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Anziani e statine: ne vale la pena?

Pubblicato mercoledì 15 Luglio 2020

Stando ai dati della Veterans Health Administration analizzati da un recente studio pubblicato sul JAMA, gli ultrasettantacinquenni che hanno assunto statine per la prevenzione primaria della malattia cardiovascolare aterosclerotica hanno un rischio di mortalità significativamente minore rispetto a chi non ne faceva uso.

In particolare, in quella fascia di età, con un follow-up medio di 6,8 anni, chi utilizzava già il farmaco rispetto ai non utilizzatori aveva:

  • il 25% in meno di mortalità per tutte le cause (78,7 vs. 98,2 per 1000 persone/anno);
  • il 20% in meno di mortalità cardiovascolare (22,6 vs. 25,7 per 1000 persone/anno);
  • l’8% in meno per eventi compositi di malattia cardiovascolare aterosclerotica (infarto miocardico, ictus ischemico e rivascolarizzazione con bypass dell’arteria coronarica o intervento coronarico percutaneo; 66,3 vs. 70,4 eventi/1000 persone-anno).

“I risultati sono coerenti anche in età avanzata e nei soggetti con comorbilità, con un rischio inferiore simile rispetto alla mortalità osservato negli utenti di statine di oltre 90 anni o con demenza”, spiegano gli autori. Un risultato ancora più notevole dal momento che i più anziani erano stati espressamente esclusi dai principali studi sulle statine, con il risultato di un panorama di dati su sicurezza ed efficacia davvero esiguo per una popolazione così vasta.

Da notare anche che questi risultati confermano le linee guida sul colesterolo 2018 dell’American Heart Association e dell’American College of Cardiology, che raccomandano le statine come scelta “ragionevole” per gli over 70.

Lo studio
Lo studio di coorte retrospettivo (periodo 2002-2012) ha identificato 326.981 veterani statunitensi di età pari o superiore a 75 anni che erano privi di malattia cardiovascolare aterosclerotica al basale e non avevano ricevuto una precedente prescrizione di statine.

Dai dati di Medicare e Medicaid e delle farmacie, è stato stabilito che durante il periodo di studio ha iniziato a prendere statine – di solito simvastatina – il 17,5% della coorte (57.178 persone).

Usando il punteggio di propensione, gli autori hanno confrontato le persone che hanno iniziato a prendere le statine con quelle che avevano la stessa probabilità di ricevere una statina in base alle caratteristiche cliniche ma non hanno ricevuto una prescrizione per il farmaco.

Nelle analisi secondarie il team ha scoperto anche che l’avvio di una statina era significativamente associato a un minor rischio di eventi cardiovascolari come infarti e ictus.

Limiti
Il primo limite è rappresentato dal fatto che non è stato possibile considerare tutti i fattori di confondimento. In secondo luogo, la pratica clinica attuale privilegia statine diverse, a dosi più elevate e a più alta intensità, rispetto a quelle utilizzate perlopiù nella coorte. Infine, i partecipanti allo studio avevano in media 81,1 anni ed erano quasi tutti uomini (97,3%) e bianchi (91%), trattandosi di veterani. Quindi resta incerto in che misura i risultati possono essere applicati alle donne e popolazioni diverse.

Prospettive
Sono attualmente in corso due studi clinici randomizzati sulle statine negli adulti più anziani con i risultati di uno degli studi previsti entro la fine dell’anno. Gli autori della ricerca pubblicata sul JAMA hanno intenzione di dare seguito allo studio esplorando gli effetti del dosaggio delle statine ed esaminando i risultati per le sottopopolazioni incluse nella loro analisi.

Fonte
Orkaby AR. Association of statin use with all-cause and cardiovascular mortality in US veterans 75 years and older. JAMA 2020;324(1):68-78

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