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Interventi psicologici associati o meno a trattamenti farmacologici per smettere di fumare e prevenire le ricadute

Pubblicato giovedì 16 Febbraio 2017

9 revisioni valutano questo tipo di interventi: 8 per smettere di fumare e 1 per prevenire le ricadute. La maggior parte degli interventi studiati si è dimostrata efficace, mentre per pochi è impossibile trarre conclusioni circa l’utilità dell’intervento studiato sulla base dei dati disponibili.

Interventi dimostratesi di qualche utilità
Interventi di tipo comportamentale.
2 revisioni valutano l’efficacia di questo intervento per smettere di fumare. Una revisione (Lancaster 2009), con 30 RCT inclusi, valuta l’efficacia del counselling comportamentale, dimostrando che questo intervento aumenta il numero di persone che smettono sia rispetto agli interventi minimi, 22 studi, 9587 partecipanti, RR 1.39 (95%IC da 1.24 a 1.57) che associata alla NRT rispetto alla NRT da sola, 4 studi, 1732 partecipanti, RR 1.27 (95%IC da 1.02 a 1.59). Un’altra revisione (Stead 2008), 53 RCT inclusi, valuta l’efficacia delle terapie comportamentali di gruppo dimostrando che, per smetter di fumare, essa risulta più efficace degli interventi di auto-aiuto, 13 studi, 4375 partecipanti, RR 1.98 (95%IC da 1.60 a 2.46) e di nessun intervento, 8 studi, 1040 partecipanti, RR 2.71 (95%IC da 1.84 a 3.97); se confrontata con la terapia individuale, non si evidenziano differenze statisticamente significative tra i due interventi, né la terapia di gruppo sembra migliorare l’efficacia della terapia sostitutiva con nicotina.

Intervista motivazionale. 1 revisione (Lai 2010), 14 RCT inclusi, considera l’efficacia dell’intervista motivazionale per smettere di fumare, concludendo che può aiutare a smettere di fumare se confrontata con interventi brevi o di routine, 14 studi, 10538 partecipanti, RR 1.27 (95%IC da 1.14 a 1.42), ma i risultati vanno interpretati con cautela a causa della variabilità della qualità degli studi, della fedeltà al tipo di intervento e alla possibilità di bias di pubblicazione e nel riportare le misure di risultato. Un’altra revisione (Grimhaw 2010) considera l’efficacia dell’intervista motivazionale per aiutare i giovani a smettere di fumare evidenziando che approcci complessi mostrano di essere efficaci per la prevalenza di giovani astinenti a 30 giorni e a 6 mesi, soprattutto quelli che includono approcci motivazionali e comportamentali, 5 studi, 1419 partecipanti, RR 1.93 (95%IC da 1.28 a 2.90), tuttavia le prove disponibili non consentono di individuare un unico intervento da implementare. Gli autori sottolineano che per questo tipo di popolazione continua a esservi bisogno di grossi trial ben disegnati e condotti.

Interventi di auto-aiuto e counselling telefonico. Una revisione (Lancaster 2009), 68 studi inclusi, considera diverse forme di materiale di auto-aiuto: manuali, videocassette o cassette audio consegnate ai fumatori, contenenti informazioni sui danni del fumo e strategie per smettere di fumare, più recentemente sono disponibili anche programmi per computer. Il materiale di auto-aiuto risulta leggermente più efficace di nessun intervento, 19 studi, 22337 partecipanti, RR 1.24 (IC95% 1.11- 1.39), mentre non vi sono evidenze che l’intervento di auto aiuto associato ad altri quali avviso da parte di sanitari o NRT, ne potenzi l’efficacia. Il materiale mirato per singoli individui è più efficace di quello generico, 25 studi, 28189 partecipanti, RR 1.31 (95%IC da 1.20 a 1.42). Un’altra revisione (Stead 2009), 48 studi inclusi, valuta l’efficacia di interventi di counselling telefonico evidenziando che il counselling telefonico prolungato aiuta i fumatori interessati a smettere, 9 studi, 24904 partecipanti, RR 1.37 (95%IC da 1.26 a 1.50). Un protocollo con una – due chiamate è meno efficace. Un protocollo di tre – quattro chiamate è più efficace della semplice offerta di materiale di auto-aiuto, 27 studi, 16194 partecipanti, RR 1.34 (95%IC da 1.22 a 1.47), consiglio breve, 9 studi, 2953 partecipanti, RR 1.38 (95%IC da 1.14 a 1.68) e terapia farmacologia, 9 studi, 5664 partecipanti RR 1.16 (95%IC da 1.03 a 1.32).

Interventi per cui non è possibile trarre conclusioni circa l’utilità
Interventi di tipo comportamentale.
Hajek 2009, 54 RCT inclusi, valuta questo intervento rispetto alla sua capacità di prevenire le ricadute sottolineando che, al momento, non vi sono evidenze sufficienti che sostengono l’uso di specifici interventi comportamentali per la prevenzione delle ricadute.

Intervista motivazionale. Cahill 2010, 41 RCT inclusi, valuta l’efficacia di vari interventi confrontandoli tra loro stessi a seconda che considerino lo stadio motivazionale, cioè il livello attuale di motivazione dei partecipanti oppure no, e conclude che vi sono poche differenze significative tra gli interventi di auto-aiuto ed il counselling individuale. entrambi basati sul livello motivazionale, e gli stessi interventi quando non considerano il livello di motivazione del soggetto. Il valore additivo di adattare l’intervento allo stato di motivazione di chi vuole smettere è incerto.

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