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Pubblicato lunedì 22 settembre 2014

Per celebrare i risultati del trial randomizzato PARADIGM-HF il New England Journal of Medicine non teme i toni enfatici e dichiara che forse “stiamo entrando in una nuova era nel trattamento dello scompenso cardiaco”. Lo studio (illustrato anche un video), presentato al congresso dell’European Society of Cardiology, ha dimostrato che una nuova molecola, un inibitore del recettore dell’angiotensina II e della neprilisina (LCZ696), è riuscita a ridurre la mortalità cardiovascolare del 20% in più in confronto all’aceinibitore enalapril. Uno degli autori della ricerca, Milton Packer (Southwestern Medical Center) ha dichiarato che la nuova molecola “cambia il decorso naturale della malattia”. Per illustrare, letteralmente, quanta strada è stata fatta (e quanta ne rimane da fare), la rivista americana ha pubblicato una timeline interattiva con i dati principali dei 26 trial randomizzati controllati pubblicati sul New England Journal of Medicine dal 1986 a oggi.

Un’altra ricerca molto importante per la medicina generale, nell’ambito della prevenzione cardiologica, potrebbe essere quella pubblicata sul Lancet dalla Blood Pressure Lowering Treatment Trialists’ Collaboration: gli autori si sono chiesti se, per le terapie antiipertensive, non sia possibile applicare lo stesso criterio usato per i trattamenti ipolipemizzanti, modulandole in funzione del rischio cardiovascolare individuale. La metanalisi ha incluso 11 trial e più di cinquantamila pazienti, randomizzati a trattamento con farmaci antiipertensivi o placebo, oppure a regimi più o meno aggressivi. I risultati suggeriscono che “il trattamento antiipertensivo andrebbe indirizzato a coloro con un maggior rischio cardiovascolare… Un approccio basato sul rischio probabilmente è più costo-efficace di un approccio basato solo sulla pressione, e potrebbe contemporaneamente ridurre il numero dei pazienti trattati”, concludono gli autori.

A proposito di ipertensione e malattie cardiovascolari, segnaliamo una serie di articoli sugli effetti del consumo di sodio alimentare pubblicati sul New England Journal of Medicine: i risultati sono brillantemente sintetizzati in una animazione che fa vedere, in modo efficacissimo, che un’assunzione di sodio quotidiana compresa tra i 3 e i 6 grammi è associata a un rischio inferiore di morte o di eventi cardiovoscalari rispetto sia a livelli inferiori ai 3 grammi sia a livelli superiori ai 6 grammi. Gli autori del gruppo PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology) suggeriscono che potrebbe essere più utile consigliare diete di qualità, ricche di potassio, piuttosto che concentrarsi su aggressive riduzioni del consumo di sodio.

Fonti:
McMurray JJ1, Packer M, Desai AS, Gong J, Lefkowitz MP, Rizkala AR, Rouleau JL, Shi VC, Solomon SD, Swedberg K, Zile MR; PARADIGM-HF Investigators and Committees. Angiotensin-neprilysin inhibition versus enalapril in heart failure. N Engl J Med. 2014 Sep 11;371(11):993-1004. doi: 10.1056/NEJMoa1409077.
Jessup M. Neprilysin inhibition–a novel therapy for heart failure. N Engl J Med. 2014 Sep 11;371(11):1062-4. doi: 10.1056/NEJMe1409898.
Blood Pressure Lowering Treatment Trialists’ Collaboration, Sundström J, Arima H, Woodward M, Jackson R, Karmali K, Lloyd-Jones D, Baigent C, Emberson J, Rahimi K, MacMahon S, Patel A, Perkovic V, Turnbull F, Neal B. Blood pressure-lowering treatment based on cardiovascular risk: a meta-analysis of individual patient data. Lancet 2014; 384(9943): 591-8. doi: 10.1016/S0140-6736(14)61212-5.
Oparil S. Low Sodium Intake: Cardiovascular Health Benefit or Risk? N Engl J Med 2014; 371:677-679August 14, 2014DOI: 10.1056/NEJMe1407695
O’Donnell M1, Mente A, Rangarajan S et al. Urinary sodium and potassium excretion, mortality, and cardiovascular events. N Engl J Med 2014; 371(7): 612-23. doi: 10.1056/NEJMoa1311889.

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