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Anticonvulsivanti per il trattamento della dipendenza da alcol

Pubblicato lunedì 9 Gennaio 2017

Pani PP, Trogu E, Pacini M, Maremmani I. Anticonvulsants for alcohol dependence. Cochrane Database of Systematic Reviews 2014, Issue 2. Art. No.: CD008544. DOI: 10.1002/14651858.CD008544.pub2.

Background
La dipendenza da alcol è un grave problema di salute pubblica caratterizzato da recidive e da numerose complicanze mediche e psicosociali. Oltre agli interventi psicosociali, vari trattamenti farmacologici sono stati o sono attualmente studiati in varie revisioni sistematiche Cochrane.

Obiettivi
Il principale obiettivo di questa revisione è valutare l’efficacia e il rapporto rischi/benefici degli anticonvulsivanti per il trattamento della dipendenza da alcol.

Strategia di ricerca
Sono state ricercate le seguenti banche dati elettroniche fino a ottobre 2013: il registro specializzato del Gruppo Cochrane Droghe e Alcol, PubMed, EMBASE e CINAHL.

Criteri di selezione degli studi
Suti controllati randomizzati (RCT) e studi clinici controllati (CCT) che confrontavano gli anticonvulsivanti da soli o in associazione con altri farmaci e/o interventi psicosociali verso il placebo, nessun trattamento o altri interventi farmacologici o psicosociali.

Raccolta e analisi dei dati
Sono state utilizzate le procedure metodologiche standard previste dalla Cochrane.

Risultati principali
25 studi, con un totale di 2641partecipanti, hanno soddisfatto i criteri per essere inclusi nella revisione.

La maggior parte dei partecipanti era di genere maschile, con un età media di 44 anni.

Negli studi inclusi, gli anticonvulsivanti erano confrontati col placebo (17 studi) altri farmaci (sette studi) e nessun farmaco (due studi). La durata media degli studi era di 17 settimane (range quattro-52 settimane).

Gli studi sono stati condotti in Nord America, Europa, Sud America, India e Tailandia. Le caratteristiche degli studi erano variabili sia per quanto attiene al disegno che agli strumenti di valutazione utilizzati. Per molti degli esiti principali, la qualità delle prove è risultata non buona principalmente a causa delle modalità con cui i pazienti venivano assegnati ai bracci di trattamento, che era poco chiara, e a causa della mancanza di cecità rispetto al trattamento sia dei pazienti sia degli operatori.

Anticonvulsivanti verso placebo: nessuna differenza per quanto attiene al numero di persone che abbandonavano precocemente il trattamento, 16 studi, 1675 partecipanti: RR 0.94 (95% IC da 0.74 a 1.19), qualità delle prove moderata e l’astinenza continuativa, 8 studi, 634 partecipanti: RR 1.21 (95% IC da 0.97 a 1.52), qualità delle prove moderata. Prove di qualità moderata suggeriscono che gli anticonvulsivanti riducono il numero di giorni in cui viene assunto alcol, 11 studi, 1126 partecipanti: MD -1.49 (95% IC da -2.32 a -0.65) e gli episodi di forte assunzione, 12 studi, 1129 partecipanti: SMD -0.35 (95% IC da -0.51 a -0.19). Inoltre non si sono evidenziate differenze rispetto al numero di persone che abbandonano precocemente il trattamento a causa di motivi medici, 12 studi, 1410 partecipanti: RR 1.22 (95% IC da 0.58 a 2.56), qualità delle prove moderata, tuttavia per specifici eventi avversi, nove studi, 1164 partecipanti, i risultati erano in favore del placebo per due su 18 eventi avversi considerati. Questi risultati sono stati confermati nelle analisi di sottogruppo che riguardavano il topiramato e parzialmente confermati per il gabapentin e il valproato.

Anticonvulsivanti verso naltrexone: non si sono evidenziate differenze rispetto al numero di persone che abbandonano precocemente il trattamento, cinque studi, 528 partecipanti: RR 0.74 (95% IC da 0.52 a 1.06), ai tassi di ricaduta grave, quattro studi, 427 partecipanti: RR 0.69 (95%IC da 0.44 a 1.07) e all’astinenza continuativa, cinque studi, 528 partecipanti: RR 1.21 (95% IC da 0.99 a 1.49); gli anticonvulsivanti erano associati ad un minor numero di giorni in cui viene assunto alcol in grandi quantità, tre studi, 308 partecipanti: MD -5.21 (95% IC da -8.58 a -1.83), a un minor numero di giorni con ricadute gravi, tre studi, 244 partecipanti: MD 11.88 (95% IC da 3.29 a 20.46) e a un minor tasso di abbandoni dovuti a effetti collaterali, tre studi, 245 partecipanti: RR 0.13 (95% IC da 0.03 a 0.58).

Conclusioni degli autori
Allo stato attuale, le prove disponibili non sono sufficienti per raccomandare l’utilizzo clinico degli anticonvulsivanti per il trattamento della dipendenza da alcol. Questi risultati sono condizionati dall’elevata eterogeneità e dallo scarso numero di studi, peraltro di non buona qualità, che confrontano gli anticonvulsivanti con altri farmaci. Questa incertezza lascia al clinico la responsabilità di scelta, valutando il rapporto benefici/rischi di questo trattamento rispetto agli altri disponibili.

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