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Disuguaglianze e salute. Intervista a Sir Michael Marmot

Pubblicato martedì 14 febbraio 2017

Cosa è il gradiente sociale e quali sono le sue implicazioni per la salute? Cosa si può fare per ridurre le disuguaglianze nella salute? Risponde l’epidemiologo britannico Michael Marmot, per due giorni a Roma, all’Istituto Superiore di Sanità e al Senato, dove ha presentato il suo lavoro sulle disuguaglianze e sulle loro conseguenze sulla salute di tutti a un pubblico entusiasta.
Leggi l’approfondimento: http://tinyurl.com/z2gwgw3

 Di seguito la traduzione della videointervista.

Cosa è il gradiente sociale e quali sono le sue implicazioni per la salute?
La gente pensa che le disuguaglianze di salute rientrino nel problema molto ovvio che “le persone povere hanno una cattiva condizione di salute”. È facile pensare che sia così: la povertà e le miserevoli condizioni materiali, il cibo poco e scadente, e cose simili. Ciò che ho mostrato nel mio studio sugli impiegati del servizio pubblico (Studi Whitehall 1978-1984) è che tra persone non povere (perché coloro che lavorano per il governo non sono poveri, certo possono non essere ricchi, persino coloro che lavorano a livello dirigenziale non sono infatti tra i più ricchi, non sono banchieri o manager di fondi speculativi), tra queste persone c’era una gerarchia molto chiara e più in alto ti trovavi nella gerarchia, migliore era la tua salute e maggiori le aspettative di vita. Quindi la questione non riguardava i poveri o i ricchi, ma la posizione in cui ti trovavi nella gerarchia. Si tratta di un risultato veramente solido. Lo riscontriamo non solo tra gli impiegati statali britannici, ma nel paese nel suo insieme, è diffuso in tutta Europa, lo rileviamo in America Latina, in Asia, dappertutto. È un dato davvero solido. Quindi le disuguaglianze di salute non possono essere confinate al concetto “i poveri hanno una condizione di salute miserevole e tutti gli altri hanno un livello ragionevole di salute”. L’esistenza di un gradiente sociale implica che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione non solo alla povertà ma alle disuguaglianze. Le ripercussioni sono veramente molto vaste sia per la ricerca sia per la politica, ciò significa infatti che non dobbiamo ridurre solo la povertà ma migliorare le cose per tutta la società riducendo le disuguaglianze.

Cosa si può fare per ridurre le disuguaglianze nella salute?
Ho realizzato un rapporto, in Inghilterra, i cui risultati sono riportati nel libro “La salute disuguale”, seguendo l’intero corso della vita: lo sviluppo nella prima infanzia e l’importanza di investire in quella fase della vita, l’istruzione, l’occupazione e le condizioni di lavoro in modo che tutti abbiano almeno il reddito minimo necessario a garantire una vita sana, con uno sguardo anche alle comunità e all’ambiente, senza dimenticare il fumo, il bere, l’alimentazione, l’attività fisica, tutti fattori che normalmente consideriamo nella categoria della medicina preventiva, ma con un approccio alla prevenzione che tenesse conto dei determinanti sociali. Ciò di cui parlo sono le cause delle cause. Fumo, alcol, dieta sono cause di malattia. Noi dobbiamo mirare alle cause delle cause. Perché è meno probabile che le persone che si trovano a un basso livello sulla scala sociale abbiano una sana alimentazione, mentre è invece più probabile che fumino, più probabile che siano in sovrappeso. Dobbiamo affrontare le cause delle cause. C’è davvero tanto che possiamo fare, basandoci sulle migliori evidenze.

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