Una nuova revisione sistematica Cochrane ha valutato l’efficacia della dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension) nella prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari. La revisione si proponeva di chiarire se l’adesione al regime alimentare DASH, noto per i suoi effetti positivi su pressione arteriosa e profilo lipidico, potesse tradursi in una riduzione di eventi cardiovascolari maggiori come infarto miocardico, ictus e mortalità cardiovascolare.
L’analisi ha incluso cinque studi clinici randomizzati, per un totale di 1397 partecipanti, tutti impegnati in interventi della durata minima di otto settimane e seguiti per almeno tre mesi. I dati quantitativi utilizzabili nelle metanalisi hanno riguardato 1075 soggetti. Gli studi sono stati condotti esclusivamente in contesti di prevenzione primaria e hanno coinvolto adulti senza diagnosi di malattia cardiovascolare, mentre non è stato identificato alcun trial rilevante per la prevenzione secondaria. La durata degli interventi variava da 16 settimane a 12 mesi, con follow-up fino a 18 mesi.
I risultati non hanno mostrato differenze significative nell’incidenza di infarto miocardico o ictus tra il gruppo trattato con dieta DASH e i gruppi di controllo (compresi interventi minimi o altre diete strutturate). In diversi casi, gli eventi cardiovascolari attesi non si sono verificati in nessuno dei gruppi analizzati con una valutazione della qualità delle evidenze come bassa o molto bassa secondo il sistema GRADE. Anche per quanto riguarda la mortalità per tutte le cause, i dati disponibili non hanno evidenziato benefici concreti del regime DASH rispetto ad altre strategie dietetiche. Altrettanto scarse sono risultate le informazioni su esiti clinici rilevanti come scompenso cardiaco o necessità di rivascolarizzazione coronarica, carotidea o periferica.
Nonostante l’assenza di prove sufficienti a supporto di un beneficio clinico diretto, la dieta DASH ha confermato effetti favorevoli su indicatori intermedi come la pressione arteriosa, il colesterolo totale e i trigliceridi. Ma non sono emerse differenze significative nei livelli di colesterolo LDL. Inoltre non sono stati segnalati eventi avversi gravi associati al regime alimentare, ma la mancanza di dati sul lungo termine impedisce di trarre conclusioni definitive sulla sua sicurezza complessiva.
Dal punto di vista metodologico, i principali limiti degli studi riguardano la dimensione campionaria ridotta, la breve durata del follow-up, l’assenza di cecità nei partecipanti e la conseguente vulnerabilità a bias di performance, nonché la scarsa potenza statistica. Tali criticità compromettono la solidità delle conclusioni e pongono interrogativi sull’effettiva efficacia della dieta DASH nella prevenzione clinica delle patologie cardiovascolari.
Per i clinici e gli epidemiologi, questi risultati sottolineano in particolare la necessità di prudenza nell’interpretazione dei benefici attribuiti alla dieta DASH in ambito cardiovascolare. Anche se rappresenta una strategia ragionevole per il controllo dei fattori di rischio, al momento non ci sono prove sufficienti per raccomandarne l’adozione come misura preventiva primaria o secondaria contro eventi cardiovascolari maggiori.
Fonte
Bensaaud A, et al. Dietary Approaches to Stop Hypertension (DASH) for the primary and secondary prevention of cardiovascular diseases. Cochrane Database of Systematic Reviews 2025, Issue 5. Art. No.: CD013729.