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Vitamina D e salute ossea: più mito che realtà

Pubblicato giovedì 18 ottobre 2018

L’integrazione di vitamina D – a lungo raccomandata per la salute delle ossa soprattutto delle persone anziane – non previene le fratture, le cadute né migliora la densità minerale ossea negli adulti, indipendentemente dalla dose, queste le conclusioni della più grande metanalisi a oggi disponibile, pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology. Non esiste quindi alcuna indicazione all’uso di questi integratori per la salute muscolo-scheletrica, ad eccezione della prevenzione di condizioni rare come il rachitismo e l’osteomalacia in gruppi ad alto rischio.

“Dall’ultima importante revisione nel 2014, sono stati pubblicati oltre 30 studi randomizzati  controllati sulla vitamina D e sulla salute delle ossa, quasi un raddoppio delle prove disponibili”, ha spiegato l’autore principale Mark Bolland, dell’Università di Auckland, Nuova Zelanda.

Lo studio
Nello studio sono stati raggruppati i dati di 81 studi randomizzati controllati (51.537 partecipanti) condotti su una popolazione di adulti, che hanno confrontato la somministrazione di vitamina D con nessuna somministrazione, con placebo o con bassi dosaggi di vitamina D.  La maggior parte degli studi ha esaminato solo la vitamina D, non prescritta in combinazione con integratori di calcio, per una durata inferiore all’anno. Il campione era composto soprattutto da donne di età superiore ai 65 anni (77% delle sperimentazioni) con dosi giornaliere di oltre 800 UI al giorno (68% delle prove).

L’integrazione con vitamina D non ha avuto effetto sulle fratture totali (36 studi; n = 44.790; RR 1,00, IC 95%, 0,93-1,07), frattura dell’anca (20 studi, n = 36.655, RR 1,11, IC 95%, 0,97-1,26) o cadute (37 studi; n = 34.144; RR 0,97; IC 95%, 0,93-1,02). La supplementazione di vitamina D non ha mostrato differenze clinicamente rilevanti neanche per la densità minerale ossea in qualsiasi sito (intervallo compreso tra lo 0,16% e lo 0,76% tra 1 e 5 anni). I risultati sono stati simili nelle analisi per sottogruppi basate sulle caratteristiche del disegno di studio o sulle alte e basse dosi di vitamina D.

I limiti
Le analisi riportate hanno mostrano alcuni limiti metodologici. Diversi studi che includono campioni piccoli  e di durata più breve tendevano a trovare effetti della vitamina D più forti rispetto a quelli più numerosi  e di durata più lunga.

Infine, a causa del numero limitato di studi con 25OHD al basale inferiore a 25 nmol / l (831 partecipanti), potrebbero essere necessarie ulteriori ricerche sull’effetto dell’integrazione con vitamina D a questi livelli.

I risultati di questi studi devono essere quindi interpretati con cautela dato che potrebbero non essere replicati in studi più grandi.

Il commento
Chris Gallagher, Centro medico dell’Università di Creighton, Omaha, USA, ha chiarito senza giri di parole le implicazioni generali dello studio: “Il contesto di questa analisi sta nel fatto che molti pazienti (e medici) sono stati persuasi da vari studi e social media che la vitamina D è un panacea. Questo pensiero ricorda il fervore che sosteneva l’uso diffuso di vitamina A, vitamina C e vitamina E anni fa, e tutte quelle affermazioni in seguito si sono rivelate clinicamente insussistenti… ”.

Fonte
Bolland MJ, Grey A, Avenell A. Effects of vitamin D supplementation on musculoskeletal health: a systematic review, meta-analysis, and trial sequential analysis. Lancet Diabetes Endocrinol 2018. 10.1016/S2213-8587(18)30265-1.

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