Il legame tra benessere mentale e salute cardiovascolare è da tempo al centro del dibattito scientifico, ma una nuova analisi condotta dal Dipartimento di Medicina dell’Università di Calgary getta nuova luce sulla complessità di questa relazione. Lo studio, pubblicato su JAMA Psychiatry, ha esaminato i dati di oltre 22 milioni di persone per determinare se la diagnosi di un disturbo mentale possa effettivamente precedere e influenzare l’insorgenza della sindrome coronarica acuta, termine che include eventi critici come l’infarto del miocardio e l’angina instabile. In un mondo in cui le malattie ischemiche del cuore rappresentano una delle principali cause di mortalità e disabilità, comprendere i fattori di rischio meno convenzionali è diventato un obiettivo prioritario per la medicina preventiva.
Il contesto clinico delineato dai ricercatori suggerisce che i disturbi mentali non agiscano in isolamento, ma si sovrappongano spesso ai tradizionali fattori di rischio cardiovascolare come l’ipertensione, il diabete e la dislipidemia. Oltre a queste patologie già note, lo studio ipotizza che stati pro-infiammatori cronici e una risposta fisiologica esasperata allo stress acuto possano fungere da ulteriori catalizzatori per il danno coronarico. Attraverso una revisione sistematica di migliaia di studi precedenti, il team canadese ha isolato 25 articoli di alta qualità che rispettavano criteri diagnostici rigorosi, permettendo così di mappare il rischio associato a diverse condizioni psichiatriche.
Dall’analisi emerge un quadro variegato ma significativo, in particolare per quanto riguarda il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e i disturbi del sonno, che hanno mostrato le associazioni più forti con gli eventi coronarici. Il PTSD, in particolare, è stato associato a un rischio di infarto del miocardio quasi tre volte superiore rispetto alla popolazione generale, con un livello di certezza moderato. Anche i disturbi del sonno hanno evidenziato una correlazione rilevante, probabilmente dovuta al fatto che un riposo di scarsa qualità contribuisce a un peggior controllo glicemico e a un aumento dello stress ossidativo, fattori che logorano progressivamente il sistema cardiocircolatorio.
Altre condizioni, come l’ansia e la depressione, hanno mostrato segnali di rischio aumentato, sebbene i ricercatori invitino alla cautela a causa della fragilità statistica di alcune evidenze raccolte. Per quanto riguarda disturbi come il disturbo bipolare o le psicosi, i dati non hanno raggiunto una significatività statistica univoca, suggerendo la necessità di ulteriori ricerche per colmare le incertezze attuali.
Fonte
Gupta A et al. Mental disorders as a risk factor of acute coronary syndrome: a systematic review and meta-analysis. JAMA Psychiatry 2026. Published online January 14.