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Con InFarmaco ogni settimana uno sguardo critico su farmaci e sanità

È online il nuovo numero della newsletter settimanale di InFarmaco pensata per chi vuole rimanere aggiornato su evidenze scientifiche, studi clinici, politiche del farmaco e uso appropriato dei medicinali. Un appuntamento con contenuti selezionati e commentati, pensato per professionisti della salute, farmacisti, ricercatori e decisori-

Nel numero 35 l’apertura è affidata al nuovo Minidossier di COSIsiFA, dedicato alle cefalosporine. Si tratta di antibiotici molto utilizzati in Italia – oltre il 14% del totale in ambito umano – la cui gestione prudente è fondamentale per evitare il ricorso prematuro a molecole di riserva, spesso più costose e associate a maggiori rischi. Il dossier approfondisce usi clinici, rischi di resistenza e l’importanza di un impiego consapevole, soprattutto per le molecole di nuova generazione.

Sempre in tema di antibiotico-resistenza, uno studio condotto in Spagna mostra un quadro complesso: dal 2019 al 2023 i casi di infezione da batteri multiresistenti sono diminuiti, ma i decessi correlati sono aumentati. Un dato che invita a riflettere non solo sull’appropriatezza prescrittiva, ma anche sull’efficacia dei percorsi di cura e sulla gestione clinica delle infezioni gravi.

Due notizie positive arrivano invece dall’oncologia. La prima riguarda il carcinoma polmonare non a piccole cellule, dove l’acido acetilsalicilico potrebbe contribuire a ridurre il rischio di metastasi cerebrali. Un’ipotesi interessante, ancora da approfondire, che apre a nuove possibili strategie preventive. La seconda riguarda il melanoma: anche nei casi in cui la prima linea di immunoterapia non abbia avuto successo, l’associazione tra ipilimumab e nivolumab può essere riproposta con buone prospettive di risposta.

Chiude la newsletter un approfondimento sulla revisione terapeutica negli anziani con frattura dell’anca in polifarmacoterapia. Rivedere le terapie, se inserito in un percorso di cura integrato, aiuta a ridurre prescrizioni inappropriate e complicanze. Tuttavia, questo intervento da solo non sembra incidere direttamente su esiti come ricoveri o mortalità, confermando la complessità della gestione clinica in questa fascia di popolazione.

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