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Interventi psicosociali per l’uso pericoloso, l’abuso e la dipendenza da benzodiazepine

Pubblicato lunedì 16 Gennaio 2017

Darker CD, Sweeney BP, Barry JM, Farrell MF, Donnelly-Swift E. Psychosocial interventions for benzodiazepine harmful use, abuse or dependence. Cochrane Database of Systematic Reviews 2015, Issue 5. Art. No.: CD009652. DOI: 10.1002/14651858.CD009652.pub2.

Background
Le benzodiazepine (BZD) hanno un effetto sedativo e ipnotico. Un uso a breve termine può portare benefici ma l’uso a lungo termine è abbastanza comune ed è associato a vari rischi per la salute oltre al potenziale insorgere della dipendenza sia in pazienti dipendenti da oppiacei che non.

Obiettivi
Valutare l’efficacia degli interventi psicosociali per trattare l’uso pericoloso, l’abuso e la dipendenza da benzodiazepine confrontati con interventi farmacologici, nessun intervento, placebo e altro tipo di intervento psicosociale nel ridurre l’uso di benzodiazepine in persone dipendenti o non dipendenti da oppiacei.

Strategia di ricerca
Sono stati ricercati il Registro Centrale Cochrane degli studi Controllati (CENTRAL, the Cochrane Library issue 12, 2014) che include il Registro Specializzato del Gruppo Cochrane Droghe e Alcol; PubMed (dal 1966 a dicembre 2014); EMBASE (dal 1988 a sicembre 2014); CINAHL (dal 1982 a settembre 2013); PsychINFO (dal 1872 a dicembre 2014); ERIC (Education Resources Information Centre, (da gennaio 1966 a settembre 2013); EBM Reviews (dal 1991 a settembre 2013, Ovid Interface); AMED (Allied & Alternative Medicine, dal 1985 a settembre 2013); ASSIA (Applied Social Sciences Index & Abstracts, dal 1960 a settembre 2013); LILACS (da gennaio 1982 a settembre 2013); Web of Science (dal 1900 a dicembre 2014); i database della letteratura grigia: Dissertation Abstract; Index to Theses.

Criteri di selezione degli studi
Studi controllati randomizzati che valutavano l’uso di un intervento psicosociale per trattare l’abuso di benzodiazepine confrontandolo con interventi farmacologici, nessun intervento, placebo o un altro differente intervento psicosociale in persone dipendenti o non dipendenti da oppiacei.

Raccolta ed analisi dei dati
È stata utilizzata la metodologia standard Cochrane.

Risultati principali
25 studi, 1666 partecipanti, hanno soddisfatto I criteri di inclusione. Gli studi valutavano vari interventi psicosociali quali terapia cognitivo-comportamentale (CBT) (alcuni studi con dosaggi scalari e altri no), intervista motivazionale (MI), lettere ai pazienti in cui li si invitava a ridurre l’uso di BZD, tecniche di rilassamento, counselling elettronico e consigli dati dai medici di famiglia. Basandosi sui dati disponibili, sono state fatte due metaanalisi: una che valutava l’efficacia della CBT più trattamento scalare del farmaco verso trattamento scalare da solo (575 partecipanti), e un’altra che valutava la MI verso il trattamento abituale (TAU) (80 partecipanti).

Vi sono prove di qualità moderata che la CBT più il trattamento scalare confrontata con il trattamento scalare da solo faciliti la sospensione dell’uso di BZD entro le quattro settimane seguenti il trattamento, 9 studi, 423 partecipanti: RR 1.40 (95% IC da 1.05 a 1.86) e al follow up a tre mesi, 575 partecipanti: RR 1.51 (95% IC da 1.15 a 1.98). L’effetto era meno certo ai follow up a 6,11 12, 15 e 24 mesi. L’efficacia della CBT nel ridurre di >50% l’uso di BZD era incerto in tutte le varie misure temporali effettuate a causa della bassa qualità delle prove. Anche per gli abbandoni precoci del trattamento in tutte le varie misure temporali effettuate, la qualità delle prove era molto bassa; dopo il trattamento: RR 1.05 (95% IC da 0.66 a 1.66), a tre mesi: RR 1.71 (95% IC da 0.16 a 17.98) e a sei mesi: RR 0.70 (95% IC da 0.17 a 2.88).

Basandosi sulle prove disponibili di qualità molto bassa, l’efficacia della MI verso la TAU rispetto all’interruzione dell’assunzione di BZD è poco chiara in tutte le varie misure temporali effettuate; dopo il trattamento, 2 studi, 34 partecipanti: RR 4.43 (95% IC da 0.16 a 125.35), a tre mesi, 4 studi, 80 partecipanti: RR 3.46 (95% IC da 0.53 a 22.45), a sei mesi: RR 0.14 (95% IC da 0.01 a 1.89) e a 12 mesi: RR 1.25 (95% IC da 0.63 a 2.47). Prove di qualità molto bassa non dimostravano differenze nel ridurre di più del 50% l’uso di BZD al follow up a tre mesi: RR 1.52 (95% IC da 0.60 a 3.83) e a 12 mesi: RR 0.87 (95% IC da 0.52 a 1.47). L’efficacia rispetto agli abbandoni precoci del trattamento era incerta in tutte le varie misure temporali effettuate a causa degli ampi intervalli di confidenza (IC); dopo il trattamento: RR 0.50 (95% IC da 0.04 a 7.10), al follow up a tre mesi: RR 0.46 (95% IC da 0.06 a 3.28), a sei mesi: RR 8.75 (95% IC da 0.61 a 124.53) e a 12 mesi: RR 0.42 (95% IC da 0.02 a 7.71).

I seguenti interventi riducevano l’uso di BZD: lettera personalizzata del medico di famiglia verso lettera generica sempre del medico di famiglia, al follow up a 12 mesi, 1 studio, 322 partecipanti: RR 1.70 (95% IC da 1.07 a 2.70); intervista standardizzata verso TAU, 1 studio, 139 partecipanti, al follow up a sei mesi: RR 13.11 (95% IC da 3.25 a 52.83) e a 12 mesi: RR 4.97 (95% IC da 2.23 a 11.11); tecniche di rilassamento verso TAU al follow up a tre mesi: RR 2.20 (95% IC da 1.23 a 3.94).

Le prove disponibili erano insufficienti per i restanti interventi considerati.

Per tutti gli studi inclusi sono stati valutati i rischi di distorsione. La qualità delle prove era alta per quanto attiene alla randomizzazione, la comparabilità delle perdite al follow-up e la qualità del reporting; era moderata o bassa per il modo in cui i pazienti sono stati allocati nei vari bracci di trattamento, per la comparabilità degli interventi e delle osservazioni relative agli esiti sia da parte dei partecipanti sia da parte del personale. Pochi studi dichiaravano di aver utilizzato tecniche manualizzate o test per verificare la fedeltà al trattamento; la maggior parte dei follow-up era inferiore ai 12 mesi. Basandosi sulle decisioni prese in fase di protocollo, non sono stati raccolti i dati relativi alla qualità della vita, agli eventi autolesionistici e agli eventi avversi.

Conclusioni degli autori
CBT associata a trattamento scalare è efficace nel breve periodo (3 mesi) nel ridurre l’uso di BZD. Questo risultato scompare a sei mesi e più. Al momento le prove non sono insufficienti per supportare l’uso della MI per ridurre l’uso di BZD. Per ridurre l’uso di BZD, ci sono prove emergenti che una lettera personalizzata verso lettera generica del medico di famiglia, e tecniche di rilassamento verso TAU possano essere efficaci. Per gli altri approcci le prove non sono sufficienti.

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