BAL Lazio

Notizie

Neonati prematuri: i rischi dell’inappropriatezza

Pubblicato mercoledì 20 luglio 2016

Meno del 60 per cento dei neonati prematuri viene trattato in Europa con le principali terapie di provata efficacia.

A questa conclusione è arrivato uno studio osservazionale multicentrico  condotto in 19 regioni europee di 11 paesi che sono coinvolte nel progetto EPICE (Effective Perinatal Intensive Care in Europe for very preterm births).

La popolazione coinvolta: tra il 2011 e il 2012, nei centri partecipanti allo studio, si sono avute 850mila nascite con 7336 neonati nati tra la 24° e la 31°+6 settimana di gravidanza senza anomalie congenite e ammessi nei reparti di neonatologia. Di questi, solo il 58.3% (n=4275) è stato sottoposto a tutte e quattro le principali terapie di provata efficacia. Con quali conseguenze? Una gestione basata sulle evidenze, tenendo conto sia di variabili cliniche che legate alla modalità di parto, comporterebbe una diminuzione del 18% della mortalità o della morbilità grave (Rischio relativo=0.82 95%IC 0.73-0.92).

Le pratiche di provata efficacia prese in esame

  1. Parto in una struttura con un livello appropriato di assistenza neonatale
  2. Somministrazione prenatale a donne a reale rischio di parto pretermine di un ciclo di corticosteroidi per la maturazione polmonare
  3. Prevenzione dell’ipotermia neonatale
  4. somministrazione di surfattante entro 2 ore dalla nascita oppure nCPAP (nasal continuous positive airway pressure) precoce per promuovere la funzionalità polmonare

Abbiamo visto che il 58.3% dei neonati viene trattato in conformità alle migliori evidenze e usufruisce di tutte e quattro le pratiche: si passa dal 75% dell’Estonia e di due regioni del Regno Unito, al 32% di Lisbona. Allo studio hanno partecipato anche strutture italiane, con percentuali di pratiche “evidence-based” al di sopra della media europea in Emilia Romagna (67.9%) e al di sotto nel Lazio (42.4% ) e nelle Marche (51.5%).

Cosa sarebbe successo se tutti i neonati avessero ricevuto l’assistenza appropriata, e non solo poco più della metà? Secondo le stime dello studio, si sarebbero registrati 310 morti anziché 431 e 285 casi di morbilità severa anziché 350. Sarebbero cioè morti 121 bambini in meno e ci sarebbero stati 65 casi in meno di patologie gravi.

L’editoriale che commenta l’articolo conclude con la considerazione che “mettere in pratica le buone evidenze è una massima priorità per le famiglie di neonati prematuri vulnerabili e per le figure professionali che se ne prendono cura”: questo, in un campo, la neonatologia, che è stato uno dei primi ad adottare i principi della medicina basata sulle prove di efficacia.

Sul sito Oggiscienza una delle ricercatrici del progetto, Marina Cuttini, epidemiologa dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, commenta l’esito della ricerca: “Probabilmente si può fare ancora molto per identificare le gravidanze a rischio e indirizzarle fin da subito in centri di terzo livello, o per organizzare reti di ospedali che sappiano reagire in modo tempestivo alle emergenze. Si possono mettere a punto nuovi protocolli di organizzazione dei servizi, da testare in appositi studi”.

Fonti
Davis PG, Owen LS, Manley BJ. Lost in translation: evidence to improve outcomes of very preterm infants. BMJ 2016;354:i3358.
Zeitlin J. Use of evidence based practices to improve survival without severe morbidity for very preterm infants: results from the EPICE population based cohort. BMJ 2016;354:i2976.
Progetto EPICE
Valentina Murelli. Strategie salvavita per neonati prematuri: in Europa si può fare meglio. Oggiscienza, Gravidanza e dintorni, 12 luglio 2016.

Archiviato in

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Accedi agli articoli

Adjuvant chemotherapy guided by a 21-gene expression assay in breast cancer
Sparano AJ et al.
The New England Journal of Medicine

Prophylactic vaccination against human papillomaviruses to prevent cervical cancer and its precursors
Arbyn M et al.
Cochrane Database of Systematic Reviews

Population-based cohort study on comparative effectiveness and safety of biologics in inflammatory bowel disease
Di Domenicantonio et al.
Clinical Epidemiology

Aspirin or Rivaroxaban for VTE prophylaxis after hip or knee arthroplasty
Anderson DR et al.
The New England Journal of Medicine

Incremental effects of antihypertensive drugs: instrumental variable analysis
Markovitz AA et al.
BMJ

Upright versus lying down position in second stage of labour in nulliparous women with low dose epidural: BUMPES randomised controlled trial
The Epidural and Position Trial Collaborative Group
BMJ

What evidence affects clinical practice? An analysis of Evidence-Based Medicine commentaries
Coombs C et al.
Evidence-Based Medicine

Gastric microbial community profiling reveals a dysbiotic cancer-associated microbiota
Ferreira RM et al.
Gut

Hormone Therapy for the Primary Prevention of Chronic Conditions in Postmenopausal WomenUS Preventive Services Task Force Recommendation Statement
US Preventive Services Task Force
JAMA

Effect of treatment delay on the effectiveness and safety of antifibrinolytics in acute severe haemorrhage: a meta-analysis of individual patient-level data from 40 138 bleeding patients.
Antifibrinolytic Trials Collaboration
Lancet

Prevalence of asthma-like symptoms with ageing
Jarvis D et al.
Thorax

Una finestra sull’open access

  • BMC Family Practice
  • BMC Medical Education
  • BMC Nursing
  • BMJ Open
  • PLOS Medicine

Reset della password

Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.