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Carcere e oppioidi: alla ricerca delle strategie efficaci

Una recente revisione sistematica pubblicata su PLoS Medicine si è soffermata sugli interventi relativi agli oppiodi prima, durante e dopo la detenzione con l’obiettivo di migliorare la gestione del problema dell’abuso tra chi si trova negli istituti detentivi.

Il sovradosaggio da oppiodi è ormai considerato un problema emergente di salute pubblica a livello mondiale. Nel sistema di giustizia penale ha un particolare rilievo perché le persone con disturbi da dipendenza da oppioidi sono di più in proporzione rispetto alla popolazione generale e presentano anche un rischio più alto di mortalità correlata. Una recente metanalisi (Fazel et al.2017) ha stimato una prevalenza del 30% e 51% per disturbi da dipendenza di sostanze tra uomini e donne detenute, rispettivamente, e sottolinea una tendenza, negli ultimi 10 anni, ad un aumento generale nella prevalenza di questi disturbi in questa popolazione.

Ciononostante, poche strutture giudiziarie penali controllano abitualmente e adeguatamente le loro popolazioni alla ricerca del disturbo da uso di oppioidi adottando spesso un approccio centrato soltanto sull’astinenza e rinunciando del tutto alle possibilità di trattamento con gli agonisti degli oppioidi.

La ricerca (la prima a valutare gli effetti sia degli interventi di trattamento sia quelli preventivi durante e dopo la detenzione tra le popolazioni carcerarie adulte) affronta l’impatto del sovradosaggio correlato agli oppioidi e mette in evidenza le possibili strategie efficaci di salute pubblica. Sono stati presi in considerazione 2356 studi pubblicati tra il 2008 e il 2019, 46 dei quali hanno soddisfatto i criteri di inclusione nella revisione. Per la maggior parte (30) si trattava di studi condotti in Nord America, 9 in Europa e 7 in Asia/Oceania. I risultati degli studi sono stati sintetizzati considerando la fase in cui il trattamento farmacologico è stato somministrato rispetto al periodo di detenzione (pre-detenzione, durante la detenzione o post-detenzione)

I partecipanti sottoposti in una struttura correttiva a trattamento standard di mantenimento con metadone (MMT) o buprenorfina (BPN)/naloxone (NLX) erano quelli con i tassi più bassi di uso illecito di oppiacei, maggiore aderenza al trattamento, minor recidiva e più probabilità di lavorare 1 anno dopo il carcere. In più, i partecipanti in trattamento standard con agonisti degli oppioidi avevano un minor numero di overdose non fatali e una bassa mortalità.

I limiti principali della revisione derivano direttamente dalla notevole eterogeneità degli studi (diversi per disegno, popolazioni, trattamenti e risultati), che ha precluso una metanalisi. Tuttavia, dai risultati emerge piuttosto chiaramente che per mitigare l’impatto del fenomeno del sovradosaggio da oppioidi è cruciale incrementare le strategie di trattamento con agonisti degli oppioidi e di prevenzione all’interno delle strutture correzionali in un continuum – che include le fasi prima, durante e dopo il soggiorno in carcere – in grado di assicurare un adeguato collegamento nella cura post-detenzione.

Fonti
Malta M et al. Opioid-related treatment, interventions, and outcomes among incarcerated persons: A systematic review. PLoS Med. 2019;16(12):e1003002.
Fazel S, Yoon IA, Hayes AJ. Substance use disorders in prisoners: an updated systematic review and meta-regression analysis in recently incarcerated men and women. Addiction 2017;112:1725-39. pmid:28543749

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