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Demenza: non è mai troppo tardi per prevenire e intervenire

Pubblicato giovedì 30 Marzo 2017

L’Alzheimer’s Disease International (ADI) stima che nel 2050 potrebbero esserci più di 130 milioni di persone che convivono con la demenza, con uno spostamento del peso di questa condizione dai paesi più ricchi a quelli più poveri. PLOS Medicine pubblica un numero speciale con articoli di ricerca, editoriali e perspectives per contribuire a una migliore comprensione della demenza da una prospettiva globale.

Una conferma arriva dallo studio del CFAS-Wales Study group: l’attività cognitiva, sociale e fisica, una dieta sana, un basso consumo di alcol sono associati positivamente alla funzione cognitiva, influendo, nel loro insieme per il 20% (95% CI 17%–23%) alla variazione nei punteggi ai test cognitivi. “La riserva cognitiva era un importante mediatore di questa associazione”, scrivono Linda Clare (University of Exeter, UK) e collaboratori, “con gli effetti indiretti, tramite la riserva cognitiva, che contribuivano per il 21% (95% CI 15%–27%) all’effetto complessivo sulla cognizione”.

E all’associazione dell’esposizione, nel corso di tutto l’arco della vita, a fattori che migliorano la riserva cognitiva e la funzione cognitiva nelle persone più anziane è dedicato uno degli studi della raccolta di PLOS Medicine, coordinato da Laura Fratiglioni (Karolinska Institutet and Stockholm University, Stockholm). È stato stimato il rischio di demenza in un gruppo di persone over 75 in relazione al loro coinvolgimento, nel corso della vita, in dieci attività che dovrebbero stimolare le riserve cognitive, diverse a seconda della fascia di età esaminata e che vanno della scolarità, all’attività fisica, alle interazioni sociali, al tipo di lavoro svolto. È emerso che impegnarsi in attività, in tutte le fasi della vita, che aumentano le riserve cognitive è associato a un ridotto rischio di demenza. Anche le attività svolte nell’ultima fascia di età presa in esame (> 75 anni) riducono il rischio di demenza, e quindi non è mai troppo tardi per iniziare (ma prima si inizia, meglio è). Un altro dato importante, è che tale effetto sembra aversi anche a prescindere della predisposizione genetica alla demenza.

Anche nelle persone con demenza si può ancora intervenire a livello cognitivo, con iniziative che mettano in grado le persone di partecipare alla vita di tutti i giorni rimanendo nelle loro famiglie e comunità di appartenenza; in questo caso si parla di riabilitazione, che è l’argomento affrontato da un articolo pubblicato, sempre su PLoS Medicine, a firma di Linda Clare.

Perché la riabilitazione è importante? “Tendiamo a pensare alla riabilitazione in termini di riabilitazione fisica in seguito a un trauma”, scrive Clare, “ma è ugualmente importante per persone con disabilità cognitive, anziché fisiche”. Queste disabilità comprendono quelle derivanti da condizioni degenerative progressive, e in questi casi si parla di riabilitazione cognitiva.

Quali gli obiettivi della riabilitazione cognitiva? L’obiettivo principale è quello di consentire alle persone di funzionare in modo ottimale nel contesto delle loro capacità intrinseche e dello stato di salute corrente. “Questo significa assicurarsi che le persone siano tanto autonome quanto desiderano essere, abbiano quanto più controllo possibile sulla loro vita quotidiana”. Si stanno inoltre lentamente accumulando evidenze che dimostrano che la riabilitazione cognitiva può ridurre il grado di disabilità e rimandare la necessità di istituzionalizzazione.

Altri interventi non farmacologici. Ci sono altri approcci complementari alla riabilitazione cognitiva, per esempio terapie di gruppo che aiutano a convivere con la demenza, o che sono mirati a problemi che influiscono negativamente sul funzionamento e sulla partecipazione, per esempio psicoterapia per la depressione o interventi individualizzati per l’agitazione. Altri interventi possono mirare a offrire la possibilità di svolgere attività piacevoli o a favorire le relazioni sociali, “creando la possibilità di sperimetare rapporti ed esperienze positive”.

Per gli altri contributi sulla demenza rimandiamo al numero speciale di PLoS (http://collections.plos.org/dementia) con contributi, per esempio, sulla diagnosi precoce, sul ruolo del metabolismo degli acidi grassi e dei traumi cranici, sui trend dell’incidenza della demenza.

Fonti
Clare L. Rehabilitation for people living with dementia: A practical framework of positive support. PLoS Med 2017; 14(3): e1002245. doi:10.1371/journal.pmed.1002245
Clare L et al. Potentially modifiable lifestyle factors, cognitive reserve, and cognitive function in later life: A cross-sectional study. PLoS Med 2017; 14(3): e1002259. doi:10.1371/journal.pmed.1002259
Wang H-X, MacDonald SWS, Dekhtyar S, Fratiglioni L.  Association of lifelong exposure to cognitive reserve-enhancing factors with dementia risk: A community-based cohort study. PLoS Med 2017; 14(3): e1002251. doi:10.1371/journal.pmed.1002251

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