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Cannabis per uso medico: mancano le evidenze

Un’ampia revisione condotta da UCLA Health e pubblicata sul JAMA evidenzia una discrasia tra l’ampia adozione della cannabis e dei cannabinoidi per scopi medici e le basi di prove cliniche a supporto. La revisione conclude che per la maggior parte delle condizioni comunemente trattate – in particolare il dolore cronico non oncologico, l’ansia e l’insonnia – le evidenze sono insufficiente o inconclusivo.

La revisione ha incluso 2.500 articoli pubblicati tra gennaio 2010 e settembre 2025, dando priorità a oltre 120 studi selezionati per rilevanza, ampiezza del campione e pertinenza clinica, tra RCT, metanalisi e linee guida.

Dall’analisi emerge che l’efficacia dei cannabinoidi di grado farmaceutico approvati dalla FDA è circoscritta a indicazioni specifiche e ben definite. Queste includono la gestione dell’anoressia associata all’HIV/AIDS, il trattamento della nausea e del vomito indotti da chemioterapia e la terapia coadiuvante per forme gravi di epilessia pediatrica resistenti, come la sindrome di Dravet e la sindrome di Lennox-Gastaut.

Tuttavia, per la maggior parte delle altre indicazioni, che costituiscono la maggioranza (con oltre la metà degli utilizzatori che riferiscono l’impiego per il dolore cronico), le evidenze sono risultate inconcludenti o mancanti di un adeguato supporto in RCT a lungo termine. In particolare le attuali linee guida cliniche sconsigliano attivamente l’uso di farmaci a base di cannabis come trattamento di prima linea per il dolore cronico.

La revisione solleva anche qualche allarme rispetto alla sicurezza e alla salute pubblica. È stata evidenziata una potenziale associazione dose-risposta: i dati longitudinali su adolescenti suggeriscono che l’uso di cannabis ad alta potenza è correlato a tassi aumentati di sintomi psicotici (12.4% vs. 7.1% per bassa potenza) e di disturbo d’ansia generalizzato (19.1% vs. 11.6%). Inoltre, il 29% degli utilizzatori di cannabis medica rientra tra i criteri diagnostici per il Disturbo da Uso di Cannabis. Particolare attenzione è rivolta ai rischi cardiovascolari dell’uso quotidiano, specialmente per prodotti inalati e ad alta potenza, che sono stati associati a tassi più elevati di cardiopatia coronarica, infarto e ictus rispetto all’uso non quotidiano.

I clinici sono quindi richiamati alla necessità di uno screening rigoroso per la storia di malattie cardiovascolari e disturbi psicotici, alla valutazione delle interazioni farmacologiche e a un’attenta analisi del rapporto rischio-beneficio, prima di considerare l’impiego di prodotti contenenti THC.

Fonte
Hsu M et al. Therapeutic use of cannabis and cannabinoids: a review. JAMA. Published online November 26, 2025. doi:10.1001/jama.2025.19433

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