015 183.16 5.93 277,417 (187,579-400,312)
Parotite 1936-1998 1999-2015 60.45 13.11 1,026,714 (634,083-1,624,411)
Rosolia 1970-1998 1999-2015 35.94 2.61 226,478 (158,679-319,240)
Varicella 1925-2002 2003-2015 86.91 124.65 679,512 (617,171-744,353)
Meningococco 1976-2004 2005-2015 0.84 0.27 1,563 (1,235-1,936)

I.C., intervallo di confidenza.
La vaccinazione contro la pertosse è stata raccomandata dal 1961, anno di introduzione del vaccino, ma la copertura è rimasta bassa fino al 1995, quando la vaccinazione è stata inclusa nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale.
La vaccinazione contro il morbillo è stata introdotta nel 1976, quella per la parotite nel 1982 e quella per la rosolia nel 1972. La copertura vaccinale è rimasta sempre bassa fino al 1999 quando la vaccinazione combinata MPR è stata inclusa nel programma nazionale di vaccinazione.
La vaccinazione contro la varicella è stata introdotta soltanto in 8 regioni con una copertura vaccinale nazionale del 30%.

Tabella 2. Tassi di mortalità e stima dei morti evitati dalla vaccinazione

Malattie prevenibili da vaccino Periodo di valutazione
pre-vaccinazione
Periodo di valutazione
post-vaccinazione
Tassi di mortalità pre-vaccinazione
(per 100,000)
Tassi di mortalità post-vaccinazione
(per 100,000)
Numero di morti evitati
(I.C. 95%)
Difterite 1900-1938 1939-2012 53.03 11.42 27,503 (17,883-39,292)
Tetano 1900-1962 1963-2012 1.45 0.39 34,946 (25,499-47,268)
Poliomielite 1929-1963 1964-2012 5.23 0.06 10,799 (9,566-12,181)

Per l’Epatite B non erano disponibili i dati di mortalità separati dalle altre epatiti virali; per le altre malattie non è stato stimato il numero di morti in quanto la mortalità prima dell’introduzione della vaccinazione mostrava già un trend in diminuzione e i tassi di mortalità risultavano comunque bassi.
I.C., intervallo di confidenza.

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