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Conservanti e rischio cardiovascolare: i dati di NutriNet-Santé

Un nuovo studio prospettico condotto sulla coorte francese NutriNet-Santé e pubblicato sullo European Heart Journal ha valutato l’impatto a lungo termine dell’esposizione cronica ai conservanti alimentari sulla salute cardiometabolica. La ricerca ha monitorato 112.395 adulti per un follow-up mediano di circa 8 anni, registrando nel corso dell’osservazione 5.544 nuovi casi di ipertensione e 2.450 eventi cardiovascolari validati clinicamente, e fornendo un quadro epidemiologico di grande rilevanza per la prevenzione primaria.

I risultati indicano che un elevato apporto di conservanti non antiossidanti correla in modo indipendente con un incremento del 29% del rischio di ipertensione e del 16% di patologie cardiovascolari complessive, con una cinetica particolarmente marcata per le coronaropatie. Sul piano clinico emerge un dato speculare e parzialmente inatteso: anche l’assunzione di conservanti antiossidanti industriali (tra cui acido ascorbico ed acido citrico aggiunti nei cibi ultra-processati) si associa a un aumento del 22% del rischio ipertensivo. Tra le singole molecole maggiormente implicate nello sviluppo di ipertensione figurano il sorbato di potassio (E202), il metabisolfito di potassio (E224) e il nitrito di sodio (E250).

L’analisi di mediazione statistica evidenzia che l’insorgenza di ipertensione arteriosa spiega circa il 16% del legame diretto tra il consumo cumulativo di questi additivi e i successivi eventi ischemici o coronarici.

Fonte
Hasenböhler A et al. Preservative food additives, hypertension, and cardiovascular diseases: the NutriNet-Santé study. European Heart Journal, 2026; ehag308

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