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Donazioni di sangue: l’intervallo giusto

Pubblicato venerdì 29 Settembre 2017

Qual è l’intervallo ideale tra una donazione e l’altra affinché non sussistano rischi per il donatore?

Uno studio inglese, il primo studio randomizzato di questo tipo, pubblicato sul Lancet, ha cercato di dare una risposta. I risultati dello studio sono molto rilevanti per le situazioni in cui diminuisce la disponibilità di sangue, come sta succedendo in queste settimane nel Lazio, a causa delle restrizioni alle donazioni nelle zone interessate dall’infezione da chikungunya.

Apriamo qui una necessaria parentesi: in Italia e nel Regno Unito gli intervalli per gli uomini sono simili (4 donazioni l’anno in Italia, con un intervallo di 90 giorni tra una donazione e l’altra; ogni 12 settimane nel Regno Unito). Per le donne in età fertile invece il tetto è fissato a 2 donazioni l’anno in Italia; nel Regno Unito l’intervallo standard è di 16 settimane. A livello internazionale la situazione non è omogena: per esempio, fanno notare i ricercatori del trial, negli USA uomini e donne possono donare il sangue ogni 8 settimane (anche se si sta pensando di ampliare questo intervallo); in Francia e Germania la frequenza è di 8 settimane per gli uomini e di 12 per le donne. Una disomogeneità dovuta proprio all’assenza, finora, di dati affidabili sull’effetto della variazione degli intervalli di donazione.

Lo studio: sono stati reclutati da 25 centri inglesi 45 263 donatori di sangue intero (22 466 uomini, 22 797 donne) e sono stati randomizzati a 3 diversi intervalli di donazione: 12-settimane (standard) contro 10 e 8 settimane, per gli uomini, e 16 settimane (standard) contro 14 e 12 settimane per le donne. I soggetti sono stati seguiti dal mese di giugno del 2012, al mese di giugno del 2014.

I risultati principali
In confronto con l’intervallo standard di 12 settimane negli uomini e di 16 nelle donne, la quantità media di sangue raccolto nel corso di 2 anni

  • è aumentata negli uomini di 1.69 unità (95% CI 1.59-1.80; circa 795 mL) nel gruppo delle 8 settimane e di 0.79 unità (0·69–0·88; circa 370 mL) in quello delle 10 settimane (p<0·0001 per entrambi);
  • nelle donne, è aumentato di 0.84 unità (95% CI 0.76–0.91; circa 395 mL) nel gruppo 12 settimane e di 0.46 unità (0.39-0·53; circa 215 mL) nel gruppo 14 settimane (p<0.0001 per entrambi).

Non sono state rilevate differenze significative nella qualità di vita, nell’attività fisica o nelle funzioni cognitive tra i gruppi presi in esame. Tuttavia, la maggiore frequenza di donazioni era collegata all’insorgenza di più sintomi legati ai prelievi (per esempio stanchezza o vertigini), rispetto a quanto osservato nei gruppi con intervalli di donazione standard.

Inoltre, nei gruppi con donazioni più frequenti, si registravano modeste diminuzioni delle concentrazioni medie di emoglobina (circa 1-2%) al controllo a 2 anni, mentre erano più consistenti quelle di ferritina (circa 15-30%). Inoltre quasi un terzo dei donatori (sia maschi che femmine) non ha potuto donare il sangue almeno una volta a causa dei livelli bassi di emoglobina, nel corso dei 2 anni dello studio. “Una misura essenziale per proteggere i donatori”, osservano gli autori dell’articolo, “ma comporta spreco di tempo e costi per le strutture che raccolgono il sangue ed è demotivante per i donatori”.

I ricercatori hanno anche cercato di identificare le caratteristiche delle persone che facevano donazioni di sangue più frequenti, ed è emerso che negli uomini il numero di donazioni cresceva con l’aumento del peso e delle concentrazioni di emoglobina e ferritina all’inizio dello studio; nelle donne aumentava con l’età, in corrispondenza nel numero di donazioni nei 2 anni prima dello studio e delle concentrazioni di emoglobina e ferritina all’inizio dello studio.

Le implicazioni dello studio
Secondo gli autori dell’editoriale che commenta l’articolo, Alan Mast (BloodCenter of Wisconsin) e Edward Murphy (Blood Systems Research Institute, San Francisco), la ricerca dovrebbe incoraggiare gli organismi preposti a consentire prelievi più frequenti nei periodi in cui si registra una carenza di sangue, e vengono anche forniti elementi che potrebbero aiutare a selezionare i soggetti più adatti.

Lo studio, oltre a presentare i vantaggi legati all’intensificazione dei prelievi in periodi limitati di carenza di sangue, mette in luce anche le possibili ripercussioni sui donatori e sui possibili svantaggi legati all’impossibilità in alcuni casi di eseguire il prelievo a causa dei bassi livelli di emoglobina. Il pregio della ricerca è quello di aver fornito una serie di dati che prima non erano disponibili e che ora potrebbero fornire la base per decisioni più informate.

Fonti:
Di Angelantonio E et al. on behalf of the show INTERVAL Trial Group. Efficiency and safety of varying the frequency of whole blood donation (INTERVAL): a randomised trial of 45 000 donors. Lancet, published online 20 September 2017,  DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)31928-1 
Mast AE, Murphy EL. The price of blood is measured in iron. Lancet, published online 20 September 2017, DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(17)32156-6

Vedi anche:
Requisiti per donare il sangue: https://www.salutelazio.it/donare-il-sangue

L’elenco completo degli intervalli tra donazioni è contenuto nell’allegato IV del decreto del Ministero della Salute del 2 novembre 2015 recante “Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti” (PDF 235 KB)

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