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Celiachia e rischio di mortalità: nuove evidenze dalla Svezia

Pubblicato giovedì 9 Aprile 2020

Le persone con celiachia hanno un rischio maggiore di morire prematuramente, e questo nonostante negli ultimi anni si sia sviluppata una maggiore consapevolezza della malattia e sia più semplice accedere al cibo senza glutine. Lo dimostra un nuovo studio del Karolinska Institutet svedese e della Columbia University americano, pubblicato sul JAMA, dal quale emerge anche l’associazione tra celiachia e un aumentato rischio di morte per malattie cardiovascolari, cancro e malattie respiratorie.

Già in precedenza altre ricerche avevano dimostrato un aumento modesto ma persistente del rischio di morte prematura in pazienti con celiachia. Ma l’aumento delle diagnosi, con la crescita dei casi più lievi e la diffusione del cibo senza glutine, aveva fatto ipotizzare che l’associazione potesse non essere più presente.

Utilizzando i dati nazionali svedesi, i ricercatori del Karolinska Institutet e della Columbia University hanno esaminato quasi 50.000 pazienti con malattia celiaca e il loro rischio di morte. Sono stati identificati tutti gli individui in Svezia con malattia celiaca diagnosticati tra il 1969 e il 2017 e l’osservazione è partita dal giorno della biopsia. L’outcome primario era la mortalità per tutte le cause, l’outcome secondario era la mortalità specifica per causa.

L’età media alla diagnosi era di 32,2 anni e il 62,4% del campione era rappresentato da donne. Durante un periodo di follow-up mediano di 12,5 anni, il 13,2% (n = 6596) è deceduto. Rispetto ai controlli, nei soggetti con celiachia la mortalità complessiva è aumentata del 21% (9,7 vs. 8,6 decessi per 1000 persone/anno; HR 1,21, IC 95%, 1,17-1,25). L’aumento relativo del rischio di mortalità era presente in tutte le fasce d’età e in particolare in quelli diagnosticati nella fascia 18-39 anni (1,9 contro 1,1 per 1000 persone/anno; HR, 1,69 , IC 95%, 1,47-1,94).

Nel complesso i celiaci erano ad aumentato rischio di morte per malattie cardiovascolari, cancro e malattie respiratorie. Rispetto ai controlli, il rischio complessivo di mortalità si èrivelato maggiore nel primo anno dopo la diagnosi, ma l’aumento del rischio persisteva oltre 10 anni dopo (10,5 vs. 10,1 per 1000 persone/anni; HR 1,15, IC 95% 1,10-1,20). Inoltre, a conferma di una mancata inversione del trend, l’aumento del rischio era presente anche nei pazienti con diagnosi negli ultimi anni (2010-2017) (7,5 vs. 5,5 per 1000 persone/anno; HR 1,35, IC 95% 1,21-1).

“La celiachia è caratterizzata da un’infiammazione, che è generalmente dannosa per la salute”, spiega uno degli autori, Jonas F Ludvigsson del Karolinska Institutet. “Non mi sorprende quindi che abbiamo riscontrato un aumento della mortalità per una serie di cause di morte in soggetti con celiachia.” Il fatto che i rischi fossero più alti nel primo anno di follow-up invece può avere diverse spiegazioni: “L’infiammazione intestinale è spesso più intensa al momento della diagnosi e prima che una dieta priva di glutine abbia avuto un effetto sulla guarigione della mucosa. Un’altra possibile spiegazione è che la diagnosi potrebbe essere stata fatta in pazienti che già molto malati per altre cause”.

Fonte

Lebwohl B. Association between celiac disease and mortality risk in a swedish population. JAMA 2020;323(13):1277-85.

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