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Proteggere i ricercatori che si espongono in tema di covid-19

La pandemia di Covid-19 ha visto più scienziati del solito entrare nell’arena pubblica, molti dei quali per la prima volta. Ogni giorno, molti ricercatori vengono intervistati dai media, consigliano i decisori politici e scrivono post sui social media. Discutono dati sul coronavirus; interpretano nuove ricerche; commentano le politiche del governo. Alcuni sono diventati delle celebrità, ammette un editoriale pubblicato da Nature.

Una comunicazione pubblica chiara e accurata da parte degli scienziati è essenziale in una pandemia, continua l’articolo. “Ma per una minoranza significativa, l’attenzione ha avuto conseguenze spiacevoli. La rivista ha intervistato un sottogruppo di ricercatori che hanno parlato con i media di Covid-19 e ha scoperto che circa il 15% dei 321 intervistati ha ricevuto minacce di morte e che 72 avevano ricevuto minacce di violenza fisica o sessuale. Non solo, ma gli attacchi personali ricevuti hanno pesantemente influito sulla loro disponibilità a parlare con i media in futuro.

Risultati scioccanti. “L’intimidazione è inaccettabile” e dovrebbe preoccupare tutti coloro che si hanno a cuore il lavoro di chi fa ricerca. Qualcosa che rischia anche di scoraggiare i ricercatori dal contribuire alla discussione pubblica, che si tradurrebbe in una perdita enorme. “Le istituzioni a tutti i livelli devono fare di più per proteggere e difendere gli scienziati e per condannare le intimidazioni” scrive Nature. Degli intervistati che hanno comunicato alle proprie istituzioni le minacce di morte ricevute – e non tutti lo hanno fatto – circa il 20% ha affermato che gli enti non sono stati affatto di supporto. La maggior parte degli intervistati si trovava in Europa e negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo vengono lanciate minacce contro i ricercatori, sia da parte di individui che da campagne organizzate contro la scienza o contro la vaccinazione. “I risultati mostrano la necessità di maggiore sostegno, protezione e formazione per gli scienziati agli occhi del pubblico.”

Anche altri ricercatori attivi in altri ambiti, come il cambiamento climatico e la ricerca sugli animali, hanno dovuto affrontare attacchi. Il Science Media Centre di Londra è tra le organizzazioni che hanno pubblicato suggerimenti per coloro che subiscono molestie, quando, se e come interagire con interlocutori aggressivi e a chi rivolgersi per ricevere supporto.

Alcuni dei casi più estremi hanno avuto ampia eco sulla stampa. Il maggiore virologo belga, Marc Van Ranst, è stato preso di mira da un cecchino di estrema destra (poi trovato morto) che disprezzava i lockdown e minacciava di uccidere gli operatori sanitari. Il principale consigliere medico del Regno Unito, Chris Whitty, è stato aggredito in un parco da un agente immobiliare di 24 anni.

Adottare misure per sostenere il lavoro dei ricercatori non significa mettere a tacere critiche e discussioni aperte. Tra l’altro, la pandemia di coronavirus ha visto emergere molte ragioni di disaccordo e l’arrivo di nuovi dati ha più volte sovvertito convinzioni apparentemente consolidate o posizioni diverse sulle politiche da adottare. Ricercatori e decisori sanitari devono aspettarsi che la loro ricerca o le loro scelte siano messe in discussione e dovrebbero accettare feedback critici forniti in buona fede. “Ma le minacce di violenza e gli abusi online spengono il dibattito e rischiano di minare la comunicazione scientifica nel momento in cui è più necessaria.”

Fonte
Editoriale. Covid scientists in the public eye need protection from threats. Nature 2021;598:236.

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