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Atleti e long covid

Pubblicato giovedì 14 Luglio 2022

Una revisione sistematica sugli effetti del covid-19 negli atleti ha concluso che mentre la malattia era asintomatica o lieve nella stragrande maggioranza dei casi (94%), circa l’8% dei soggetti presentava sintomi persistenti che influivano sulle prestazioni e potenzialmente impedivano il ritorno all’allenamento e alla competizione. I risultati sono stati pubblicati pubblicato sul British Journal of Sports Medicine.

I ricercatori dell’Università di San Paolo in Brasile hanno analizzato i dati di 43 articoli su circa 11.500 atleti, tra amatori e professionisti ad alte prestazioni.

Dallo studio emerge che il 74% degli atleti presentava sintomi durante la fase acuta. I più comuni erano la perdita dell’olfatto e/o del gusto (46,8%), febbre o brividi (38,6%), mal di testa (38,3%), affaticamento (37,5%) e tosse (28%).

Solo l’1,3% era progredito verso la forma grave della malattia. Una percentuale simile alla media della popolazione generale, osservano gli autori, aggiungendo che è più difficile confrontare la percentuale di casi asintomatici. “Molte persone comuni sono positive ma hanno sintomi così lievi che semplicemente non vengono segnalati come casi confermati. Gli atleti invece devono essere esaminati e valutati continuamente, quindi i casi lievi vengono diagnosticati più frequentemente”.

I risultati più innovativi dello studio, a suo avviso, riguardano ciò che accade dopo la fase acuta: tra il 3,8% e il 17% degli atleti interessati (8,3% per un intervallo di confidenza al 95%) presentava sintomi persistenti, tra cui perdita del gusto e /o odore (30%), tosse (16%), affaticamento (9%) e dolore toracico (8%).

“Abbiamo scoperto che il 3% ha sviluppato intolleranza all’esercizio”, spiegano. “Non si tratta di un disturbo grave o pericoloso per la vita, ma nel mondo dello sport può essere un problema. Per gli atleti d’élite, qualsiasi differenza nella preparazione può determinare chi vince le medaglie perché la competizione è agguerrita”.

I protocolli attualmente adottati dalle federazioni sportive tipicamente autorizzano un ritorno all’attività cinque o sei giorni dopo la scomparsa dei sintomi del covid-19. Ma lo studio mostra che non tutti gli atleti sono in grado di riprendere gli allenamenti dopo un periodo così breve.

Anche se ricerche precedenti suggeriscono che il covid-19 aumenti il rischio di miocardite (infiammazione del muscolo cardiaco a causa di un’infezione) per gli atleti, la revisione non ha confermato questo sospetto. “Negli studi che includevano un gruppo di controllo, non siamo stati in grado di trovare una relazione causale tra l’infezione e problemi cardiaci. Forse gli atleti avevano già la miocardite, ed è stata scoperta solo perché i test di imaging sono stati eseguiti quando è stato diagnosticato loro il covid-19. Ma la mancanza di prove non significa che non esista tale relazione. Sono necessarie ulteriori ricerche su questo argomento”.

Un ambito in particolare che ha sicuramente bisogno di essere approfondito è l’impatto di omicron e delle sue sottovarianti su atleti e sportivi, dato che la maggior parte degli articoli analizzati è stata prodotta prima della loro comparsa.

“Un numero minore di atleti che vengono da noi sembra avere sintomi persistenti, ma non sappiamo se ciò sia dovuto alla variante, alla vaccinazione o all’immunità precedente. Né sappiamo quanto bene i vaccini in uso proteggano le persone contro le sottovarianti di omicron. Dobbiamo continuare a studiare gli atleti in questa nuova fase della pandemia”, concludono.

Fonte
Lemes IR et al.; Coalition SPORT-COVID-19. Acute and post-acute COVID-19 presentations in athletes: a systematic review and meta-analysis. Br J Sports Med 2022:bjsports-2022-105583.

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