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Quanto costa un’epidemia di morbillo?

Pubblicato venerdì 3 agosto 2018

Nel 2000 gli Stati Uniti hanno dichiarato l’eradicazione ufficiale del morbillo, visto il lungo periodo di assenza di trasmissione seguito alla raccomandazione del vaccino MPR in 2 dosi e a una copertura vaccinale costantemente sostenuta a livello nazionale. Tuttavia la malattia resta endemica in molte parti del mondo e le persone che la contraggono all’estero possono trasmetterla a quelle suscettibili negli Stati Uniti, con un potenziale effetto epidemico.

Che è ciò che accadde nel 2013.

Il 13 marzo di quell’anno un adolescente non vaccinato tornò a New York dopo essere stato infettato dal morbillo durante una visita a Londra. Quel primo caso provocò la più grande epidemia di morbillo di New York dal 1992, prima ancora che la malattia fosse eliminata negli Stati Uniti.

Lo studio pubblicato su Jama Pediatrics fa il punto su quella storica epidemia e sui costi associati sostenuti dal New York City Department of Health and Mental Hygiene (DOHMH) per la risposta e il contenimento dell’epidemia.

In quell’anno, nella sola città di New York furono rilevati 58 casi di infezione e individuati 3351 contatti, con il 78% dei casi eleggibili tra i non vaccinati a causa di rifiuto o ritardo intenzionale. L’età media dei pazienti trattati era di 3 anni (range 0-32 anni). Per nessuno dei pazienti era documentata la vaccinazione prima della presunta esposizione al virus del morbillo.

Il morbillo presenta il conto
I costi diretti totali ammontarono 394.448 dollari con 10.054 ore di lavoro da parte del personale addetto per rispondere e controllare l’epidemia. L’epidemia richiedeva l’assistenza di un gran numero di dipendenti, di cui quasi un terzo svolgeva mansioni al di fuori dei luoghi abituali di lavoro, e quasi la metà lavorava per un ufficio diverso dal Bureau of Immunization in cui si svolgono di norma le indagini sul morbillo. L’assistenza necessaria ha comportato il reindirizzamento delle risorse lontano da altre attività di sanità pubblica. Tra l’altro le cifre in questione non tengono conto dei costi indiretti per i pazienti e la società nel suo complesso, quindi il costo totale dell’epidemia di morbillo è sicuramente sottostimato.

Riflessioni
Il focolaio di morbillo è stato alimentato dall’introduzione del virus in un piccolo numero di famiglie che avevano rifiutato la vaccinazione. La diffusione del morbillo in bambini troppo piccoli per essere vaccinati e il ritardo della vaccinazioni ha consentito all’epidemia di diffondersi. Cluster di persone che rifiutano o rinunciano alla vaccinazione, come si è osservato anche in altri focolai, permettono lo scoppio di epidemie anche a partire da un singolo caso di morbillo. Inoltre, poiché il morbillo è relativamente raro negli Stati Uniti nell’era della post-vaccinazione, non tutti gli operatori sanitari hanno familiarità con la malattia, mentre il riconoscimento rapido del morbillo e l’isolamento rapido di casi sospetti in strutture sanitarie è fondamentale per ridurre il numero delle esposizioni.

D’altra parte, un notevole vantaggio nel contrasto all’epidemia è derivato in questo caso dalla localizzazione delle comunità colpita (Manhattan è un’isola) e dall’alta copertura vaccinale della popolazione di New York: almeno 1 dose di vaccino MMR per il 96,8% dei bambini di età compresa tra i 19 e i 35 mesi secondo le stime del National Immunization Survey 2013.

Fonte
Rosen JB et al. Public health consequences of a 2013 measles outbreak in New York City. JAMA Pediatr Published online July 30, 2018. doi:10.1001/jamapediatrics.2018.1024

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