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Complicazioni chirurgiche e riammissioni ospedaliere

Pubblicato martedì 17 Febbraio 2015

Uno studio USA pubblicato sul JAMA esamina le cause che hanno determinato nuovi ricoveri dopo un intervento chirurgico.

I principali risultati
Sui 498.875 interventi chirurgici analizzati, la percentuale di riammissioni ospedaliere non programmate è stata del 5.7%. Tra le procedure chirurgiche selezionate, questa percentuale varia tra il 3.8% dopo isterectomia al 14.9% in seguito ad intervento di bypass degli arti inferiori. La causa più comune di riospedalizzazione, in generale, è stata l’infezione del sito chirurgico (19.5%); al secondo posto, con il 10.3%, l’occlusione intestinale. Solo il 2.3% dei pazienti viene riammesso in ospedale per complicazioni insorte nel corso della degenza ospedaliera.

Lo studio
Sono stati arruolati nello studio 498.875 pazienti adulti sottoposti a 6 diverse procedure chirurgiche nel corso del 2012 in 346 ospedali facenti parte dell’American College of Surgeons National Surgical Quality Improvement Program (ACS NSQIP). Lo studio ha considerato come esito principale il rischio di riammissione ospedaliera non programmata a 30 giorni dall’intervento chirurgico e analizzato i potenziali fattori associati a questo esito (caratteristiche dei pazienti, complicazioni durante la degenza, caratteristiche degli ospedali, luogo di destinazione alla dimissione).

Implicazioni
La riduzione delle infezioni del sito chirurgico dovrebbe essere una priorità della ricerca futura: come fa notare nell’editoriale di commento Lucian Leaper (Harvard School of Public Health), anche se le infezioni del sito chirurgico complessivamente coinvolgono “solo” l’1% degli interventi analizzati, questo 1 per cento corrisponde a circa 5 mila pazienti: dimezzare questa percentuale sarebbe già un grande risultato.

Come ridurre le infezioni del sito chirurgico e le altre complicazioni evitabili? Come si legge nell’articolo di Merkow et al., negli ospedali oggetto dello studio è stata rilevata una generale adesione ai protocolli, difficile dunque agire su questo fronte. Ma la ricerca ha messo a disposizione uno strumento formidabile: i dati di confronto. Dai risultati è possibile individuare quali sono i chirurghi con bassi tassi di complicazioni. Cosa fanno di diverso dagli altri? “Il modo migliore per scoprirlo è l’osservazione diretta”, sottolinea Leape. Un approccio nel quale il Northern New England Cardiovascular Group fu pioniere e che ha fatto diminuire in modo sostanziale i tassi di mortalità negli interventi chirurgici di bypass coronarico.

Fonti:
Merkow RP, Ju MH, Chung JW et al. Underlying reasons associated with hospital readmission following surgery in the United States. JAMA 2015; 313(5): 483-495.
Leape LL. Hospital readmissions following surgery: Turning complications into “treasures”. JAMA. 2015; 313(5): 467-468.

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