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Sicurezza dei vaccini antinfluenzali in gravidanza

Pubblicato mercoledì 31 Luglio 2019

In uno studio recentemente pubblicato sul BMJ non risultano associazioni tra l’esposizione in gravidanza al vaccino influenzale H1N1 (pH1N1) del 2009 e la maggior parte degli esiti pediatrici a 5 anni, anche se sono state osservate piccole associazioni con la riduzione delle infezioni gastrointestinali e l’aumento dell’asma.

Durante la gravidanza, le donne sono più suscettibili ai virus influenzali a causa del fisiologico abbassamento delle difese immunitarie. Ma il tema della sicurezza e dell’efficacia del vaccino antinfluenzale durante la gravidanza è ancora comprensibilmente rilevante per i medici e l’opinione pubblica, sia rispetto agli esiti in utero sia rispetto a quelli più a lungo termine.

Lo studio di coorte osservazionale è stato progettato per identificare eventuali associazioni tra l’esposizione al vaccino influenzale pH1N1 durante la gravidanza e gli esiti negativi sulla salute pediatrica. I dati sono stati prelevati da un registro nascite dell’Ontario (Canada), collegato ai database amministrativi sanitari. È stata inclusa la maggior parte dei neonati con madri che avevano documentato la vaccinazione per pH1NI, nati tra novembre 2009 e ottobre 2010 e sopravvissuti oltre il primo giorno di vita (104.249 individui). Da notare che 31.295 donne hanno ricevuto il vaccino pH1N1 durante la gravidanza.

I bambini sono stati seguiti fino all’età di 5 anni, per determinare i tassi di una molteplicità di esiti correlati, specifici (asma, infezioni, disturbi sensoriali e neoplasie) e non specifici (condizioni croniche pediatriche complesse, uso dei servizi sanitari ospedalieri o in urgenza), mortalità entro i 5 anni per tutte le cause.

Come accennato all’inizio, anche tenendo conto dei potenziali fattori confondenti, non sono state trovate associazioni significative per la maggior parte degli esiti. Le uniche eccezioni sono rappresentate da un’associazione debole, ma statisticamente significativa, tra l’esposizione in utero al pH1N1 e la diminuzione dei tassi di infezioni gastrointestinali (IRR 0,94, IC 95%, 0,91-0,98) e l’aumento del rischio di asma (HR aggiustato 1,05; IC 95%, 1,02-1,09). Infine, è stato osservato un aumento piccolo, ma statisticamente significativo, del tasso di danni per tutte le cause nei neonati esposti rispetto a quelli non esposti (IRR aggiustato 1,03, IC 95%, 1,01-1,05).

Nel complesso quindi i risultati indicano che la vaccinazione contro l’influenza del pH1N1 del 2009 in gravidanza non ha prodotto nei bambini esposti effetti negativi a 5 anni, un dato, oltre che rassicurante, anche coerente con un recente studio danese con gli stessi obiettivi. A questo punto non resta che aspettare le prossime ricerche in contesti diversi e con diverse formulazioni di vaccino antinfluenzale per costruire una robusta base di evidenze sugli esiti pediatrici a più lungo termine della vaccinazione antinfluenzale in gravidanza.

Fonti
Hviid A et al. Association between pandemic influenza a(h1n1) vaccination in pregnancy and early childhood morbidity in offspring. JAMA Pediatr 2017; 171 (3): 239-48.
Walsh LK et al. Health outcomes of young children born to mothers who received 2009 pandemic H1N1 influenza vaccination during pregnancy: retrospective cohort study. BMJ 2019; 366 :l4151

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