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Una BAL talk al confine tra due mondi

Pubblicato lunedì 4 giugno 2018

La BAL, dopo gli onori di casa di Marina Davoli, si apre con Giancarlo De Cataldo che passa in rassegna i grandi medici scrittori della storia della letteratura, a cominciare da Arthur Conan Doyle, inventore del celeberrimo personaggio di Sherlock Holmes che col suo modo di procedere nelle indagini si muove in territori non lontani dai percorsi seguiti dalla scienza medica.

Quando arriva il momento di Piero Borgia, l’autore de L’Antico Maestro non può sfuggire all’inevitabile confronto tra la medicina occidentale, allopatica ed evidence-based, che a volte sottostima il ruolo del rapporto tra curante e paziente, e la medicina orientale (cinese in particolare) col suo approccio olistico ed “esistenziale”, sempre attenta al soggetto e all’importanza della relazione. Borgia ricorda con tenerezza i suoi trascorsi da agopuntore, ma tende a considerarli parte di una fase che si è ormai conclusa, come il ’68, la contestazione e lo spirito ribellistico che permeava quei tempi, anche nell’ambiente medico.

Eppure alla medicina cinese riconosce ancora la prerogativa di non speculare sulla malattia del paziente come invece accade alla medicina occidentale. Un punto di vista che Laura Amato non condivide del tutto, perché la polarizzazione tra allopatici contro il paziente e omeopatici a favore del paziente non rispecchia la realtà delle cose.

Ennio Spadini prende la parola e propone la sua lettura da fisiatra della questione, ricorrendo agli aneddoti della vita professionale in un settore della medicina che sembra riassumere i due approcci di cui si discute.

Il passo è breve per la domanda delle domande. I due modi di fare medicina sono inconciliabili. È davvero impossibile mettere d’accordo medicine alternative ed EBM? La risposta negativa mette un po’ tutti d’accordo, con le sfumature del caso tra chi in questo modo derubrica la medicina alternativa a non medicina e chi semplicemente non crede che gli strumenti EBM siano in grado di misurarne l’efficacia.

Il dibattito poi slitta sul senso e la funzione dell’incertezza in medicina, un’incertezza intrinseca che medici e i pazienti non sembrano più in grado di affrontare adeguatamente.

Tra riflessioni sui destini della medicina, “pecore al guinzaglio” e letture di brani dell’Antico Maestro, la BAL talk si trasforma nello specchio del libro che si sta presentando, in cui somiglianze e differenze si fondono in un discorso più complesso e più ampio che riguarda il qui e ora della scienza medica ma anche il suo futuro, il rapporto con l’altro, la letteratura, il viaggio e la verità.

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